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Primitivo di Turi: “Una straordinaria opportunità di crescita”

vigneto

Il senatore Dario Stefàno: “Le recenti scoperte di Stefano de Carolis consentono a Turi di rientrare a pieno titolo nel racconto corale dell’enoturismo”

Sulle pagine del nostro settimanale vi abbiamo proposto l’interessante ricerca condotta da Stefano de Carolis che ha “riscritto” le coordinate storiche del vino Primitivo di Turi. Consultando antichi documenti, tra saggi di ampelografia, trattati di ampelologia e riviste di viticoltura ed enologia, de Carolis ha riscoperto le prime tracce del “Primativo o Primaticcio di Turi”, attestandone la produzione nel nostro territorio fin dal periodo pre-unitario.

italo primitivo (1)

Proseguendo a ritroso in questa ardua ricostruzione storica, de Carolis è partito dalle memorie del suo trisavolo, Raffaele Valentini (classe 1842), vaticale e produttore del vino Primitivo turese, per risalire fino alla famiglia Cozzolongo, che svolse un ruolo fondamentale nella produzione e promozione del nettare turese come vino d’alta qualità, come confermano le entusiaste recensioni del dott. Antonio Carpenè, autorità indiscussa nel campo enologico italiano.

Infine, gli studi di Stefano de Carolis hanno il merito di aver messo in luce l’inedito legame tra il mito del vino ed il territorio dell’antica Turi, delineandone un tratto distintivo che unisce storia, tradizione e cultura. L’anello di congiunzione è rappresentato dal “cratere di Turi”: un vaso attico, riferibile al VI secolo a.C., rinvenuto nel 1932 all’interno di un sarcofago di epoca peuceta. Il pregevole reperto – che, come scrive agli inizi del ‘900 l’archeologo Gervasio, si salvò grazie alla diligenza del Podestà Orlandi – veniva impiegato dalle famiglie aristocratiche per la mescita del vino durante il rituale del simposio. Un dato convalidato anche dalla tipica scena dionisiaca raffigurata su una faccia del cratere.

“Un lavoro prezioso che va incoraggiato”

STEFANO DARIO

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto – quello del legame tra vino, storia e territorio – che abbiamo raccolto il commento del senatore Dario Stefàno, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea, imprenditore, fine conoscitore della storia del vino e promotore della legge sull’enoturismo. Una norma che è intervenuta a regolamentare un settore strategico per la nostra economia, capace di “qualificare l’offerta turistica con un tratto identitario esclusivo, qual è il nostro vino”.

«Sono affascinato – ha dichiarato Stefàno, commentando l’approdo degli studi di de Carolis – dal lavoro degli storici e della ricerca in generale: tessera dopo tessera ci aiutano a ricostruire pezzi preziosi di storia, in questo caso locale e quindi a mio avviso ancor più preziosa. Quando poi gli studi e le scoperte riguardano il vino e la viticoltura, sono doppiamente felice, perché si tratta di un segmento produttivo fortemente connesso con l’identità delle nostre comunità e dei nostri territori. Del Primitivo in Puglia, come scrive il professore Attilio Scienza, le prime notizie attendibili sono della prima metà dell’800. Il vitigno allora era anche chiamato Zagarese, per la sua origine croato-montenegrina (Zagabria), il suo nome originario è infatti “Dibidrag”. Dopo l’Unità d’Italia, il vino di Primitivo venne usato con successo per migliorare i vini del nord, come attesta l’interesse di Carpenè e Cerletti di Conegliano, e a Martina Franca e a San Ferdinando vennero costruite delle cantine di industriali del nord, complice la creazione della rete ferroviaria meridionale nella seconda metà dell’800. Forte anche l’interesse dei francesi per i vini alcolici da taglio provenienti dalla Puglia e dalla Sicilia, e probabilmente la notizia del riconoscimento all’Esposizione di Parigi va in questa direzione. Il lavoro dei Stefano de Carolis è dunque prezioso e va incoraggiato».

“Turi a pieno titolo nel circuito dell’enoturismo”

In seconda battuta, alla luce delle evidenze raccolte da de Carolis, abbiamo chiesto quali prospettive si aprano per la promozione di Turi e del “Consorzio Primitivo Gioia del Colle DOC” all’interno del circuito dell’enoturismo.

«Sono fortemente convinto – ha risposto il senatore – che la storia locale, le tradizioni e la cultura siano interconnesse con la stessa storia del vino. Può dunque essere certamente strategico ricomporre i tasselli del mosaico storico, anche in ottica di promozione territoriale, nella quale anche per Turi il vino può essere l’elemento trainante, una straordinaria leva competitiva che ci permette anche di qualificare l’offerta turistica con un tratto identitario esclusivo. È proprio in quest’ottica che è stata pensata la legge sull’enoturismo, che dovrà essere ora recepita, spero presto, anche dalla Regione Puglia. Un passaggio formale, che consentirà però ai soggetti coinvolti, come i Consorzi, di avere strumenti e modalità operative all’altezza della sfida che ci attende. Anche Turi, con la sua storia, confermata dalle recenti scoperte, può rientrare a pieno titolo in questo racconto collettivo che è un’opportunità, in questo contesto storico che stiamo vivendo, di ripartenza e dunque di prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile per le nostre comunità».

Giuliani: Nuovo impulso alla “filiera del vino”

«Condivido la posizione del senatore Dario Stefàno che, fin da quando era amministratore regionale, ha creduto nel settore vitivinicolo e in tutto il comparto enogastronomico. La legge sull’enoturismo – commenta Vito Donato Giuliani, presidente del “Consorzio dei Vini Gioia del Colle DOC” – va a completare il percorso iniziato da Stefàno in Regione Puglia e proseguito con convinzione a livello nazionale ed europeo».

«Anche il Consorzio – stigmatizza – auspica che questa legge venga recepita quanto prima dalla Regione e, soprattutto, che siano stanziati fondi adeguati a consentire un rilancio concreto della “filiera del vino”». «Considerate le profonde ricadute economiche della pandemia – chiosa Giuliani – questa misura sarebbe una voce in più nel paniere delle attività che potremo mettere in atto per dare nuovo impulso al vino, coniugandolo con il turismo e la promozione storico-culturale dei nostri territori».

Fabio D’Aprile

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