Comizio della minoranza: l’intervento di Lilli Susca

Cinque prove di “un’Amministrazione lenta, incapace di assumersi delle responsabilità e di programmare”
«Siamo qui, dopo due anni in cui non è stato possibile organizzare incontri pubblici, per manifestare tutto il nostro disagio, tutta la nostra indignazione per un governo cittadino che non sta facendo il suo dovere» – esordisce il consigliere Lilli Susca, evidenziando che con il comizio di domenica 19 settembre «finalmente la politica si riappropria della piazza, ritorna a parlare e incontrare i cittadini».
Riprendendo rapidamente il tema del project financing, il consigliere denuncia senza mezzi termini che «cinque persone più il sindaco si sono arrogate il diritto di prendere delle decisioni che influiranno sulla vita dei turesi per 20 anni, andando contro la legge perché era loro dovere coinvolgere tutti i consiglieri in questa scelta». Una decisione assunta «a priori, senza valutare tutte le possibilità», come ad esempio quella di contrarre un mutuo, approfittando degli attuali tassi di interesse al minimo storico: «Con un mutuo – asserisce – avremmo potuto affrontare la spesa dell’efficientamento e con il risparmio energetico avremmo potuto fare tante cose: rifare il campo sportivo, costruire un teatro, rimettere a nuovo le strade, completare la fogna bianca».
Chiusa la parentesi “pubblica illuminazione”, il consigliere Susca centra il suo intervento su cinque “prove” che concorrerebbero a dimostrare «che questa maggioranza si muove con una lentezza impressionante e non si assume la responsabilità di una scelta, tranne che per il project».
La prima prova è la sede dell’Università della Terza Età (UTE): «Da quando sono consigliere, ho chiesto a tutta la maggioranza di trovare una nuova sede per l’UTE, una realtà istituzionale nazionale che offre la possibilità a uomini e donne anziani di accrescere le proprie conoscenze e, al tempo stesso, di insegnare arti e mestieri dimenticati da tempo». Nonostante l’UTE di Turi avesse macinato importanti risultati, «un amministratore ha deciso che bisognava destinare quella sede ad altro. È iniziato un continuo girovagare fino a che non è arrivata l’attuale Amministrazione, dove non c’è nessuno sensibile a questo tema, alla cultura e al valore della persona». «Ad un certo punto, sembrava di aver risolto il problema ma poi si è scoperto che altri avevano messo gli occhi sulla sede individuata. Sono stufa – sbotta – di essere presa in giro da persone che promettono e non mantengono».
Il secondo indizio della “lentezza” dell’Amministrazione Resta è l’ex Cinema Zaccheo: «Abbiamo fatto un’interrogazione per capire quali ostacoli ne bloccassero l’entrata in funzione e ci hanno risposto con una pagina e mezza di codici e codicilli; nel frattempo la struttura è lì inutilizzata». «È una struttura – evidenzia – che potrebbe dare tanto a Turi. In piena pandemia, forte di un’ordinanza regionale che lo consentiva, avevo proposto al sindaco di dislocare lì alcune classi, visto che c’era il problema di aumentare lo spazio per garantire il distanziamento. Sarebbe stato possibile dare nuova vita a quel luogo ma si è preferito non fare nulla, forse perché era una proposta che veniva dalla minoranza».
«E sarà lo stesso motivo – aggiunge provocatoriamente Susca – che probabilmente ha spinto la maggioranza a ignorare la nostra richiesta di dare un’onorificenza al signor Vito Di Palma, un ex carabiniere centenario che durante la Seconda Guerra Mondiale ha detto “no” ai nazisti e per questo è stato confinato in un lager austriaco, costretto ai lavori forzati. Questo “no”, di un uomo innamorato di Turi, penso che meriti una benemerenza».
«Solo su una cosa il sindaco ha subito detto di sì: il “progetto Gramsci”» – continua il consigliere Susca, arrivando al quarto punto del suo intervento. «Quando ho chiesto di istituire una commissione di studio – ricostruisce – il sindaco ha subito accettato perché era un’opera controversa e non si è voluta assumere la responsabilità di scelte impopolari». «Io questa responsabilità ho deciso di assumerla, togliendo la patata bollente dalle mani del sindaco, perché sono convinta che alla fine avremo qualcosa che migliorerà Turi, che la renderà più bella dal punto di vista culturale e no».
Quinta e ultima prova dell’inefficacia del governo cittadino è la «non accoglienza dei lavoratori stagionali», giacché l’Amministrazione «ha ignorato il problema» con la conseguenza che «esseri umani sono stati trattati come bestie da soma, privati della propria dignità. E quando si trattano le persone come bestie da soma, la tensione aumenta e, quindi, aumentano i rischi per loro e per noi». «La sicurezza dei cittadini – rilancia – non è qualcosa che si ottiene facendo girare per Turi dieci macchine della Polizia, e lo dico con tutto il rispetto per il lavoro delle Forze dell’Ordine». «Le Forze dell’Ordine vanno chiamate mesi prima intorno a un tavolo per programmare l’accoglienza assieme ai produttori, alle associazioni di categoria e a quelle di volontariato». «Un problema del genere non lo risolvi con le pattuglie, ma studiando i dati, capendo le cause e proponendo delle soluzioni».
«Pensare che siamo un modello di accoglienza – prosegue, rievocando le dichiarazioni rese alla stampa dal primo cittadino – mi fa venire i brividi. Mi sono vergognata quando al telegiornale si è parlato di Turi come un paese dove i lavoratori stagionali venivano caricati nei bauli delle macchine, come un paese dove gli stagionali erano costretti a fare i bisogni in strada. Altro che modello di accoglienza!».
«Vi ho parlato di un’Amministrazione lenta, incapace di assumersi delle responsabilità e di programmare. Il nostro compito di consiglieri di minoranza – termina – è quello di accelerare, di spingere. È un compito difficile; vi chiedo di esserci vicini, di aiutarci, di dirci quello che pensate».