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Don Vito Ingellis racconta Giovanni Maria Sabino – Ultima parte

Prime lezioni di musica all'Oratorio - anni '60

Il 20 marzo ’77 don G. Cipriani inaugurava il nuovo palco per la sala dell’Oratorio; don Vito ricorda l’evento e riporta i nomi dei giovanissimi turesi che nell’estate del ’78 eseguirono la “Laude alla Vergine” di Sabino, “vanto della nostra terra”

Il 30 maggio dello scorso anno, domenica di Pentecoste, appariva sui social il Cavalier don Giovanni Maria Sabino, sacerdote e musicista stimatissimo, nato nel 1588 a Turi. Ad oggi, sulla sua bacheca personale e sulla pagina Facebook dedicata all’ensemble barocco che porta il suo nome, il sacerdote e musicista turese ha rivelato molto dei suoi primi anni di vita.

IL VOTO DI DON VITO INGELLIS

In rete, fuori dal mondo dei social, ci siamo imbattuti in un pdf caricato sul sito turionline.it; all’interno del file, la scannerizzazione di uno dei numeri di “Turi – Chiesa Madre”, il periodico diretto e scritto dal compianto don Vito Ingellis. Nel giugno del ’78, attraverso il suo ciclostilato, il compianto sacerdote annuncia solenne ai suoi concittadini una felice ed importante scoperta: «Siamo in possesso – scriveva – di centodieci fotocopie di fogli di musica scritti da un’autentica gloria di Turi». Nel virgolettato riportato, don Vito Ingellis si riferisce per l’appunto a don Giovanni Maria Sabino, una “gloria di Turi” finita tuttavia nel dimenticatoio. A sottrarla dall’oblio furono lo stesso don Vito, don Giovanni Cipriani ed il M° Peppino Mallardi, coadiuvati in maniera determinante dall’insegnante Pietro Miale e dai suoi contatti nella città partenopea, dove Sabino visse per molto tempo.

La ricerca, sentita in maniera viscerale dai nostri compianti protagonisti, durò circa due anni; i primi passi risalgono infatti al ’76; difatti, a pagina 31 del 18° numero del ciclostilato “Turi-Chiesa Madre”, don Vito scriveva: «Mi permetto di esprimere un voto ed un augurio. Ci conceda il Cielo, la gioia di vivere un giorno veramente grande in cui qualcuna delle opere scritte dal Sabino, ripescate in qualche Conservatorio musicale o in qualche biblioteca, venga ripresentata a distanza di quasi 4 secoli ai turesi di oggi, sensibili a questi valori. Sarebbe una scoperta ed una rimpatriata. In quella stupenda giornata aleggerebbero nel nostro cielo le anime dei grandi turesi che ci precedettero in questa terra solatia. Da quella musica ci verrebbe un alato messaggio di bene, espressione di fede e di arte: gli ideali vissuti e cantati dai due fratelli sacerdoti musicisti, nati a Turi di Bari: don Giovanni Maria Sabino e don Antonio Sabino».

Parole, queste, solenni quanto un voto che si sarebbe poi adempiuto l’8 giugno ’78, in occasione dello spettacolo di fine anno scolastico organizzato dalle scolaresche, nel cui palinsesto compariva l’esecuzione della “Laude alla Vergine” composta da Sabino. La serenità dell’evento fu tuttavia turbata dall’investimento automobilistico verificatosi in via G. Cisternino ai danni di una fanciulla che, fortunatamente, se la cavò con poco; don Vito stesso si recò in ospedale per dare conforto alla famiglia della giovane ed il discorso che con tanto amore aveva preparato non fu più pronunciato in pubblico. Non potendo dar fiato al suo “distillato di meningi”, don Vito ripiega sull’inchiostro e sulle pagine del numero di “Turi – Chiesa Madre” da noi rinvenuto negli archivi di turionline.it.

L’ULTIMA PARTE

Quest’oggi riportiamo la terza ed ultima parte di quel discorso, seguita dalle conclusioni finali di don Vito: «Questa sera – rivolgendosi idealmente alla platea dello spettacolo di fine anno – questo voto si adempie qui dinanzi a voi. Grazie all’armonizzazione ed alla rielaborazione fatta dal maestro Pietro Sgobba, direttore del nostro concerto bandistico di Turi, ascolteremo eseguita da 10 strumenti la “Laude alla Vergine” di don Giovanni Maria Sabino, al quale il 20 marzo 1977, fu intitolata la grande Sala dell’Oratorio con lo scoprimento di una lapide, che servirà ad eternare così la memoria. E’ un momento solenne questo. Vivetelo in tutta la sua intensità. E quando le noti dolci, soavi, melodiose si fermeranno come sospese, come librate a volo, al termine dell’esecuzione, per disperdersi poi lontano lontano oltre le nubi, nel cielo azzurro, sentirete ancora aleggiare qui lo spirito grande del musicista e sacerdote turese, don Giovanni Maria Sabino».

LA “LAUDE ALLA VERGINE” E I NOMI DEI GIOVANISSIMI ESECUTORI TURESI

Don Giovanni Cipriani e la banda dell'Oratorio

«Questo piccolo discorso che sarebbe stato letto da me “andò in fumo”, ma nello spettacolo dell’8 giugno ’78 l’esecuzione del pezzo “Laude alla Vergine” ci fu ugualmente. Piacque a tutti. Molti la trovarono veramente bella. Vi fu chi disse: “Più la senti e più piace! Suscita sentimenti religiosi. E’ un meraviglioso pezzo da camera!”. La “Laude alla Vergine” è composta da due parti. La prima ha il tempo di tre quarti (molto lenta), la seconda invece è il trio cioè ha il tempo di quattro quarti (più bella). Il trio è la parte centrale preceduta e seguita dalla prima parte. Il grande Rossini nella stessa maniera, sullo stesso stile, avrebbe poi fatto la marcia del Mosè. La “Laude alla Vergine” è un decimino, vale a dire un pezzo suonato da dieci strumenti cioè: primo e secondo clarino, sassofono tenore, prima e seconda tromba in SI bemolle, contrabbasso in MI bemolle. Non vi è canto. Per la storia, i nomi dei giovanissimi esecutori, facenti parte del concerto bandistico Maria SS Ausiliatrice dell’Oratorio di Turi diretto dal Maestro Pietro Sgobba: 1° clarino – Valerio Paolo; 2° clarino – Cazzetta Franco di Michele; sassofono contralto – Cazzetta Franco di Modesto; sassofono tenore – Topputi Lorenzo; 1° corno – Spinelli Domenico; 2° corno – D’Addabbo Salvatore; trombone tenore – Perfido Vincenzo; 1° tromba – Mangini Domenico; 2° tromba – Palmisano Donato; basso in MI bemolle – D’Orlando Giuseppe».

20 MARZO 1977: IL DISCORSO DI DON GIOVANNI CIPRIANI

50° anniversario della banda dell'Oratorio

«Dicevo più sopra che il 20-3-1977, nel nostro Oratorio Maria SS Ausiliatrice di Turi, fu scoperta una lapide in cui si legge: “Il concerto bandistico dell’Oratorio ricorda il Sac. Giovanni Maria Sabino (Turi, 1588 – Napoli, 1649), musicista, compositore, organista, Maestro di cappella.”. Nella stessa data fu inaugurato il nuovo palco della sala dell’Oratorio che misura metri 20×6. Perché non se ne perda la memoria trascrivo una parte del discorso che don Giovanni Cipriani preparò per quella solenne occasione: “Don Sabino compose molti mottetti di questo genere e li faceva eseguire dalle Scholae Cantorum delle Chiese di Napoli. Compose musica per i Salmi del Vespro a quattro voci (1627) e poi pubblicati dallo stesso editore Magnetti. Altri pezzi di antologia dell’epoca. Numerose cantate sacre e profane. La cantata è scritta ad una o più voci con accompagnamento strumentale, destinata alla camera o al concerto in Chiesa. Alle volte la cantata era scritta per solisti, coro e orchestra nella tradizione musicale per circostanze particolari come le feste cittadine, ricorrenze di feste patriottiche, visite di personaggi illustri, occasioni queste che a Napoli, città cantora per eccellenza, non mancavano mai, anche ai tempi di Don Sabino. Egli scrisse ancora e pubblicò una gagliarda a quattro voci. La gagliarda era una danza mondana, in voga nel XVI secolo, che si cantava e si suonava sul liuto, strumento a corde pizzicate, il cui corpo ha la forma di mezza pera, divisa nel senso della lunghezza. Il liuto fu messo da parte con l’avvento degli strumenti a tastiera. Infatti la gagliarda, danza di corte, passò di moda alla fine del XVI secolo, ma sopravvisse nelle intavolature dell’organo. Di questo genere di composizione Don Sabino ne scrisse solo una a quattro voci […]. Scrisse altre composizioni di genere diverso che non è necessario menzionare qui. Gran parte di questa musica, quasi interamente inedita è di elevata ispirazione e di elevata linea melodica. Bisogna riconoscere che prima del 1600, la polifonia vocale non era stata tanto coltivata come ai tempi di Don Sabino. Dobbiamo pensare che gli innumerevoli mottetti ed, in particolare, le brevi pagine di musica scritta per i piccoli cori dei fanciulli dell’Istituto Turchini sono la meravigliosa testimonianza di un cuore semplice ed un’anima piena di fede. Il segreto incantevole della musica sacra consiste nel fatto che essa parla al cuore più che all’immaginazione. Con l’ala del suo genio, egli la strappa all’aridità scolastica per animarla di note che ora vibrano di umano sentimento e ora brillano di ingenuo candore».

“VANTO DELLA NOSTRA TERRA”, 40 ANNI DOPO

Ensemble barocco Giovanni Maria Sabino (al centro il M° Paolo Valerio)

Dopo aver dato spazio alle parole di don Giovanni Cipriani, don Vito Ingellis conclude il suo articolo: «È interessante dare una occhiata ai due fascicoli di musica composti da circa 70 fogli scritti da don Sabino e di cui abbiamo le fotocopie. Tenterò di riprodurre a ciclostile una in cui si legge chiaramente: “Canto – Per salmi de Vespere a quattro voci del cavalier D. Giovanni Maria Sabino da Turi – Maestro di Cappella della Real Chiesa del Castello Nuovo. In Napoli – Appresso Ambrosio Magnetta, 1607. Notate l’anno. Don Sabino aveva allora 19 anni. I suoi spartiti tranne pochissimi non sono divisi a battute. Durante la Quaresima di quest’anno è stato a predicare nella Chiesa di S. Giovanni in Turi un padre benedettino, che vive presso il Santuario di Picciano non molto lontano da Matera. Insegna lì nel Conservatorio Musicale. Egli ha spiegato, tra l’altro, che la virgola su gli spartiti indica la pausa. Assicurava che se si facessero ricerche presso il Conservatorio di Bologna si troverebbe altra musica di Don Sabino. Ma quello che abbiamo è già tanto. Egli dedica i Salmi del Vespero al Signor Gabriele Cabrini. Abbiamo la partitura del canto, del tenore, del basso e del basso per l’organo. I primi quattro dei cinque salmi sono musicati da don Sabino, il quinto da Claudio Monteverdi, il grande autore dell’Orfeo (1607) dell’Arianna (1608) ecc… vissuto dal 1567 al 1643, quindi coevo. Siamo nel periodo in cui sorgono i grandi musicisti come Palestrina, Giovanni e Andrea Gabrielli, Gesualdo da Venosa. A dare una scorsa agli altri fogli in cui vi sono cantate, sinfonie, gagliarde ecc. si scoprono soprattutto in calce alcune espressioni che rivelano il suo animo gioviale. Ne trascrivo alcune: “Fa la carità. Volti presto”; “Non si scordi di voltare”; “Abbi pazienza Volta”; “Favorisca di voltare”; “Che ce vuoi fare, ritorna a voltà”; “Andiamo in voltamento”; Finis coronat opus”. Una bella figura questo sacerdote e musicista, vanto della nostra terra: don Giovanni Maria Sabino da Turi».

Tornando al passato ben più recente, nel 2020, a distanza di oltre 40 anni, Giovanni Maria Sabino e l’ensemble barocco che porta il suo nome sono approdati su Facebook grazie ad un lavoro di ricerca lungo 15 anni, condotto con impegno da Paolo Valerio, il primo clarino di quell’8 giugno del ’78.

LEONARDO FLORIO

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