Il “Rinascimento” del Sacro Crocifisso

Su volontà di Don Giuseppe e grazie alla maestria di Gianna Tieuli, il crocifisso della parrocchia Maria SS. Ausiliatrice torna al suo splendore originale
Gianna Tieuli è una restauratrice professionista di Castellana Grotte: laureata in Conservazione dei Beni Culturali, ha frequentato per 3 anni una scuola di restauro a Barletta ed un corso di specializzazione di lapideo. La sua carriera professionale vanta 17 anni di esperienza e, come prontamente lei stessa tiene a puntualizzare, “il restauro non è così facile come può sembrare”. Don Giuseppe Dimaggio, parroco della Chiesa SS. Maria Ausiliatrice, le ha commissionato recentemente il restauro del crocifisso presente nella sua parrocchia: “È importante rivalutare la bellezza dell’arte di cui disponiamo. Il Cristo era lesionato e non mancavano anche i segni dovuti alla presenza di tarli” – spiega Don Giuseppe.

Il restauro
Ma come mai l’incarico è stato affidato a Gianna Tieuli e, soprattutto, in cosa è consistito il suo lavoro? Lo abbiamo chiesto direttamente a lei: “Conosco Don Giuseppe da un po’ di anni perché era frate conventuale a Castellana. L’ho conosciuto lì e siamo sempre rimasti in contatto. Siccome il Cristo presentava delle lacerazioni sulle mani e sui piedi, Don Giuseppe, preoccupato, mi ha chiesto di guardarlo e, se fosse possibile, di intervenire.
Aprendo un saggio, abbiamo scoperto che era stato ridipinto un paio di volte e che alcune parti visibili, sotto le quali vi era la raffigurazione originale del Cristo, erano in realtà posticce. Per quanto riguarda le ridipinture erano due: un in smalto e una più antica, entrambe sovrapposte, di colore giallo-verde, che coprivano l’incarnato originale che si vede ora dopo il restauro. Come prima cosa ho dunque optato per ripulirlo dalle ridipinture ed eliminare le parti posticce, tra cui un alluce forzatamente ingrossato e gli spazi tra le dita dei piedi chiuse con uno stucco.

Un’altra forzatura che ho rilevato è la sovrapposizione di stucco che ha riguardato le mani, diventate dunque più grandi, per nascondere che una mano fosse stata ripristinata con una parte posticcia in legno. Infine ho protetto l’opera con una vernice sottile e reintegrato le parti mancanti con un ritocco a velature, ovvero delle sovrapposizioni di pennellate con varie coloriture necessarie per dare una vibrazione. Rimuovendo le ridipinture, l’originale era rimasto abraso ma, come da prassi, ho preso spunto dalle altre parti originali integre per coprire quelle mancanti”. Tornando alle parole iniziali dell’abile Gianna Tieuli, ecco alcune notizie di carattere storico relative al crocifisso, attinte dal saggio di Davide Grimaldi, esperto in statue e processioni che riguardano la città di Valenzano.
Il nesso tra Turi e Valenzano
Qual è la storia del crocifisso e qual è il nesso tra Turi e Valenzano? Scopriamolo subito: “Si tratta di un’opera in cartapesta, si presume di epoca settecentesca e di scuola napoletana: costituiva il più antico dell’intera processione dei misteri di Valenzano e fu eseguita su commissione della famiglia Pantaleo.

La particolarità del vecchio Calvario consiste nel fatto che esso sia vuoto internamente e quindi la tecnica di realizzazione utilizzata può contemplare solo due ipotesi: la prima è quella che vede la modellatura della cartapesta dall'”interno”, come avviene con i carri allegorici di Carnevale. Tecnica tuttavia da scartare, almeno a giudicare dalla delicatezza del volto. La seconda ipotesi, più accreditata e verosimile, è quella che vede la realizzazione del Calvario in cartapesta attraverso un calco effettuato su un’altra scultura, probabilmente di epoca settecentesca: verosimilmente da un Crocifisso di Nicolantonio Brudaglio di Andria o, ma meno probabile, da un Crocifisso di Giacomo Colombo.
[…] Francesco Sicoli, fu Giuseppe e fu Antonia De Toma, ereditò il Mistero dallo zio della madre, il sacerdote don Giovanni Pantaleo, fu Marino. Sicoli, non avendo eredi e volendo sistemare prima del suo decesso il Santissimo Crocifisso, per le contrarietà avute con l’Arciprete di Valenzano don Domenico Labellarte, decise di non lasciarlo a Valenzano, ma di donarlo all’Oratorio di Maria Santissima Ausiliatrice di Turi, il 20 Aprile 1964, nelle mani del Direttore dello stesso Oratorio, don Giovanni Cipriani. Il Trasferimento avvenne in piena notte, per non destare le ire dei valenzanesi, devotissimi a questo magnifico Calvario. La donazione comprese l’intero corredo da processione.
Inizialmente la statua venne collocata in uno stipo a vetri, in attesa della definitiva collocazione sull’altare appositamente dedicato nella chiesa. Il donante impose l’uscita in processione in occasione della Festa dell’Esaltazione della Croce, il 14 settembre, e ciò avvenne già a partire dal 1965 (attualmente la processione del Calvario a Turi è fatta il 25 Settembre). Sicoli, infine, nominò dei coadiutori del Rettore dell’Oratorio, nelle persone di Lorenzo Susca, Donato Tito e Vincenzo Rossi di Turi, dei coniugi Siciliano e del Maresciallo Trifone De Santis di Valenzano. Quest’ultimo cercò ripetutamente negli anni successivi, ma invano, di far rientrare il Mistero a Valenzano, rivolgendosi a ben tre Vescovi. Il Mistero è stato sostituito nella processione del Venerdì Santo di Valenzano solo nel 1970, ad uno nuovo dello stesso soggetto, per grazia ricevuta della famiglia Di Venere”.
Venendo al presente, il 1° novembre, durante la celebrazione eucaristica relativa al giorno di Ognissanti, il crocifisso è stato presentato e benedetto presso la Parrocchia SS. Maria Ausiliatrice. Adesso, per lavori interni alla parrocchia, visibili sulla relativa pagina Facebook, l’opera non è ancora aperta al pubblico, ma lo sarà al termine dei cantieri, quando la Chiesa verrà riaperta. E dopo il restauro, il crocifisso godrà di una nuova postazione: non più appeso nell’altare maggiore, ma in piedi sulla propria base.
Il restauro, è bene ribadirlo, è stato fortemente voluto da Don Giuseppe, sensibile, come nelle rinascimentali memorie della nostra penisola, all’importanza dell’arte, specie quando veicolo di cristianità e di fede.
LEONARDO FLORIO