Lavoro nero e affitti negati. La Caldararo denuncia
La questione dei lavoratori marocchini stagionali è molto più complessa di quanto sembri. L’assessore Giusy Caldararo non può essere l’unica responsabile nella gestione di questa emergenza, né può diventare il parafulmine di tutte le problematiche annesse o di chi si sfila dalle responsabilità. Questa settimana, ai nostri microfoni, la Caldararo ci rivela alcune anomalie e contraddizioni collegate a questa emergenza, e che dovrebbero richiamare l’attenzione e la responsabilità di tutti, nessuno escluso. Intanto, qualcuno non si vede più e sembra essersi nascosto nelle tende… e di selfie questa volta non ne abbiamo!
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LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI
Prima delle analisi, l’assessore Caldararo ricostruisce tappa dopo tappa come si è arrivati nuovamente alla tendopoli al cimitero, che ospita i lavoratori stagionali marocchini (va precisato: con regolare permesso di soggiorno) che raccolgono le ciliegie a fine maggio e in gran parte del mese di giugno.
“Tre anni fa – ricorda la Caldararo – quando arrivammo la situazione era drammatica, dal punto di vista dell’ordine pubblico, dell’igiene e della sicurezza del paese. Questi poveri ragazzi erano buttati in villa, o a largo Pozzi, in piazza alle fontane di largo Marchesale. Non era dignitoso per nessuno.
Io non so altri cosa avrebbero fatto al posto mio, e cosa farebbero. Spero che in futuro facciano cose migliori, ci mancherebbe, tutto è migliorabile. Ma la situazione è molto più complessa e le responsabilità sono tante e a più livelli. E ci sono anche molti problemi e aspetti da chiarire, non da parte da nostra”.
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PRIMAVERA 2017
“Abbiamo contattato il console del Marocco, Vincenzo Abbinante, grazie anche alla mia personale amicizia con Isa Schettini (perché le persone si rispettano, al di là dei colori politici).Volevo sentire anche il suo parere. Dopo un incontro, era chiaro che soldi non ce n’erano e nemmeno le tende. Ma eravamo d’accordo sul fatto che si dovesse dare dignità a queste persone.
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AL CAMPO SPORTIVO È IMPOSSIBILE!
“Nel frattempo – racconta l’assessore – abbiamo ipotizzato un’altra location. Ho messo in piedi una collaborazione con i Lyons e con Mamma Rosa, per visite mediche gratuite, e abbiamo pensato al campo sportivo come possibile location alternativa. Eravamo tutti d’accordo, siamo andati lì per due volte ma i sopralluoghi dell’Ufficio Tecnico hanno rilevato una strada troppo in pendenza, quindi ci è stato sconsigliato; un alluvione o un temporale come quello dell’altra mattina li avrebbe trascinati via e avremmo fatto più danni”.
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CI SIAMO MOSSI GIÀ DA METÀ GENNAIO!
Prosegue il racconto della Caldararo, che respinge le accuse sui tempi. “Non è vero che ci siamo mossi solo il 9 maggio. Già a metà gennaio abbiamo cominciato a interloquire con la Prefettura e con la Questura. Abbiamo fatto due riunioni col prefetto e col vice, col questore e col suo vice. Abbiamo incontrato i vertici della Finanza e della Polizia. Abbiamo scritto il 7 marzo. Poi ci sono state varie concomitanze: le votazioni del 30 aprile, il governatore Emiliano che non si sapeva dove stava, la morte di Stefano Fumarulo il giorno prima del nostro incontro. Infine ci è stato detto: “Tende non ce ne sono! Quelle date l’anno scorso sono andate completamente distrutte a Nardò!”.
Ma noi non ci siamo arresi. Abbiamo ottenuto le tende”.
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CAPORALATO, LAVORO NERO E OMERTÀ
LA DENUNCIA DELLA CALDARARO
Giusy Caldaro denuncia uno stato di omertà e una situazione in cui molti fanno scaricabarile a più livelli, proprio come denunciavamo nei nostri editoriali. L’assessore cita anche le associazioni di categoria e rivela alcune conversazioni che lei stessa ha avuto con questi lavoratori stagionali.
“Ho richiesto e desiderato maggiore collaborazione con le associazioni di categoria come UCI e Coldiretti, perché i problemi da risolvere coinvolgono più parti, anche se noi ci prendiamo il fango e le pietre addosso.
Quando si parla di migranti, a livello generale, i piani di intervento sono tre: 1) Accoglienza e integrazione; 2) Sicurezza; 3) Aspetto economico e finanziario (non si può pretendere accoglienza, senza poi inviare soldi, aiuti e tende, perché siamo con il bilancio di Turi non di Milano).
L’altra sera – ci rivela la Caldararo – ero lì che gestivo un centinaio di loro da sistemare nelle tende, creando un ordine preciso, altrimenti si ammazzavano.
Non ho ricevuto risposte o aiuti quando al Prefetto e al Questore ho sollevato dubbi, dicendo loro di avere necessità di chiarire se ci fossero fenomeni di caporalato e di lavoro nero, facendo ancora notare che la caserma dei Carabinieri a Turi chiude alle ore 20, e che se questi fenomeni illegali dovessero esserci si verificano da mezzanotte alle 4 di mattina. A seguito delle mie richieste e dubbi, Prefettura e Questura almeno un controllo dovevano mandarlo, o delegare le forze locali. La verità è che si stanno scaricando le responsabilità.
Inoltre servono soldi e tende necessarie: se in Puglia dovesse accadere una emergenza dobbiamo chiedere le tende alla Calabria e alla Basilicata; e questo problema riguarda il governatore della Regione, che deve risolverlo a prescindere dagli impegni suoi, che siano elettorali o di altro motivo. Invece hanno tutti temporeggiato”.
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PER CHI LAVORANO QUESTI MAROCCHINI?
SILENZIO…
A questo punto la Caldararo denuncia omertà e contraddizioni anche a livello locale, confermando ancora una volta quanto da noi denunciato.
I lavoratori stagionali sono arrivati prima anche perché sapevano dove andare e conoscono i loro datori di lavoro. Anzi, molti di loro sono contattati direttamente dai datori di lavoro turesi, offrono manodopera per pochi soldi e vengono trasportati dall’arco marchesale nei campi.
Ma le associazioni di categoria che dicono a riguardo? E i proprietari dei terreni che sono di Turi? Non possiamo lamentarci e interessarci solo quando questi bivaccano e sporcano; sono richiesti e costano poco! E la cosa peggiore è che paghiamo tutti, per un fatto che è privato (anche se è una guerra tra poveri, della quale le istituzioni più altolocate si lavano le mani).
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ALTRA DENUNCIA:
“I PROPRIETARI CI NEGANO LA CASA IN AFFITTO”
“Questi ragazzi – rivela l’assessore – hanno parlato con me e si sono confidati dicendomi: “Assessò, ma tu sai che noi siamo andati a cercare casa prima a Turi, quelle dove sta il cartello affittasi e abbiamo proposto di dormire in quattro o cinque pagando 500 euro al mese! Anche perché dove viviamo noi (in Calabria, a Foggia, a Lecce, ndr) mica dormiamo in mezzo a una strada. Abbiamo il permesso di soggiorno e siamo regolari. Hanno rifiutato di darcela! Hanno detto di no”.
Però – fa notare la Caldararo – se ci sono bandi della Prefettura per mettere dentro immigrati, profughi, rifugiati (e questi ragazzi non sono immigrati, non sono profughi, non sono rifugiati), per quel bando i turesi rispondono e danno le case, perché con quel bando si guadagna e con certezza.
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CASE NEGATE AI TURESI
MA NON AGLI IMMIGRATI CHE SONO UN ‘GUADAGNO’ SICURO
“Questa situazione del bando – precisa la Caldararo – è riferita ad un privato che ha messo a disposizione delle abitazioni, magari quegli stessi privati non vogliono dare le case alle famiglie di Turi perché ci stanno di mezzo i Servizi Sociali.
Infatti – siccome i Servizi Sociali sono accoglienza, intercultura e integrazione, e non so cosa qualcuno pensava fossero dato che qualcuno mi considera un prezzemolo nella minestra – grazie al regolamento comunale paghiamo 5 mesi di affitto (3 di caparra e 2 di affitto) ai turesi che ci vengono a chiedere una mano, facendo da garante ai padroni di casa. Peccato che molti padroni di casa alzano le mani e non vogliono saperne, perché ci sono di mezzo i Servizi Sociali: “Passati i 5 mesi, poi quell’affitto chi me lo paga?”. E così non danno case.
Nel frattempo, attraverso il becero populismo, si diffondono convinzioni false sui migranti ospitati: il Comune di Turi ha solo ricevuto d’imperio da parte della Prefettura l’ordine di vigilare qualora ci fossero problemi e di segnalarli, perché un privato ha risposto ad un bando pubblico per ospitare i migranti. Non lo abbiamo deciso noi, che invece ci stiamo muovendo per un progetto SPRAR e per limitare a 32 il numero di ospiti, come è giusto che sia in proporzione agli abitanti. Altro non potevamo fare. Anzi, io sono mortificata perché se le case le chiedono le persone di Turi i privati invece non vogliono saperne”.
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PER CHI LAVORANO? OMERTÀ!
“Noi abbiamo invitato le associazioni di categoria – sottolinea la Caldararo – e ci hanno risposto che loro non hanno nessuno di questi agricoltori che utilizzano questa forma di manodopera. E allora chi li chiama? Perché questi ragazzi dopo il 20 giugno se ne vanno e non si vedono più? Evidentemente c’è qualcuno che li chiama per raccogliere le ciliegie, di certo non vanno nei campi a giocare con le ciliegie!
Quindi c’è una richiesta e lo sappiamo tutti. E io sono andata da alcuni di questi stagionali, ci ho parlato, e gli ho chiesto: “Perché mio figlio non lo prendono? Perché conviene far lavorare uno come te?”. Perché mi hanno detto che sono pagati la metà, e senza assicurazione. La manodopera degli stagionali costa di meno. A quel punto gli ho detto: “Se avete coraggio dovete dirmi per chi lavorate, facendo nomi e cognomi”. Silenzio: parlano di tutto, ma sono omertosi nel dire per chi lavorano. Ma posso occuparmene io? Certamente no. A me dispiace pure umanamente, perché qua parliamo di nuovi ‘negrieri’, stiamo tornando indietro con la storia”.
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QUAL È LA SOLUZIONE?
CONTROLLARE I CONTRATTI DI LAVORO
Dunque, i privati beneficiano di questa manodopera a basso costo (anche se molti produttori va detto che sono in difficoltà), e noi paghiamo perché gli altri enti e istituzioni scaricano responsabilità e risorse. Ma allora qual è la soluzione?
“Non basta controllare i permessi di soggiorno, come è stato puntualmente fatto – risponde la Caldararo – vanno controllati i contratti di lavoro. Tra l’altro, il Contratto Collettivo Nazionale prevede che dopo un tot di Km di distanza, il datore di lavoro che ti chiama per lavorare deve garantire vitto e alloggio. Dunque, va verificato se c’è lavoro nero o caporalato, ma questi controlli vanno fatti all’alba all’arco marchesale, quando qualcuno arriva, li carica e se li porta a lavorare. Mica posso farli io. Mica può farli il sindaco.
Per me la responsabilità è frazionata tra le parti: io ho la mia, il datore di lavoro ha le sue e l’organo governativo deve controllare”.
“Il nostro ruolo lo abbiamo assolto – conclude Giusy Caldararo. Io almeno sono soddisfatta, perché essendo una persona di sinistra, non marginalmente di sinistra… ho fatto il possibile nell’ambito delle mie competenze e dei valori politici e umani.” Per questo – spiega l’assessore – sono stati distratti quei fondi destinati agli immigrati, perché si doveva garantire la dignità, la sicurezza e l’igiene del posto, al momento sembra l’unico fattibile anche per le utenze.
“Resta pure l’amarezza per il mancato supporto e collaborazione delle associazioni di categoria – conclude la Caldararo – Poi quando finisce la stagione cerasicola, ci dicono che siamo stati bravi, che abbiamo applicato un progetto di buone pratiche e diventiamo un esempio per gli altri comuni… ma intanto il tarallificio lo apriamo solo noi, e il fango generato dal populismo e dalle convinzioni sbagliate ce lo prendiamo solo noi”.
