Alla vigilia del referendum, “Le donne del giudice”

Si è svolto nel tardo pomeriggio di venerdì 15 aprile, presso la sala conferenze della Biblioteca Comunale, l’incontro organizzato dall’Associazione Didiario, col patrocinio del Comune di Turi.
Maria Rosaria Cutrufelli, con “Le donne del giudice” – edito Frassinelli, è stata accolta dalla padrona di casa, Alina Laruccia e dal giornalista Vito Catucci, che ne ha guidato l’approfondimento, accompagnato dalle letture di Angela Antonacci e Pietro Salice.
È una storia vera, quella raccontata dalla scrittrice siciliana, una storia che tuffa il suo lettore agli inizi del ‘900 a Montemarciano, un paesino vicino Ancona, e che ha come protagoniste dieci maestre della zona, dieci donne che per prime riescono ad ottenere il diritto al voto diventando elettrici a tutti gli effetti.
Si delinea, con un effetto dirompente, un legame tra la storia della Cutrufelli e le vicende storiche attuali, alla vigilia, appunto, di un referendum, quello di domenica 17, che ha chiamato alle urne il popolo italiano.
E se agli inizi del ‘900 questo diritto era ricercato, ambito, lottato, oggi rappresenta un mezzo come tanti, un dovere senza peso, di un popolo abituato a parlare, senza voler decidere.
La storia de “Le donne del giudice” viene narrata attraverso gli occhi della giovane Alessandra, una maestra appena arrivata a Montemarciano che, nonostante non abbia ancora l’età per votare, diventa parte di quel progetto assistendo e stringendo amicizia con Luigia, la donna che diede inizio a tutto. L’Italia si trova ancora in bilico tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, e questa vicenda ne fu l’esempio eclatante. Se da una parte c’era chi già ammetteva che il voto fosse diritto anche delle donne, dall’altra parte la società era ancora profondamente maschilista, quindi non pronta a sostenere il peso di una rivoluzione del genere. Maria Rosa Cutrufelli racconta episodi di storia che a lungo sono stati dimenticati, una vicenda che diede inizio ad un nuovo capitolo nella storia delle donne italiane.
Attraverso le letture di Salice e Antonacci, il pubblico presente, pochi ma attenti lettori, viene catapultato in una storia che appassiona, pagine di vita che narrano situazioni di una povertà da cui ci si vuole riscattare con l’emigrazione, e con altri destini. Un’Italia, quella del 1906, desiderosa di progresso e modernità, quel cambiamento che è avvenuto grazie alla forza delle insegnanti, delle maestre, donne coraggiose che hanno alfabetizzato una nazione e che consideravano quella dell’educazione dei bambini una vera missione.