Guano nel centro storico, le soluzioni del Comitato

Il Comitato Borgo Antico propone interventi sulle strutture per controllare la popolazione dei colombi, una migliore gestione delle risorse alimentari a loro disposizione e l’allestimento di colombaie
Due settimane fa, su queste colonne, abbiamo cominciato a riportare alcuni estratti del dossier inerente il centro storico realizzato con dovizia e impegno dal Comitato per la Salvaguardia e la Promozione del Borgo Antico. Il primo aspetto cruciale posto sotto la lente d’ingrandimento è stato quello della videosorveglianza nel centro storico, secondo il Comitato implementabile con un numero maggiore di telecamere, da installarsi soprattutto in quelle che il Comitato stesso ha contrassegnato come “aree sensibili”. Un lavoro simile di mappatura è stato svolto anche per quanto concerne la presenza diffusa di guano di colombi e deiezioni animali per le vie del “paese vecchio”; nello scorso numero de “La voce del paese” abbiamo approfondito questa problematica, i cui diversi livelli di criticità sono stati analizzati ed evidenziati dal Comitato con una suddivisione per colori del centro storico: preoccupano in tal senso i numerosi civici collocati in zona rossa e vinaccia, “eccezionali” per degrado, stato d’abbandono e capacità di generare rischi igienico-sanitari.
Soluzioni immediate
Dopo aver circoscritto il problema nelle sue diverse manifestazioni, il Comitato per la Promozione e la Salvaguardia del Borgo Antico procede con una serie di suggerimenti risolutivi, diversificandoli per l’immediatezza dei risultati che eventualmente produrrebbero: «L’Amministrazione Comunale […] deve seriamente e urgentemente adoperarsi nell’immediato: 1) accogliendo le fervide richieste dei residenti circa una ricorrente e seria pulizia, con regolare spazzamento delle stradine – cosa che non avviene – e disinfezione delle strade lastricate del Borgo Antico. Le strade con massiva presenza di guano sul basolato vanno trattate con specifica strumentazione all’uopo; 2) procedendo all’installazione di appositi cestini per il rilascio in sicurezza delle deiezioni canine, che oggi vengono liberamente abbandonate dal pretestuoso comportamento dei proprietari dei cani; 3) trovando soluzioni particolareggiate a seconda delle strade in questione. Le basole e i marciapiedi sporchi di guano e deiezioni canine devono essere sufficientemente lavate, disincrostate e igienizzate; il lerciume rimosso non deve essere lasciato in strada o fatto scivolare nelle griglie stradali, ma deve essere aspirato insieme all’acqua utilizzata per la pulizia, da macchinari adatti, per poi smaltirlo come richiesto dalla legge. Allo stato attuale, queste operazioni raramente vengono eseguite in tutte le strade nel nostro centro storico: prova ne è la presenza di guano incrostato da vario tempo. Motivo per cui l’Amministrazione deve stabilire settimanalmente o bisettimanalmente una giornata in cui eseguire tali operazioni di lavaggio ed igienizzazione del centro storico e del Borgo Antico, richiedendo espressamente il lavaggio anche delle strade di difficile accesso. 4) provvedendo ad una emanazione d’urgenza di ordinanze ostative circa la somministrazione di cibo ed acqua ai piccioni, l’abbandono di rifiuti al di fuori degli appositi contenitori, la tenuta anti igienica di animali domestici; l’abbandono di immobili, in condizioni di insicurezza per i cittadini residenti e non. Così facendo si potrà seriamente dare attuazione alle disposizioni già previste nei vari regolamenti comunali».
“Non si può prescindere da una strategia integrata di gestione”
«L’approccio alla risoluzione di tale problematica non può prescindere dall’individuazione di una “strategia integrata di gestione”, o Integrated Pest Management (IPM) che, partendo dal potenziamento sul nostro territorio delle competenze nell’ambito dell’Ufficio Ambiente del Comune di Turi con le attività per la tutela e la gestione degli Animali, conduca ad un tavolo permanente di confronto e collaborazione con veterinari, specialisti e associazioni ambientaliste ed animaliste. In questo modo si arriverebbe a predisporre piani di intervento mirato sulla specie ornitologica, attuando, selettivamente ed in modo ecologico, una riduzione della popolazione del piccione, entro parametri di controllo e di più semplice monitoraggio».
Ridurre la capacità portante dell’ambiente
Successivamente a queste considerazioni, il Comitato riflette sul concetto di “capacità portante” dell’ambiente, ovvero il numero massimo di individui di una specie che un ambiente può contenere in funzione delle risorse disponibili. La capacità portante è strettamente collegata alla densità di popolazione, come anche ai tassi di natalità e mortalità; impossibile dunque prescindervi se si ha l’intento di controllare una specifica popolazione, anche alla luce dei compensativi meccanismi riproduttivi che possono innescarsi quando essa si avvicina all’estinzione: a maggior ragione se ciò accade improvvisamente, per mano dell’uomo. Gli interventi insomma, come sottolinea il Comitato, devono essere mirati, condotti da personale qualificato e nel rispetto delle leggi, sia umane che animali.
1° tipologia: interventi sulle strutture
Per limitare la capacità portante dell’ambiente, in ogni caso, il Comitato individua alcune tipologie d’intervento: «La prima tipologia mira ad un mutamento della progettazione urbanistica ed edilizia considerando anche i diversi aspetti legati alla conservazione e gestione della biodiversità urbana, mediante l’esclusione del piccione dai siti di nidificazione abusivi. Per far ciò si dovrebbe intervenire sia prevedendo la progettazione bird friendly negli appositi regolamenti edilizi, sia nei regolamenti per il recupero dei centri storici, ed intercettando fondi derivanti da bandi progettuali per l’incentivazione e messa in opera di tali interventi sulle strutture». In questa tipologia rientrano gli interventi su fori portieri o altre cavità, l’installazione di dissuasori d’appoggio (filo ballerino, puntali a maglia stretta in plastica, congegni basculanti, reti antintrusione).
2° tipologia: gestione delle risorse alimentari
La seconda tipologia invece si orienta sulla gestione delle risorse alimentari a disposizione dei colombi: «[…] I piccioni hanno notevoli possibilità di reperire cibo, sia in ambiente urbano che nelle aree circostanti, cosicché la fornitura aggiuntiva, da parte dei colombofili, di cibi poveri di vitamine e sali minerali (quali pane e pasta) oppure in maniera abbondante e incontrollata, genera concentrazioni e stress nelle popolazioni dei piccioni, stimolandone eccessivamente i ritmi riproduttivi. Oltre al cibo volutamente dato ai piccioni, nel nostro Borgo Antico di Turi, il problema dell’abusivismo abitativo, collegato all’evasione della raccolta differenziata porta a porta, ha prodotto il rilascio incontrollato di rifiuti, anche di natura alimentare. La risposta a ciò deve essere intransigente e ben indirizzata, mediante emanazione di apposite ordinanze ostative alla somministrazione di cibo ed acqua ai piccioni».
3° tipologia: allestimento delle colombaie
«Un’altra soluzione è quella dell’allestimento delle colombaie gestite direttamente dal Comune, o chiedendo la collaborazione dei privati presso le loro masserie. Il nostro territorio comunale ha un’antica tradizione in termini di allevamento di piccioni: ne sono dimostrazione gli esempi di piccionaie del convento delle Clarisse (Piazza Curzio), quelle del palazzo comunale una volta anch’esso adibito a convento degli Scolopi, ma anche quelle delle nostre numerose masserie sparse per l’agro turese, come ad esempio le piccionaie di Masseria Caracciolo. L’allestimento delle colombaie può essere attuato anche in parchi pubblici: ad esempio a Turi, un sito idoneo potrebbe essere il parco comunale di “Piscina di Susa”, qualche anno fa oggetto di riqualificazione e poi abbandonato. […]».
Le conclusioni
«Dalla mappatura eseguita, emerge come il problema del guano di piccione nel “Borgo Antico” non sia altro che la punta dell’iceberg, di un sottobosco in cui svariati problemi, anche tra loro interconnessi, creano il sedime per la proliferazione della sporcizia, e per situazioni ormai al limite della legalità che esasperano i residenti. Sono emersi problemi di varia natura, addebitabili sia alla sfera privata, sia alla sfera pubblica, con quest’ultima, chiamata ad una vera e propria assunzione di responsabilità morale per aver trascurato il controllo di tale area e averne implicitamente ammesso l’attuale scempio, divenuto ormai di ampia portata.
I gravi problemi registrati e attentamente monitorati non possono essere procrastinati, né dall’Amministrazione Comunale né anche dai proprietari privati. La gravità del fenomeno deve costringere tutti ad interventi risolutori, o quanto meno all’applicazione dei regolamenti esistenti, spesso disattesi anche perché non conosciuti. Infatti, vale la pena di ricordare che i nostri regolamenti comunali sanciscono espressamente i doveri che sono obbligati a rispettare i proprietari che non abitano continuativamente durante l’anno solare nel centro storico o che a vario titolo posseggono case fatiscenti o in stato d’abbandono. In particolare, essi sono chiamati al ripristino del decoro urbano, mantenendo il fabbricato in condizioni tali da non rappresentare pericolo per nessuno […]. Naturalmente, quanto sopra evidenziato può avvenire se c’è la disponibilità, anche finanziaria, del proprietario, ad intervenire senza doler subire richiami di sorta.
E nel caso in cui i proprietari non volessero, o non potessero, procedere a tali interventi? Per rispondere a tale domanda viene in soccorso l’art 71 che “obbliga i proprietari a mantenere le costruzioni in condizioni di abitabilità, di decoro, di idoneità igienica e di sicurezza. Quando tali condizioni vengono a mancare, i proprietari stessi devono provvedere alle opportune riparazioni, ai completamenti o ai rifacimenti, anche dei prospetti”. Ne consegue che nel caso in cui “il proprietario non provveda e si vengano a creare condizioni che comportino pericolo per la pubblica incolumità, per l’igiene pubblica, o nocumento al decoro, il Sindaco potrà emanare apposita ordinanza con la quale disporre gli opportuni interventi, secondo la normativa vigente in tema di provvedimenti contingibili e urgenti in materia edilizia e sanitaria”. L’art. 71 richiama il successivo art 73, prevedendo che con propria ordinanza il Sindaco possa disporre “l’esecuzione sia di opere di tutela per l’igiene pubblica, sia di opere di manutenzione ordinaria e straordinaria per la tutela dell’igiene, della sicurezza, del decoro e per il miglioramento della qualità urbana, assegnando al proprietario un termine per l’esecuzione dei lavori”; paventando “in caso di inottemperanza da parte del proprietario, l’intervento d’ufficio del Comune a spese dell’interessato, sotto le responsabilità penali per il proprietario inadempiente”. Anche nei casi di edifici in stato d’abbandono, fatiscente o a rischio crollo, e che possono diventare meta privilegiata di animali o di soggetti terzi non autorizzati, il Regolamento di Polizia Locale del Comune di Turi “richiama i proprietari di immobili in stato di abbandono o sfitti da lungo tempo […] a provvedere alla chiusura di tutti i siti di accesso alle stanze, soffitti, abbaini, anche quelli che potrebbero favorire l’ingresso negli immobili, dei piccioni di città.” Infine, l’art. 10 “obbliga “i proprietari a fissare adeguatamente e con tutte le debite cautele, infissi, vasi e ogni altro oggetto sospeso su aree pubbliche o private, al fine di garantire la sicurezza per tutte le persone”[…].
In conclusione, appare evidente che il rilancio del Centro Storico e del suo Borgo Antico, come dell’intero nostro paese, non può prescindere dal ripristino della legalità e del rispetto e piena attuazione dei regolamenti comunali; inoltre l’Amministrazione Comunale è chiamata in primis a dare il buon esempio di come si deve e si può gestire e mantenere il patrimonio immobiliare, a partire da quello comunale. In tale ottica l’Amministrazione, con risorse finanziarie proprie o reperite nei bandi progettuali esistenti, deve procedere ad una installazione capillare di dissuasori d’appoggio, sonori o ad ultrasuoni, nonché al montaggio di reti antintrusione specie per i propri immobili (Chiosco Santa Chiara, Chiosco dei Francescani, Chiosco del palazzo Municipale), e con la riduzione radiale dei fori pontai e altre cavità negli edifici già esistenti. Sempre mediante bandi e finanziamenti, improntati a progetti riguardanti l’attualissima “Transizione Ecologica”, si potrebbe puntare sull’allestimento di una torre colombaia, in contrada “Piscina di Susa” a gestione condivisa tra comune e cooperative di veterinari ed altri operatori del settore».
LEONARDO FLORIO