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Cultura

I dieci anni di Didiario

didiario 10 anni (15)

I sogni e le amarezze di Alina Laruccia: intervista senza peli sulla lingua!

Questo è il secondo anno che la pandemia sta lasciando un segno nella vita sociale e culturale della nostra comunità. Tanti gli appuntamenti rimandati che prendevano il via proprio nella stagione primaverile e rappresentavano un’occasione di partecipazione per tutte le età. Quest’anno soffia le dieci candeline l’appuntamento ideato da Alina Laruccia, “Didiario – Suggeritori di libri”, che in questi anni è cresciuto coinvolgendo scuole, bambini, docenti, autori e case editrici; raccontando sentimenti, emozioni, situazioni o realtà dei nostri ragazzi. Argomenti sempre attuali letti tra le pagine dei preziosi testi degli autori che nelle giornate primaverili di Didiario hanno, di anno in anno, incontrato i loro lettori, risposto alle loro domande, condiviso le loro riflessioni. Didiario è una festa, è la festa della lettura, che quest’anno sta preparando un evento speciale per festeggiare i suoi dieci anni. Ne abbiamo parlato con la sua ideatrice, Alina Laruccia traendo le somme di ieri, oggi e domani…

Quest’anno Didiario compie 10 anni… cosa rappresenta per te questo compleanno?

«È un anniversario molto importante. Dieci anni di una rassegna di letteratura che ha visto coinvolti 18.022 ragazzi di dieci Comuni diversi, di scuole diverse, dalle elementari alle superiori, che hanno letto 18.022 libri e incontrato 153 autori. Un anniversario che contiene il riconoscimento per tre anni di seguito di “Città che Legge” del nostro paese. Un riconoscimento che crediamo sia anche merito nostro, perdonami la presunzione. È un compleanno, inoltre, che mi fa da supporto terapeutico: ho avuto dei problemi di salute, lo scorso ottobre ho affrontato un intervento importante, poi la radioterapia. Sono grata ai medici e a tutti gli operatori del “Miulli”, ma so che i libri, il pensiero di occuparmi della Rassegna, hanno fatto da medicina, e mi hanno aiutato a superare tutto».

Da un’idea ed un semplice errore di battitura, una lunga strada… avresti mai immaginato di arrivare fino a questo traguardo?

«Grazie per aver ricordato questo episodio… Eh sì, infatti se chiedi ai bambini delle scuole primarie perché la Rassegna si chiama così, ti risponderanno: perché Alina ha sbagliato a scrivere al computer. Il che è vero. Volevo scrivere faremo il diario del giorno ed invece è venuto fuori il “didiario” del giorno. E così ho deciso che doveva essere quello il nome della nostra Rassegna di Letteratura.
No, non lo avrei mai immaginato. Ci sono tanti progetti di lettura in Italia e anche in Puglia, alcuni c’erano prima del nostro, altri sono nati dopo, provando a copiarci. Copiarci, sì, ma “Didiario” ha un’anima difficile da imitare. Noi giriamo con macchine di famiglia, non abbiamo autisti in livrea. Spesso gli ospiti hanno pranzato e cenato nelle nostre case, hanno scoperto e apprezzato le nostre tradizioni. “Didiario” è una casa-famiglia, un luogo dove ci si sente parte di un tutto, e quel tutto è senza fronzoli».

Qual è il ricordo più bello che conservi delle dieci edizioni?

«Il ricordo più bello è un bambino di nome Mirko, quarta elementare, di un Comune vicino. La sua classe aveva scelto un libro che parlava di famiglie con difficoltà economiche, e lui ci si ritrovava completamente. Mi disse: “Quando sarò più grande, so che avrò la mia stanza e non dormirò più nel lettone con i miei genitori. Quando sarò alla Media, so che avrò la mia stanza: mi basta un letto, una libreria piena di libri, tutti quelli che per ora non ci possiamo comprare, una poltrona e una lampada, per leggere al buio”. Ecco, Mirko non aveva bisogno della lampada, la luce lui ce l’aveva dentro, il suo amore per i libri. Ancora oggi gli faccio arrivare un pacco di “scorte”, come lo chiamo io: i libri che scegliamo per la rassegna, così che non possa restare senza leggere».

Tantissimi autori, tantissimi libri e tantissimi bambini… che cosa ti è mancato?

«Se dico che è mancato il mio paese dico una cosa ovvia? A tutti quelli che rispondono “nemo propheta in patria, io dico che credevo che Nemo fosse un pesciolino, non il profeta della nostra scuola. A parte la partecipazione alla prima edizione, voluta fortissimamente dal Dirigente Vernì, e la sesta, quando le docenti vollero assolutamente partecipare, scegliendo di fare un incontro pomeridiano presso Casa delle Idee, per il resto il nostro paese scolastico non aderisce alla Rassegna (tranne la scuola superiore). Le motivazioni sono diverse, dall’acquisto del libro (il massimo del costo non supera otto euro, per le scuole elementari e medie, e le famiglie in difficoltà possono contare sulle copie omaggio), alla non condivisione del progetto, alla scelta degli autori. Mi spiace che anche per questa decima edizione, se riusciremo a farla, non ci sarà la partecipazione degli alunni turesi. Naturalmente le decisioni si rispettano, anche se provocano amarezza. Un paese cresce anche e soprattutto se si condividono le attività culturali, sociali, formative. Ci sono nel nostro paese diverse associazioni che meriterebbero il seguito dei ragazzi, auspichiamo possa un giorno accadere».

“Didiario” è entrato nel cuore di tanti. Qual è stato il suo segreto?

«È difficile rispondere, bisognerebbe chiederlo a chi partecipa: autori, scuole, famiglie… Io intanto ho provato a fare qualche domanda, ed ecco alcune risposte.

“Non c’è un segreto, ma un insieme di cose. Dal modo di contattare da sempre gli autori per un progetto ‘genuino’ che non ambisce ai titoli a caratteri cubitali nelle prime pagine dei giornali, ma con semplicità e sacrificio punta all’essenziale. Didiario non racconta bugie, si muove in modo semplice e schietto. Autenticità del coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi! Senza dubbio (Direttivo Associazione Didiario – Suggeritori di libri).

“Di ritorno dalla Puglia, dopo aver visto e scoperto il lavoro competente, volontario, integerrimo sul lato della qualità di Alina, di Domenico (Minguccio Resta) e tanti pochi altri volontari di Didiario, mi scopro a pensare ai loro commenti e interventi preziosi su questo o quel libro, alla loro dedizione senza secondi fini, a quanto riescano a fare con pochissimo e senza alcun finanziamento pubblico o compromesso, e non posso non dirmi che anche nelle case editrici, fra noi scrittori, fra gli insegnanti, dovrebbero esserci più persone come loro e avremmo libri più belli, più veri e più lettori perfino. Due giorni di incontri, una grande lezione di vita e di umiltà operosa. Pubblicamente grazie! (Fabrizio Silei, autore)”».

Qual è l’edizione che ti è rimasta nel cuore?

«La seconda. È stata la più difficile, emotivamente parlando. Mia madre era morta in ottobre e avevo deciso di non fare più nulla. Lei che durante la prima edizione si era occupata di cucinare per tutti gli autori, e dentro aveva un mostro che ce la stava portando via. A dicembre scrissi a tutte le scuole che avevano partecipato alla prima edizione dicendo che non me la sentivo di andare avanti. Scrissi anche agli autori che ci erano stati tutti vicini in quei mesi di sofferenza. Ma sia le scuole che gli autori dissero “NO”, la rassegna DEVE andare avanti, anche per la tua mamma. E venne fuori la seconda parte del nome: non solo “Didiario”, ma “Didiario – Suggeritori di libri”, perché quello aveva detto mia madre, lei voleva fare la suggeritrice di libri. E così è stato. Non sono credente, mamma per sua volontà è stata cremata e io ho la sua urna con le ceneri in casa mia, ma sono sicura che, qualunque cosa sia diventata, continua a suggerirmi i libri».

Cosa ha in serbo “Didiario”?

«Tantissime cose. Intanto abbiamo in mente qualcosa di bello per festeggiare la decima edizione, se il Covid ce lo permetterà. Non farmele dire perché se ci riusciamo sarà una sorpresa. Inoltre, il Comune di Turi ha partecipato al Bando del Centro per il Libro e la Lettura, sposando un nostro progetto. Se ci riusciamo riporteremo “Didiario” nel centro storico, realizzando spazi a misura di bambini e famiglie».

”Didiario” è stato tale anche grazie alla collaborazione di tanti amici… vorresti ringraziare qualcuno?

«È vero, sono diverse le persone che in questi anni si sono occupate della Rassegna. Tutta la mia famiglia, ad esempio, che ha spesso ospitato gli autori a pranzo e cena, andandoli a prendere e riportandoli in aeroporto o stazione, accompagnandoli presso i nostri esercizi commerciali dove hanno sempre acquistato i nostri prodotti. Ci sono stati anche diversi amici che ci hanno sostenuto e aiutato: Giovanni Forte, Lina Moschidou, Lavinia Orlando, Donato Valerio… ma soprattutto una persona speciale, Minguccio Resta, il nostro grande highlander Minguccio. A lui sono e sarò sempre grata, per la disponibilità, preparazione, accoglienza, stile».

Vorresti aggiungere qualcosa?

«Se posso, dico alle ragazze e ai ragazzi del mio paese di avvicinarsi a noi, se amano i libri e la lettura. Non cerchiamo attori, non primedonne, ma innamorati delle storie, persone che hanno ideali e sogni. Se ci sono, noi li aspettiamo».

Cinzia Debiase

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