Gli “Inguaribili sognatori” biancorossi spengono 10 candeline

Leo Catucci: “È meglio vincere un campionato di serie D o serie C dal vivo, che una serie A davanti alla TV”
Al solo nominare la parola “ultras”, l’immaginario e la memoria collettiva tendono inevitabilmente a ripiegare sul volto di Ivan Bogdanov, sui tifosi del Feyenoord che danneggiarono Roma come barbari o, facendo riferimento alle vicende più recenti, sul fenomeno del razzismo che in Italia pare essere tutt’altro che trascurabile e superato. Com’è tuttavia intuibile, non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio: se da un lato abbiamo dei vandali, dall’altro ci sono famiglie e ragazzi che in uno stadio vedono il tempio della propria fede calcistica e il momento in cui celebrare l’attaccamento a dei colori con una passione che non sfocia in atti vergognosi.
Un ottimo esempio di questo secondo atteggiamento virtuoso lo troviamo in casa nostra: è quello degli “Inguaribili sognatori” che, proprio lo scorso venerdì, hanno celebrato al King Stone i primi 10 anni di vita, o meglio di passione biancorossa e di tifo condiviso a sostegno della SSC Bari. «Nasciamo come gruppo ultras – spiega Leo Catucci, referente degli “Inguaribili sognatori” – legittimato a tutti gli effetti dai capi ultras del Bari sin dal 2009 alla luce della nostra presenza costante allo stadio, sia in casa che in trasferta».

Come e dove è iniziato tutto questo?
«È iniziato tutto nel mio locale nel centro storico. Qui sono nati, ormai dieci anni fa, gli “Inguaribili sognatori”, ragazzi che condividevano gli stessi ideali, la stessa “malattia” per la quale volevano girare l’Italia intera, in ogni categoria, orgogliosi del proprio paese e fieri della propria terra. In occasione dell’inaugurazione della nostra prima sede, Franco Santibyron era riuscito a portare qui a Turi Michele Salomone, storico cronista biancorosso, ritornato poi quando abbiamo festeggiato i 5 anni degli “Inguaribili sognatori”. Venerdì scorso, al 10° anno del nostro gruppo, Michele è tornato con Max Boccasile». Salomone e Boccasile, stando alle spiegazioni dello stesso Leo Catucci, sono i telecronisti ufficiali di RadioNorba impegnati ogni domenica nelle trasmissioni, ovviamente in diretta, dedicate alle partite del Bari. «Domenica scorsa – racconta Catucci – in occasione di Bari-Teramo, siamo stati invitati in trasmissione da Boccasile e, viste anche le condizioni climatiche, abbiamo deciso di raggiungerlo in studio».

Le due voci biancorosse, dopo i festeggiamenti del King Stone con tanto di targhette celebrative a loro consegnate dagli “Inguaribili sognatori”, hanno voluto esprimere anche sui social il proprio affetto verso questo gruppo di appassionati tifosi. «Dieci anni fa alcuni tifosi biancorossi – scrive Salomone – costituirono a Turi il gruppo “Inguaribili sognatori”. Due anni più tardi aprirono una sede e mi invitarono ad inaugurarla. Ieri sera hanno festeggiato il decimo anniversario ed hanno voluto che fossi con loro, insieme a Max, per una tavolata a base di pizza. Mi hanno donato questo ricordo con una bellissima dedica che ho già sistemato in un angolo particolare. Perché è un dono fatto col cuore, da bravi ragazzi, persone genuine, unite a me dalla stessa passione. Fiero di essere stato con loro. Buona vita, Michele». «Il bello del calcio – annota Boccasile – è quando unisce. L’ho sempre sostenuto e non smetterò mai di farlo: chi fa il mio lavoro, non è nessuno senza il pubblico. Siete la forza che ci fa andare avanti e per questo non smetterò mai di ringraziarvi. Grazie di cuore per questo attestato di stima. Sempre e solo forza Bari!».
Ma cosa vuol dire essere un inguaribile sognatore biancorosso?
«Inguaribili sognatori è la passione per il Bari, è la speranza del tifoso barese di tornare a vedere la propria squadra sui palcoscenici che potrebbe meritare alla luce della piazza che ha alle spalle: è il sogno di tornare a vedere il Bari nel posto che merita nel calcio nazionale». La SSC Bari, infatti, deve continuare a costruire una “remuntada” iniziata il 16 luglio 2018 quando, dopo 30 stagioni in serie A e 86 anni di vita, iniziava il lungo calvario della vendita all’asta e della rinascita dalle ceneri della serie D. Adesso i biancorossi sono in serie C, una categoria non particolarmente appetibile per quei tifosi che magari desidererebbero legarsi ad una squadra di alto livello, come d’altronde lo era una volta il Bari.
Cosa è accaduto al vostro gruppo nel corso di questi anni difficili per la società biancorossa?
«Molti si sono allontanati ma abbiamo cercato di tenere botta anche l’anno scorso dopo la retrocessione in serie D. Un tempo eravamo in 25, 30; adesso, anche in pochi, ci siamo sempre e proveremo ad esserci ancora. Io sono il più piccolo della vecchia guardia e in questi anni non c’è stato il ricambio generazionale; le vicende del Bari certamente non hanno aiutato e quindi i giovani sono rimasti distanti».

Cosa dire ai giovani e a coloro che magari non conoscono il senso di vivere le partite allo stadio?
«Vivere il calcio in modo virtuale, davanti ad un monitor, è completamente diverso da viverlo sulle gradinate della curva, in cui ci si sente parte di una squadra, un tifoso a 360°: è meglio vincere un campionato di serie D o serie C dal vivo, che una serie A davanti alla TV. Quindi consiglierei a tutti questa esperienza e di seguire la squadra della nostra terra che ci rappresenta veramente. Una cosa è dire “Bari siamo noi”, un’altra è ad esempio “Milano, o Torino siamo noi”. Invito dunque i ragazzi che vogliono avvicinarsi alla nostra idea di tifo: i nostri profili personali e la nostra pagina FB sono come sempre a disposizione».
Riguardo alla demonizzazione degli ultras, cosa diresti?
«Quando mi sono avvicinato al mondo ultras, venivo dal mondo scout e ho chiuso l’avventura scoutismo proprio trattando della violenza negli stadi. Gli ultras sono demonizzati, ma ci sono anche dei valori positivi che vengono oscurati dagli aspetti più negativi ed estremi: l’attaccamento alla propria terra, il senso di fratellanza, la lealtà, il rispetto. È un mondo in cui c’è stata sempre tanta beneficienza, mai messa in risalto sui media».
Riguardo la sicurezza negli stadi, invece?
«Non sono contro la repressione negli stadi e penso che le società debbano procedere con gli stadi di proprietà, realizzando impianti veramente sicuri. E chi assume comportamenti scorretti sia allontanato anche definitivamente se necessario».
Un pronostico sul finale di stagione del Bari?
«È dura: siamo a -10 dalla Reggina che ha un organico di livello. La speranza è di salire direttamente o coi playoff e quindi tornare almeno alla dimensione della serie B che è stata nostra per tanti anni. Intanto stiamo a vedere cosa ha intenzione di fare la nostra società».
Ebbene, come si suol dire, sognare non costa nulla ed è davvero appassionante: questi ragazzi ne sanno qualcosa.
LEONARDO FLORIO