“Non per mania lamentatrice”
Il convegno ospitato presso la Casa circondariale di Turi, intitolato “Non per mania lamentatrice. Il pensiero di Gramsci detenuto: storia e attualità a ottant’anni dalla scomparsa” e tenutosi lo scorso mercoledì 14 giugno, è stato un evento davvero pregevole e di grande rilevanza. L’incontro d’altronde, è stato patrocinato dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale e dal Consiglio Regionale della Puglia.
Tra i numerosi relatori figuravano i più importanti esperti e studiosi del pensatore sardo, diventato un po’ il simbolo di Turi, Antonio Gramsci. Padroni di casa e moderatori sono stati Maria Teresa Susca, Direttrice della Casa di Reclusione di Turi, e Piero Rossi, Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure privative della libertà.
Sono dunque intervenuti Francesco Giasi, Direttore della Fondazione Gramsci onlus; il magistrato Nicola Graziano, autore di “Un’Odissea Partigiana: dalla Resistenza al Manicomio” (Feltrinelli 2015); Carmelo Cantone, Provveditore Regionale di Puglia e Basilicata dell’Amministrazione Penitenziaria; Franco Corleone, Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure privative della libertà per la Regione Toscana – Portavoce del Coordinamento Nazionale dei Garanti. Coordinatore dei lavori è stato invece Giorgio Macciotta, Presidente della Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci. Le conclusioni sono state lasciate poi a Mauro Palma, Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà.
Altrettanto di pregio erano i partecipanti al convegno: purtroppo, fatta eccezione per il Sindaco Domenico Coppi, nessun turese si è preso la briga di partecipare. In compenso, tra gli ascoltatori c’erano giuristi, avvocati, studiosi, tesisti, membri del Consiglio Regionale. In prima fila c’era infatti Mario Loizzo, Presidente del Consiglio Regionale della Puglia, che ha fatto anche un breve ma applauditissimo intervento.
Il convegno è stato incentrato non tanto sulla figura politica del Gramsci, già studiata e analizzata in tutte le sue sfumature, ma si è discusso dell’intellettuale da un punto di vista umano e culturale, prendendo spunto da una lettera scritta il 27 giugno dl 1933 e indirizzata alla Direzione della Casa circondariale. La lettera, inedita fino a poco tempo fa, ci fa scoprire un Gramsci fortemente debilitato nel corpo ma non nello spirito, risoluto ad avere giustizia per sé e per i suoi compagni detenuti. Nella lettera Gramsci lamenta particolarmente l’impossibilità di riposare durante la notte, a causa della grettezza (o forse della studiata crudeltà) delle guardie che correvano per i corridoi con scarpe ferrate, sbattevano i cancelli, non si avvicinavano ai detenuti perchè “non volevano prendersi la tubercolosi”. Come spiegherà il Senatore Macciotta, esiste un epistolario sin ora ignorato del grande pensatore del 1900 che descrive le assurde condizioni detentive nel Carcere di Turi: troviamo lettere con proteste per i cibi, epistole che raccontano dell’assurdo divieto di coltivare fiori perché rendevano l’ambiente troppo “rasserenante”, ma anche del razionamento dei libri e dei quaderni che Gramsci doveva subire. Dal convegno dunque emerge un aspetto nuovo relativo al grande pensatore comunista. Egli ha lottato, negli anni di detenzione, per vedere migliorate le condizioni dei detenuti. Scritti di ottant’anni fa, ma che si rivelano, durante il convegno, di grandissima attualità.
Come evidenziano i relatori, si tratta di documenti importanti che affrontano il complesso tema dei diritti dei detenuti. Purtroppo, come fa notare il Presidente Mario Loizzo, ancora oggi una fetta della popolazione, veicolata da politici “televisivi” che non nascondono la loro intolleranza, è ancora condizionata da quel sentimento di ostilità e pregiudizio verso l’ambiente carcerario. Ma, ci piace ricordarlo e ribadirlo, la giustizia non è vendetta e il carcere non è una “gabbia” ma un luogo di riabilitazione e recupero sociale.

