Impatto mortale fra treni nel nord barese

23 le vittime accertate; 74 i feriti ricoverati presso gli ospedali di Andria, Barletta, Bisceglie, Corato e Molfetta
12 Luglio. La tragedia si consuma sui binari che collegano Andria a Corato. La foto aerea fa subito rabbrividire e gelare i cuori di tutti gli italiani. Tutta l’Italia si ferma davanti al proprio televisore o smartphone e guarda quella foto.
Salta subito all’occhio il contrasto stridente tra il fortissimo impatto delle carrozze della ferrotranviaria e la bellissima campagna circostante, così invidiata dalle altre regioni, così ricercata dai turisti, così fertile per le nostre produzioni. È quasi un ossimoro a cui non vogliamo credere.
Partono immediatamente da Corato, da Andria e da tutti i paesi del circondario ambulanze, Vigili del fuoco, squadre della Protezione Civile, polizia e tutte le Forze dell’Ordine diverse per nome, ma unite dall’unico scopo di portare in salvo i civili presenti sotto le macerie di carrozze che ormai non esistono più. E mentre ci si chiede come sia potuto accadere, già si contano i morti: 10, poi 12, il numero cresce in fretta, il cuore trema mentre viene divulgato l’annuncio della Protezione Civile: “il numero delle vittime sembra approssimato molto per difetto”. La situazione è sempre più confusa, si allontanano i giornalisti dal luogo dell’impatto; il numero delle vittime sale ancora mentre gli innumerevoli feriti hanno bisogno di urgenti trasfusioni. Si diffonde la notizia grazie ai social: hanno bisogno soprattutto del gruppo sanguigno 0+; gli ospedali del circondario si dicono pronti ad accettare donazioni mentre le sale d’attesa si popolano di volontari pronti a un piccolo, ma utilissimo, gesto di solidarietà. In quei momenti i pugliesi hanno dimostrato quel calore, quel senso di unità e fratellanza, di soccorso spontaneo e immediato, quell’affetto che siamo in grado di provare anche verso persone sconosciute. Niente da fare, i pugliesi non si smentiscono mai! In pochi minuti infatti l’emergenza trasfusioni si estingue, ma nello stesso tempo si diffonde la tragica notizia: il numero definitivo delle vittime è 23.
Tuttavia mentre sono ancora in corso le operazioni per il riconoscimento dei caduti, ci si affolla a puntare il dito contro i responsabili: l’alta velocità, precedenze non rispettate, ritardi accumulati, il binario unico, l’organizzazione delle ferrovie pugliesi, i pochi investimenti al Sud, il Ministro dei Trasporti e Matteo Renzi. Come per ogni tragedia, diventiamo in un batter di ciglia da semplici cittadini e spettatori di tale disastro pubblici ministeri e giudici con la toga, ci si perde in giudizi affrettati e dichiarazioni ufficiali, dimenticando quale sia la vera catastrofe: mogli, figli, padri e madri, lavoratori più o meno stipendiati, ragazzi di ogni età. In una parola, uomini che hanno perso la vita, e tutti noi non possiamo che fermarci, vinti dall’impotenza, davanti al dramma livellatore della morte, che non conosce identità, status sociale e condizioni economiche. Abbiamo davvero dimenticato, è amaro constatarlo, quell’antico proverbio latino: ubi maior, minor cessat (dove compare il male maggiore, il minore si estingue).