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Il Ministero ‘boccia’ malamente l’ing. Camposeo e i tecnici

Impegno per Turi Pietro camposeo piero

Come una brutta sorpresa di Pasqua, è giunto in Comune il parere del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti circa il vergognoso ponticello di Lama Giotta. Un parere richiesto a frittata ormai fatta, dalla stessa Amministrazione, evidentemente incapace di controllare, programmare e camminare sulle proprie gambe, anche per colpa di un assessore (Camposeo) e di qualche tecnico comunale ai quali è sfuggita di mano la situazione.

Nelle prime righe della nota del Direttore Generale – arch. Ornella Segnalini – protocollata martedì 22 marzo, c’è già il presagio, la doccia fredda. Il Ministero, infatti chiarisce che non è suo compito “esaminare i progetti ed analizzare gli interventi realizzati su infrastrutture stradali non di competenza statale”… “pertanto ci si limita ad esprimere valutazioni di carattere generale sulle norme tecniche stradali applicabili alta fattispecie in oggetto”.

Ma questo è solo l’assaggino. La risposta del Ministero vibra come una violenta frustata ‘bella assituata’ direbbero a Bari, e demolisce l’opera, quindi il ponte e con esso tutte le assurde resistenze di chi continua irresponsabilmente a nascondersi dietro l’evidenza ma anche dietro l’esilità di un ponte divenuto ormai troppo piccolo per nascondervisi.

Il Ministero precisa che “la responsabilità” “sul progetto di sostituzione del ponte” (la famigerata variante), “attiene unicamente al Comune di Turi”. Inoltre, la valutazione “deve comprendere il rispetto delle norme sulle costruzioni e di tutte le altre norme di settore – ed in particolare sui dispositivi di ritenuta stradale – e deve basarsi, oltre che sulla generale disposizione dell’art. 14 del Codice della Strada, anche sui principi ed i criteri contenuti nelle norme di progettazione stradale”.

Il Ministero aggiunge che il “progetto strutturale deve essere analizzato anche sotto il profilo della coerenza con eventuali interventi di adeguamento pianificati sulla rete stradale di competenza dell’Amministrazione, al fine di evitare che il progetto dell’opera diventi un vincolo fisico nell’eventuale successivo adeguamento dell’intera infrastruttura stradale”.

L’opera deve garantire innanzitutto la sicurezza dei cittadini!

Questo passaggio è più chiaro tra le righe successive: esiste un “vincolo dell’invarianza della piattaforma stradale come elemento necessario a garantire la sicurezza”. Il “restringimento” – scrive chiaramente il Ministero – ha conseguenze in tema di sicurezza e circolazione stradale.

Non solo. Il Ministero ricorda che un “restringimento in corrispondenza di ponti e viadotti esistenti, costituisce spesso un vincolo in fase di adeguamento delle infrastrutture stradali esistenti proprio in relazione agli elevati costi di rifacimento delle opere”. Circostanza che ricorda la Salerno-Reggio Calabria: più ritarda l’opera o più è sbagliata, tanto più sarà difficile e costoso intervenire successivamente per sistemare la strada. A un certo punto è preferibile abbattere.

Il Ministero boccia la variante dell’Amministrazione.

Una volta fatte tutte queste premesse, arriva la bocciatura del Ministero. Vale la pena leggerla per intero: “Nel caso in oggetto, aldilà che la necessità di sostituire il ponte derivasse da motivi di inadeguatezza idraulica, l’Amministrazione, una volta assunta la decisione di ricostruirlo, avrebbe potuto e dovuto valutare, oltre che il mantenimento dell’invarianza geometrica della piattaforma preesistente – che rappresenta la condizione necessaria e sufficiente, ma evidentemente solo minima – anche I’opportunità che la ricostruzione non costituisse un vincolo per eventuali futuri adeguamenti della completa infrastruttura stradale in cui I’opera è inserita, prevedendo a tal fine per il costruendo ponte una sezione della piattaforma stradale pari alle dimensioni previste per la tipologia di strada in cui dovrebbe essere classificata, e quindi più ampia rispetto all’attuale piattaforma stradale esistente”.

Più chiaro di così non si può: l’opera è sbagliata, è più stretta, complica futuri interventi i cui costi dovrebbero gravare su chi ha sbagliato, e non sempre sui poveri cittadini.

Documentazione errata.

C’è da aggiungere altro? Purtroppo sì. Le frustate del Ministero non sono finite. Il Direttore Generale accusa: “dalla documentazione trasmessa dall’Amministrazione comunale emergono alcune erronee interpretazioni normative, ed in particolare sulla definizioni degli elementi compositivi della sede stradale”. In altre parole, l’opera è sbagliata.

Vi risparmiamo i dettagli riportati a pagina 3 della nota ministeriale, prettamente tecnici e che riguardano l’ABC di chi mastica la materia… per esempio un tale Camposeo. La “sentenza” finale lascia spazio a pochi dubbi:

“Nel confronto tra le situazioni ex-ante ed ex-post del ponte (cioè com’era prima, e com’è ora, ndr) operato da codesta Amministrazione” – il Ministero sentenzia che “di maggiore importanza risulta il mantenimento dell’invarianza geometrica della piattaforma stradale (“prima dell’opera d’arte – nell’opera d’arte – dopo I’opera d’arte”)”. Insomma la variante è sbagliata e non doveva variare la piattaforma, “condizione minima – puntualizza il Ministero – per il conseguimento di condizioni atte a garantire la sicurezza stradale, quale criterio di una corretta progettazione”.

E se facessimo due conti?

Quella del Ministero è una bocciatura. Inoltre, le premesse iniziali – ossia che non è di sua competenza valutare il progetto – sono una ulteriore aggravante per la posizione dell’Amministrazione comunale turese. Perché a questo punto dovremmo porci la seguente domanda: e se a valutare fosse un competente, quali altre gravi responsabilità ed errori emergerebbero? Ad esempio sul piano dei costi, quali sorpresine verrebbero fuori dall’uovo di Pasqua? Cosa verrà fuori dagli uffici della Corte dei Conti e della Procura? Intanto le staccionate si sono sbriciolate alle prime piogge.

Le chiacchiere da bar.

Avete il mal di testa? Un’ultima domanda che sorge sempre spontanea: c’era bisogno di farsi umiliare così dal Ministero? Le nostre, come al solito, erano solo chiacchiere da bar, vero?! Dopo l’assessore Tardi, attendiamo con ansie le altre dovute dimissioni. Anche dopo Pasqua sono ben accette. 

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