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“Non volevamo buttare fuori nessuno”

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La casa popolare occupata abusivamente. Una casa popolare fatiscente, occupata e poi sgomberata, una giovane famiglia che tenta di mettere radici, un comitato cittadino impegnato a mediare con le istituzioni e un Comune che prima di fare il pugno duro, ha porto la mano dell’aiuto. Ecco i protagonisti di una vicenda che ci ha tenuto con il fiato sospeso per qualche giorno, concludendosi poi nel migliore dei modi. La giovane famiglia, infatti, grazie alle rassicurazioni del sindaco Coppi e all’intervento di Carmine Catalano di Turi Futura, ha lasciato la casa occupata (peraltro già assegnata ad un’altra persona) ed è riuscita, nel giro di qualche ora, a trovare un piccolo appartamentino nel centro storico. L’affitto sarà pagato dal nostro Comune per circa cinque mesi. Non scenderemo nei dettagli di questa vicenda che forse si chiuderà solo con le graduatorie e l’assegnazione delle case popolari agli aventi diritto: sarebbe crudele infierire ancora sulla dignità delle persone interessate, che già per troppo tempo hanno dovuto difenderla dolorosamente.
L’intervento di Carmine Catalano. Di tutta questa vicenda, il sindacalista Carmine Catalano sfoga la sua amarezza contro l’assessore alle politiche sociali, che accusa di essere stata totalmente assente durante i cinque giorni di trattative. “Non dovevo essere io, libero cittadino appartenente ad un comitato, a spiegare a questi ragazzi le ragioni per cui non potevano restare in quella casa”, afferma con tono concitato, raccontandoci di uno scontro avvenuto con l’assessore fuori da Palazzo di Città, dove è stato il sindaco ad invitare ad abbassare i toni e calmarsi. “Quali sono i programmi per il sociale?”, chiede infine, senza celare dietro queste poche parole una vena polemica e accusatoria.
La replica del sindaco Coppi. Il sindaco Coppi, invece, bolla come “fesserie” le accuse di Catalano contro lo stesso assessore. Stando alla versione fornitaci dal primo cittadino, l’Amministrazione era già a conoscenza delle condizioni di disagio della famiglia e l’assessore alle politiche sociali sarebbe più volte intervenuta personalmente per trovare un appartamento idoneo alla famiglia, rivolgendosi anche agli assistenti sociali: “Non è vero che non ha fatto niente. Anzi, per quella famiglia si è spesa più di quanto si possa pensare” ribadisce chiaramente e più volte. Coppi ci conferma inoltre che la prospettiva per un sussidio di affitto era già stata considerata dal Comune di Turi, che allo stesso modo aiuta diverse famiglie del paese.
Notarnicola e la graduatoria. Abbiamo raggiunto telefonicamente anche il consigliere Vito Notarnicola, con delega all’edilizia residenziale pubblica, il quale ha posto in rilievo l’importanza della trasparenza e della legalità delle prossime assegnazioni degli appartamenti popolari: “Non volevamo buttare fuori nessuno, ma ci siamo dati una regola che è quella della graduatoria. Tutti devono rispettarla, senza procedere ad occupazioni. Capisco la disperazione, però abbiamo tante altre famiglie nella stessa condizione e non possiamo concedere favori o altro”. L’occupazione abusiva, ci spiega lo stesso consigliere, oltre ad essere illegale, comporta la cancellazione dalle tanto agognate liste di assegnazione. Il tutto per garantire due principi fondamentali, la legalità e l’uguaglianza.
Serve anche l’integrazione sociale e lavorativa. Su un punto, il sindaco Coppi, il consigliere Notarnicola e il sindacalista Catalano sono d’accordo: l’assistenza non può essere eterna, ma bisogna che queste famiglie imparino a saper cogliere l’aiuto offerto dal Comune come un input per poter rialzarsi e proseguire da soli. “Bisogna costruire percorsi di integrazione, perché sono giovani e in grado di lavorare. L’obiettivo è farli uscire dal percorso di assistenza continua. Questa è la scommessa vera” afferma Coppi, seguito dalle parole di Notarnicola: “Non serve solo il sussidio economico, ma anche gli strumenti per un’integrazione sociale e lavorativa. Ed è questo che si sta facendo, senza sbandierarlo ai quattro venti”. Catalano invece la mette sul piano morale oltre che economico, ribadendo che “senza progettualità sul sociale non si va da nessuna parte”.
Perché lo abbiamo permesso? La vicenda, tuttavia, oltre alla riflessione politica, dovrebbe arrivare anche nelle nostre coscienze civiche. Come esseri umani e come comunità, dovremmo chiederci perché lo abbiamo permesso, perché abbiamo consentito che famiglie meno fortunate delle nostre continuino a soccombere davanti ai nostri occhi. Tante domande, nessuna risposta, o forse una: con l’etichetta di “adulti” ci siamo arrogati tanti e troppi diritti; siamo diventati cinici e crudeli, così presi dalle nostre conquiste personali da dimenticarci persino del nostro vicino di casa. Dovremmo indignarci, essere arrabbiati, protestare se servisse. Ed invece abbiamo deciso che voltare la testa dall’altra parte sia il male minore. E magari può anche funzionare, per ora. Ma cosa lasceremo in eredità ai cittadini del domani?

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