Ricordare e conoscere: Olocausti di ieri e di oggi

Che cosa ricorre il 27 gennaio? Perché parole e immagini si susseguono in piazze, nelle aule, nelle scuole? A parlare ai ragazzi delle classi quinte della scuola primaria e le prime e le terze della scuola media dell’Istituto Comprensivo “Resta – De Donato Giannini”, il Presidio del Libro di Turi. A 70 anni dall’apertura dei cancelli delle città fantasma, dei campi dove fumava il silenzio e dove le voci erano solo ricordo, una mattinata per ricordare e soprattutto conoscere quello che è stato e quello che ancora oggi è.
Nomi che sono solo numeri, uomini che paiono sagome o ombre, violenze che sono state e che continuano ad essere, dopo 70 anni, oltre la nostra porta. E come allora quando qualcuno voleva cancellare le tracce di una pagina atroce, anche oggi potenze superiori vogliono occultare, lasciare nel vago, non spiegare.
Con questo obiettivo, nella mattinata del 27 gennaio, si è aperto un grande capitolo della storia contemporanea, raccontando agli studenti turesi quanto le nuove forme di razzismo, l’antisemitismo, sono ancora oggi insite nella nostra realtà, e non relegate in un passato distante da noi.
“Conoscere” è la parola chiave attorno alla quale si è dato il via alla mattinata, espressa dalla vicesindaco Lavinia Orlando e accolta dalla platea degli studenti. E “conoscere” quello che è stato, significa anche comprendere il “coraggio di chi ha vissuto, la speranza di un futuro migliore e la libertà che ci è stata donata” – ha aggiunto l’Assessore Gusy Caldararo. Elementi imprescindibili che connotano non solo chi ha vissuto e subito la shoah che nella giornata si ricorda, ma che rappresentano le condizioni della shoah che ancora oggi, il popolo palestinese, vive dal 1948.
Una finestra sull’Oriente e sulla tragica situazione che attualmente investe la popolazione palestinese, l’ha permessa Faiza Jasmine, fondatrice di Bari per Gaza. Attraverso le sue parole che hanno catturato l’attenzione dei ragazzi dell’Istituto, tutti hanno compreso più a fondo di un popolo prima libero, oggi rinchiuso in un fazzoletto di terra – la striscia di Gaza – che non permette futuro, che non lascia speranze di una vita migliore. “Dal 1948 inizia la Nakba: il disastro. La pulizia etnica che rese possibile la creazione di uno stato di Istraele in una zona dove i palestinesi costituivano il 70% della popolazione totale. Durante la Nakba, 531 tra villaggi e città palestinesi furono distrutte e oltre 300 mila famiglie furono sfollate e rinchiuse in un brandello di terra costituito da tende, dove nulla vive e nulla può vivere, circondati da un muro lungo 730 km con torri di controllo ogni 30 metri, dalle quali i soldati sparano chiunque tenti di fuggire”. È un Olocausto contemporaneo, che si protrae da lunghi anni, vicino alla nostra terra, ma così nascosto dai media occidentali. In un campo di prigionia il più grande al mondo, convivono uomini, donne e bambini imprigionati da un’ideologia razzista e di potere che non lascia lumi di speranza. E se l’embargo impedisce una vita più dignitosa, i cecchini vigilano perché nulla possa sfuggire al controllo. E così ogni giorno, da quel giorno, senza alcuna idea di quando questa shoah possa finire e ridare dignità ed identità ad un popolo senza più terra, senza più speranza.
Così, la giornata della memoria è stata la giornata contro “tutti gli Olocausti” – come ha sottolineato Alina Laruccia ringraziando gli studenti, i docenti e la scuola che hanno permesso l’incontro ed ha dato la parola a Lina Moschidou del Comitato Genitori IC di Turi che ha letto “Un giorno un nome incominciò un viaggio”.