La Shoah raccontata dagli studenti

“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”. Così scriveva Primo Levi nel suo romanzo-testimonianza Se questo è un uomo, in cui lo scrittore raccolse gli orrori vissuti nel lager di Auschwitz, in cui fu deportato perché ebreo.
In nome del valore del ricordo tredici anni fa fu istituito il Giorno della Memoria. La data scelta fu quella del 27 gennaio.
In quel giorno del 1945, infatti, il mondo si stupì o finse di farlo quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa sfondarono i cancelli di Auschwitz e portarono alla luce le atrocità che si nascondevano al di là della scritta Arbeit Macht Frei (il lavoro rende liberi) e i meccanismi di realizzazione di quella che i nazisti chiamarono “soluzione finale del problema ebraico”.
Con il passare degli anni le empietà commesse dai nazisti paiono un racconto quasi immaginario, lontano da noi. Per questa ragione è indispensabile che si ricordi all’uomo ciò che l’uomo stesso è stato capace di fare.
Anche le nuove generazioni devono conoscere, vedere il male con i propri occhi. Per questo motivo il 28 gennaio scorso le classi prime e seconde della scuola media dell’Istituto Comprensivo “Resta – De Donato Giannini” hanno seguito, nella sala teatro della scuola, un percorso audiovisivo attraverso gli orrori della Shoah.

In questo cammino, dalle leggi razziali allo sterminio, i ragazzi sono stati guidati dalla dottoressa Rosa Ferro, esperta in linguaggi audiovisivi e cinema per ragazzi nonché presidente della Cooperativa Sociale “Il Nuovo Fantarca” di Bari.
Gli alunni sono così venuti a contatto con gli aspetti più sconosciuti della Shoah, con il “modo industriale” utilizzato dai nazisti nell’eliminazione di circa sei milioni di ebrei. È stato un vero e proprio “Viaggio nella fabbrica dello sterminio”, come indicava il titolo del primo video-documento analizzato.
Il secondo documento è stato la testimonianza di Liliana Segre, una delle poche sopravvissute ancora in vita che, in un filmato toccante, passa idealmente il testimone della propria memoria alla nipotina di 13 anni, la stessa età che aveva lei quando fu deportata.
Gli studenti, stimolati alla riflessione, hanno provato a dare i loro perché, a cercare risposte a domande cui nemmeno i grandi riescono ancora a replicare in maniera esaustiva.
La Shoah è, infatti, inenarrabile, indicibile.
Gli alunni conoscono le motivazioni economiche, pregiudiziali e religiose con cui i nazisti giustificarono lo sterminio. Più difficile per loro è comprendere il modo in cui una Germania in crisi dopo la Prima Guerra Mondiale abbia cercato di risollevarsi in questa maniera tremenda, mettendo in moto l’industria bellica e dei trasporti a scapito della vita, come una propaganda ad hoc sia stata creata per aumentare il potere attraverso il falso, come molti sapessero ma facessero finta di non sapere, come i civilissimi Stati Uniti abbiano appoggiato economicamente la Germania nazista, fornendole anche i gas che uccisero milioni di ebrei, per poi salire sul carro di chi ha fermato l’orrore.
Tutto questo gli uomini di domani non possono ancora comprenderlo. È bene, però, che abbiano iniziato a capire che la Shoah non è descritta solo da film edulcorati. Devono capire che, nelle difficoltà economiche, spesso ci s’inventa un nemico, un colpevole su cui scaricare le tensioni sociali. Gli ebrei erano “colpevoli solo di essere nati”, dice Liliana Segre.
“Io sono obbligata a ricordare” – aggiunge. Noi siamo obbligati a farlo quanto lei, perché quei luoghi possano avere sempre voce, visto che il nazismo è morto solo da un punto di vista storico, ma serpeggia ancora ai giorni nostri, e c’è ancora chi non vuole credere che tutto ciò sia avvenuto.
Di Auschwitz ci rimangono casermoni, ora meri contenitori di capelli, valigie, scarpe, gioielli, a uso e consumo di turisti e visitatori, magari distratti.
Di quello che la Shoah è stata davvero non sappiamo molto. Le risposte, che i ragazzi non sanno dare, anche gli adulti le hanno solo in maniera confusa. E a molte domande che fanno loro a noi, ancora oggi nessuna parola può essere una giusta risposta.