Il grande inganno del Pdl

Poniamo fine alla farsa, perché la nostra intelligenza merita maggiore onestà: ci hanno bombardato per giorni con la notizia dell’abolizione dell’IMU,
estrinsecando infinita gioia per il risparmio di cui con tale cancellazione i cittadini avrebbero beneficiato, finanche calcolando i soldi che i mcontribuenti, sgravati dal tanto odiato orpello, potrebbero impiegare per altri scopi – 692 milioni di euro di risparmio mper il solo comparto agricolo sono stati calcolati da un mai così tanto gongolante consigliere Boccardi.
Il particolare che tutti dimenticano è tuttavia fondamentale: la cancellazione ha un senso puramente formale – terminologico, ma, dal punto di vista sostanziale, la tassa resta (con una nuova denominazione) ed, anzi, viene estesa ad una platea ben maggiore.
La festa non è dunque giustificata; la gioia estrinsecata dai due principali partiti di governo, PD e PDL (ancora vergognosamente all’unisono) è dettata dalla finzione di chi non vuole vedere. E’ vero: il governo ha abolito mdefinitivamente la prima rata dell’IMU (quella dovuta entro settembre), cancellandola per tutte le prime case, escluse mville di lusso e castelli; rispetto alla seconda rata (quella di dicembre) c’è “l’impegno politico” a cancellarla, ma la certezza si avrà solo ad ottobre inoltrato, quando verrà varata la legge di stabilità.
Se le novità si fermassero a questo, le tante dichiarazioni di giubilo – “l’abolizione dell’IMU è una vittoria per quei tanti milioni di italiani che sapevano di dover pagare una tassa e non la pagheranno più” o “gli italiani non si vedranno mettere le mani nelle tasche” – sarebbero in parte giustificate.
Mai bugia fu però più grossa (se si eccettua la boutade, pur votata in Parlamento, per cui Ruby sarebbe stata la nipote di Mubarak). In primis, perché da gennaio farà il suo ingresso la service tax, che sarà pagata in parte dai proprietari delle abitazioni ed in parte dagli inquilini e che ingloberà anche i costi dei rifiuti, della manutenzione stradale e del verde pubblico. Secondariamente perché, anche in seguito alla cancellazione dell’IMU, l’IVA subirà quasi sicuramente un incremento, come precisato, tra gli altri, dal viceministro Fassina, (e non serve essere degli esperti economisti per comprenderlo).
Dove sarebbe dunque questa tanto sbandierata riduzione delle tasse? L’IMU esce dalla porta e rientra dal portone, da tassa nazionale diventa locale, con la grave conseguenza di essere meno gravosa per i proprietari e, al contrario, di pesare maggiormente sugli affittuari, con l’ulteriore rischio di incrementare morosità e sfratti. Rispetto all’IVA, vale lo stesso discorso, nel senso che i commercianti non faranno altro che aumentare i prezzi (per recuperare la maggiore tassazione subita), rivalendosi su tutti i cittadini.
Ancora una volta si toglie ai poveri per dare ai ricchi, si abroga l’IMU per tutti (anche per le prime case possedute da chi potrebbe tranquillamente pagare 300 o 400 euro l’anno senza aggravi così pesanti, perché benestante), trasferendola a tutti ed, in particolare, a chi non possiede affatto una casa di proprietà ed ha già difficoltà a pagare le mensilità. Lo stesso discorso vale anche per l’incremento dell’IVA, il cui costo msarà subito da tutti i consumatori, indipendentemente dal mreddito.
Passino le falsità propinateci dal PDL – a cui siamo abituati – e le manifestazioni di gioia per le facilitazioni che mchi sta meglio continua a ricevere, ma ciò che fa più rabbia è l’atteggiamento del PD, che ha nuovamente realizzato un immenso favore a Berlusconi, piegandosi alla sua volontà ed ai suoi ricatti ed andando in contrasto con quelli che dovrebbero essere i valori che un partito di centrosinistra deve portare innanzi: non c’è la sola iniquità dell’abolizione dell’IMU, con tutte le conseguenze che tale provvedimento porta con sé, ma si guardino le ulteriori
misure collegate, come la riduzione delle multe alle concessionarie delle slot machines, propedeutica all’ottenimento mcelere di una parte delle somme dovute e necessaria per recuperare proprio parte mdi quanto perso dall’abolizione dell’IMU o i cinquecento milioni stanziati dal governo per mla cassa integrazione in deroga, mche risultano decisamente insufficienti rispetto alle tante situazioni di crisi lavorativa e mche avrebbero potuto essere mmaggiori se non si fosse deciso mdi tagliare le tasse per tutti, indiscriminatamente. Così, quando ad anno nuovo ci ritroveremo con una nuova tassa, maggiore delle precedenti sommate o quando i costi della spesa o della benzina lieviteranno ulteriormente, sapremo bene a chi rivolgere i nostri sentiti ringraziamenti.
Lavinia Orlando