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Scuola materna ” San Giovanni Bosco”, Cazzetta fa il punto della situazione

Cazzetta

In queste settimane si è ritornato a parlare della scuola materna “San Giovanni Bosco”. Il plesso, come noto, fu chiuso nell’ottobre 2011, a seguito del ritrovamento di una dolina nelle immediate vicinanze della struttura, e gli allievi furono trasferiti ? temporaneamente si disse all’epoca ? nel padiglione B della scuola elementare. Da allora, come denunciato anche da alcuni genitori, la situazione è rimasta immutata.

Per ricostruire la vicenda e fare il punto sull’edilizia scolastica turese, abbiamo intervistato il consigliere delegato al ramo, prof. Modesto Cazzetta.

Iniziamo con una breve cronistoria di quanto accadde dopo la chiusura della scuola materna.

“A seguito del ritrovamento di un inghiottitoio che sorgeva a pochi metri dalla scuola materna di via Ginestre, la maggior parte dei genitori non era più tranquilla e fu presa la decisione di utilizzare il padiglione B della scuola elementare di via Chiarappa. Questo fu possibile grazie al grande senso di responsabilità del professor Vernì, dirigente del Circolo Didattico “De Donato-Giannini”, e del professor Brienza, dirigente della scuola media “Raffaele Resta”. I due presidi fecero squadra con l’amministrazione Gigantelli e favorirono il trasferimento di alcune classi della scuola elementare nei locali della scuola media, liberando il piano terra del padiglione B. A quel punto l’Ufficio tecnico fece la sua parte, eseguendo in tempi rapidissimi i dovuti adeguamenti strutturali. In questo modo riuscimmo ad evitare che i bambini perdessero giorni di lezioni, con i comprensibili disagi per le famiglie”.

 

Come si arriva alla scelta di stabile la nuova sede nel padiglione D?

“Tamponata la situazione, mettemmo in atto una pianificazione a lungo termine. Nel frattempo le due scuole erano state unificate, creando un istituto comprensivo, il “Resta-De Donato”: tutti gli uffici amministrativi venivano raggruppati nella sede della scuola media e il padiglione D della scuola elementare restava inutilizzato. Pensammo così di finanziare i lavori di adeguamento di quell’edificio, creando cinque sezioni e riportando all’originaria funzione di refettorio i locali utilizzati provvisoriamente come palestra. Oggi questo progetto prosegue il suo cammino. Siamo nella fase della progettazione preliminare e siamo sicuri di arrivare al progetto esecutivo in tempi brevi”.

 

Si dice che per concludere questa progettazione andrebbero reperiti altri 100mila euro.

“L’ingegnere che si è aggiudicato la progettazione ha rilevato l’esigenza di alcune opere aggiuntive, interventi  che abbiamo ritenuto importante avvallare poiché il nostro obiettivo è avere la massima efficienza della struttura, sia dal punto di vista della sicurezza che della vivibilità. Questo, evidentemente, ha comportato una spesa superiore rispetto a quella preventivata; tuttavia, ho avuto modo di parlare con il consigliere delegato al bilancio, Antonio Tateo, il quale mi ha assicurato che le somme necessarie saranno reperite. Del resto, il sistema scolastico è una priorità della programmazione politico-amministrativa di questa amministrazione”.

 

La struttura dell’asilo nido invece è stata terminata da tempo. Perché non è ancora operativa?

“Mancano alcune rifiniture non previste nel progetto iniziale. Ad ogni modo, porteremo avanti questo discorso insieme all’assessore ai Servizi Sociali, la dott.ssa Volpicella, con cui valuteremo il da farsi. Il nostro desiderio sarebbe di mettere a disposizione della cittadinanza il nuovo asilo entro settembre, procedendo con un bando per l’affidamento esterno della gestione”.

 

Veniamo all’accorpamento dell’ITIC di Turi con quello di Rutigliano. Auspicava una soluzione diversa?

“Tutto sommato penso che si sia rivelata la scelta giusta, considerando che è iniziato un percorso di collaborazione tra i due istituti che, tra l’altro, hanno lo stesso indirizzo e sorgono in paesi limitrofi, distanti tra loro pochi chilometri”.

 

Rispetto al forte consenso elettorale che le è stato riconosciuto nelle ultime elezione, si sente emarginato in questa compagine di governo?

“Assolutamente no. È stata una mia scelta quella di non far parte della giunta, nonostante all’interno del mio gruppo ci siano stati numerose attestazioni di fiducia per affidarmi una circa assessorile. Partendo dalla mia visione della politica come servizio in favore della collettività, ritengo che si possa dare un contributo al proprio paese a prescindere dal ruolo che si ricopre. Diventare assessore non significa avere una posizione privilegiata di potere, il rispetto lo si guadagna stando in mezzo alla gente e affrontando i problemi quotidiani.

La mia brevissima storia politica lo conferma: durante l’amministrazione Gigantelli sono partito da consigliere e poi mi è stato chiesto di far parte della giunta. Ne sono stato fiero, sono entrato in punta di piedi e  credo di aver fatto un buon lavoro. Nel momento in cui c’è stato bisogno di fare un passo indietro, ho accettato senza nessun tipo di problema così come ho fatto quando, per equilibri interni, mi è stato chiesto di rientrare”. 

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