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Politica

L’Italia protesta

tundo

Il 24 e 25 febbraio 2013 il popolo italiano ha dimostrato una chiara volontà di cambiamento.

Dalle urne sono usciti esiti che sicuramente non fanno ben sperare. Un elemento fondamentale però si può chiaramente percepire: la delusione verso la politica che ha caratterizzato la “Seconda Repubblica” è ai massimi livelli.

Un voto di protesta da parte di milioni di italiani. Una sonora bocciatura per tutta la classe politica. Molti nomi illustri sono stati letteralmente scalzati dalle loro poltrone, ma anche coloro che inneggiano a miracolose vittorie, in fondo hanno perso rovinosamente la battaglia. All’inizio di questa campagna elettorale, c’era un sicuro vincente, il PD, un illustre perdente, il PDL, e tanti altri partiti che avrebbero dovuto fungere da ago della bilancia.

Martedì 26 febbraio, invece, questo iniziale scenario è stato totalmente smentito. Ci sono due grandi sconfitti, il PD e il PDL; un grande vincitore, il MoVimento 5 Stelle; un deludente ruolo secondario per la lista Monti ed una debacle totale per coloro che fino a questo momento hanno fatto della politica un proprio portafoglio.

Cinquanta giorni di campagna elettorale ferrea, estenuante, in cui tutti i cittadini sono stati spettatori di commedie al limite della ragionevolezza. In televisione, sui giornali impazzavano proposte a volte del tutto ridicole. Chi ha minacciato di “sbranare” i propri avversari, chi ha imitato simpaticamente e chi ha offeso volgarmente. Una vera parodia tutta italiana.

Uno scenario deludente sin dalle prime battute di questa campagna elettorale che non ha tradito le aspettative: un’apparente ingovernabilità ed un rifiuto nei confronti di quei partiti che vorrebbero furbamente intermediare. Gli italiani sono sempre più convinti di volere una destra ed una sinistra.

Paolo Tundo, politico tra i più longevi del panorama locale, cerca di dare delle spiegazioni su quanto è successo e cosa ci potrebbe attendere nel prossimo futuro.

Lei era segretario di uno dei partiti uscito dal panorama politico attuale. Come spiega questa sonora sconfitta di FLI?

“Fini ha totalmente deluso le aspettative di coloro che avevano posto in lui le speranze di nascita di una nuova destra riformatrice e non accampata al volere del padrone. Ha dimostrato di essere tutt’altro che innovatore, bensì molto più antico di quel che si potesse pensare”.

Il M5S ha stravinto queste elezioni. Cosa significa per gli italiani e per la governabilità dell’Italia?

“Grillo e il suo movimento hanno rappresentato la rabbia di tutti quei cittadini ormai esausti di subire una politica che guardava la nazione solo sotto determinati punti di vista, tralasciando il malessere ed i bisogni di noi comuni cittadini. Sicuramente non sarà facile per il futuro premier riuscire a lavorare serenamente, attuando quelle riforme di cui abbiamo sempre più bisogno. Una riforma elettorale che guardi ad una maggiore rappresentatività del popolo, una riforma sanitaria e fiscale come elementi primari da cui far partire una nuova fase politica. Nelle condizioni attuali, a mio parere, sarà un’impresa molto difficile, quindi prevedo che a breve si dovrà tornare a votare”.

Secondo Lei chi ha perso le elezioni?

“Sullo scenario politico vedo tanti perdenti. Il PD è riuscito a “buttare” un vantaggio enorme sugli altri partiti. Una campagna elettorale che non ha attirato l’attenzione dei cittadini e che al contrario, ha causato una diaspora dei suoi elettori. Il PDL che, pur sapendo di non avere un’alternativa vincente, in tanti anni di malgoverno ha scatenato una confusione enorme tra il popolo di destra. Personalmente non vedo questa vittoria così tanto esaltante da parte di Berlusconi e dei suoi uomini. La lista Monti, ha pagato un anno e mezzo di forte recessione e di un aggravio fiscale che difficilmente sarà dimenticato nella storia. Riforme assolutamente inevitabili, ma che non hanno di certo giovato alla sua popolarità. Il risultato del M5S rappresenta proprio questa enorme delusione nei confronti della politica e null’altro. Spero che nel prossimo futuro, i nostri rappresentanti facciano un mea culpa sul loro operato ed inizino realmente a pensare alla nostra nazione e non a rimanere attaccati alla poltrona. Solo così il voto di protesta potrà tornare ad assumere un vero colore politico”.

In Puglia, una netta vittoria del PDL potrebbe significare molto in chiave elettorale per le prossime regionali. Il SEL non ha riscosso tanto successo come si prevedeva.

“Vendola in tutti questi anni ha dimostrato di non essere all’altezza del ruolo che copre e non ha soddisfatto per nulla le esigenze di una regione importante come la Puglia. Ha promesso mari e monti ed in ben due legislature non è riuscito a valorizzare il nostro territorio come speravamo. Per di più ha lasciato vacante il suo ruolo per svariato tempo, a causa del suo impegno verso la scalata al parlamento. Cosa pretendeva quindi? Di vincere soltanto perché lui è Nichi Vendola? A parer mio, le sue dimissioni dovrebbero essere un atto dovuto per almeno salvare il suo onore, ma penso che continuerà a rimanere attaccato alla sua sedia fino a quando potrà. L’onore è un valore che non tutti posseggono”.

Dopo la delusione targata FLI, quali sono i suoi progetti futuri?

“Attualmente sono molto risentito per quel che è accaduto, soprattutto perché sento di essere stato tradito anche negli ideali di destra in cui credo. Insieme al gruppo che costituiva il Fli Puglia, stiamo cercando di dare vita ad un movimento che abbia come priorità la crescita della nostra terra, basando anche le fondamenta per un progetto ambizioso che possa puntare a traguardi anche molto importanti”.

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