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Presentato il libro “l’Italia dei democratici”

Morando-Turi

 

 

Tre gli obiettivi cardine: abbattere il debito pubblico, ridurre la disuguaglianza, tornare a crescere. Solo se saprà riformarsi in profondità, il nostro Paese potrà tornare a pesare in Europa.

Turi – Venerdì scorso, presso la Sala Consiliare del Comune di Turi, l’Associazione Turesi nel Mondo Onlus, nella persona di Domenico Coppi, ha organizzato la presentazione del libro “L’Italia dei democratici” a cura di E. Morando e G. Tonini.

Il direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Giuseppe De Tomaso ha intervistato il senatore Morando, ponendo alcune questioni relative all’incalzante debito pubblico, dopo una significativa premessa descrittiva sul senatore.

“Morando è un eretico. Nel 1986 se ne uscì che il Partito Comunista Italiano doveva chiedere l’adesione all’Internazionale Socialista. Incarna un po’ quello che direbbe Sciascia, ovvero che l’intellettuale sfata i luoghi comuni ed, infatti, c’era il tabù del centralismo democratico. Da allora il senatore non si è più fermato perché è un provocatore di idee ed in quanto tale ha definito la rivoluzione liberale.”

morandoHa, poi, sottolineato che la cifra del libro è proprio nella consapevolezza che nulla sia più di sinistra di una rivoluzione liberale di cui L’Italia ha fermamente bisogno di fronte al pericolo di due tremendi vulcani: il Vesuvio ed il debito pubblico. Il debito di oggi sono le tasse di domani. E ciò che bisognerebbe cercare di fare e bloccare questa crescita ma Morando è un po’ pessimista. Qualunque intervento deve avere la coscienza che la costituzione impedisce di farlo, specie, senza sovrapposizione tra leader e premier.

Il  punto di partenza del testo è la constatazione che l’Italia è intrappolata da quindici anni in un circolo vizioso regressivo fatto di troppa disuguaglianza, scarsa crescita ed eccesso di debito. Morando adduce ad esempio la storia di Mario e Maria, due bambini, entrambi milanesi ma di estrazione sociale diversa: Maria di ceto medio – basso, ha alle spalle una famiglia benestante; entrambi i genitori sono laureati  e pagano un mutuo.

Mario è figlio di un operaio e di una casalinga che vivono in case popolari con la suocera e non possono permettersi un mutuo. Se in Italia non ci sarà una rivoluzione liberale, Maria si laureerà e farà una vita relativamente agiata e Mario no.

La disuguaglianza nasce nel mercato e non può essere completamente eliminata senza ledere al dinamismo economico. Se poi la spesa pubblica, giustificata da finalità di promozione della crescita economica, è poco efficiente nel perseguimento di entrambi gli obiettivi, cresce più rapidamente del prodotto, innescando la spirale del debito pubblico. L’Italia ha bisogno di una politica di cambiamento che contemporaneamente favorisca un’accelerazione della crescita, consegua il pareggio strutturale di bilancio, abbattendo il debito, e faccia ripartire la mobilità sociale, riducendo la disuguaglianza. C’è bisogno di un ciclo riformista. Il coordinatore dell’evento Coppi ha ribadito che deve cambiare culturalmente il modo di pensare. “C’è uno iato tra ricchi e poveri ed una limitatissima mobilità sociale. C’è uno stallo da cui non si esce. Ci sono interessi molto duri da scalfire. C’è bisogno di un cambiamento tanto forte quanto serve. Deve cambiare un certo modo di pensare per riformare.”

Anche il sindaco Onofrio Resta ha evidenziato la necessità di un cambiamento di  mentalità sia a destra che a sinistra e la necessità di fare le riforme citando anche Aldo Moro. “ Si deve parlare non solo di diritti ma anche di doveri. La politica serve a fare riforme. Se si pensa solo a prendere lo stipendio non si va avanti. I riformisti di tutti gli schieramenti, dovrebbero fare squadra insieme.”

Il capitalismo fordista, con la sua catena di montaggio concepita per una popolazione di analfabeti, è stato sostituito dalla conoscenza e dalla produzione del sapere. É cambiata la funzione dello stato: da mediatore, a regolatore. Morandi e Tonini ricordano che già negli anni ’80 il Psi di Craxi aveva intuito questi mutamenti epocali, ma la sua forma partito non fu all’altezza del progetto. Un dramma che la sinistra italiana non può permettersi di veder ripetere ancora.

Il senatore Morando ha anche approfondito la questione che la destra e la sinistra non esistono più. “Norberto Bobbio direbbe che con tutte le distinzioni che si possono fare in questo campo, destra e sinistra continuano ad essere distinte perché la sinistra dà all’uguaglianza un valore prevalente che la destra, che pure la considera, non dà. Ma non c’è dubbio che è la sinistra che vuole più bene al principio d’uguaglianza. Il libro si colloca nel campo della sinistra, perché per la sinistra che vuole l’uguaglianza, ciò è inammissibile.” La posizione presa nel saggio è l’egualitarismo liberale. C’è qualcosa che non va nella nostra piattaforma programmatica. Il patrimonio va investito ed è proprio qui la svolta, attraverso un periodo di governo lungo. Solo rendendo più produttiva la spesa pubblica con un buon investimento si riduce la pressione fiscale su lavoro e impresa. Servono riforme; bisogna investire nelle teste dei giovani.

Il senatore Morando è stato presidente della commissione Bilancio, leader dell’area liberale dei Ds ed estensore del programma elettorale del Pd nel 2008. 

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