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Politica

Inopportuni risentimenti

genghi

Il mondo è bello perché è vario. Che monotonia, invece, l’omologazione che speso ci circonda. Così c’è chi come il sottoscritto, da circa vent’anni, con la solita obiettività, non sempre riconosciuta, continua a trattare, sui giornali locali e non solo, argomenti più disparati, analizzando proposte per risolverli, mai come critica fine a se stessa, ma sempre sottoscrivendomi e richiedendo di far a meno della foto per non togliere spazio allo scritto. Poi c’è chi equivocando ciò che ha letto, interviene e non sul giornale con nome e cognome, ma lo fa in forma anonima e su TuriWeb. Da come si esprime è facile intuire che è piuttosto giovane e poco informato, sicuramente legato da vincoli familiari ad un attuale amministratore comunale. Cosa più grave se lo fosse egli stesso, perché rifiuta di capire ciò che ho chiaramente, tecnicamente ed elementarmente riportato nelle lettere precedenti, cioè che la condotta realizzata ex novo in via Conversano per lo smaltimento delle acque meteoriche non avrebbe risolto il problema. Questa affermazione nasceva dal fatto che con calcoli alla mano emergeva un deficit nella progettazione, e ovvio appaltata con i lavori dalla precedente amministrazione. Era poi così difficile capirlo? Fatto sta che come avevo previsto si è puntualmente verificato martedì scorso in seguito al temporale serale che ha inondato esattamente come prima tutta la strada. Ne sono testimoni i cittadini e una pattuglia di carabinieri passati alle 19:15 da quel tratto allagato. Ciò che si rimprovera, invece, all’attuale amministrazione è di averi ripristinato la viabilità senza essere riusciti, in circa quaranta giorni di fermo dei lavori, a fare intervenire gli Enti terzi a far rimuovere l’intralcio per far proseguire i lavori che sarebbero terminati da un pezzo. Quando, invece, saranno ripresi, bisognerà rimuovere l’asfalto, riposto provvisoriamente, e smaltirlo come materiale speciale e si riaprirà lo scavo che comporterà un aggravio della spesa. Dal momento che i cittadini continuano ad essere tartassati esigono che non si facciano sprechi, che venga curato il verde pubblico, che l’orologio della piazza funzioni ecc. ecc. A chi, invece, si risente per le giuste rimostranze dei cittadini bisognerà ricordargli che non glielo ha mica consigliato il medico di fare l’amministratore e quindi non si può difendere l’indifendibile arrivando a travisare la realtà avendo visto invalicabile un’asticella posta molto alta. A confronto della mia valutazione vorrei riportare ciò che ho avuto modo di riscoprire su di un gironale locale nel luglio 2001 a firma del prof. Raffaele Valentini: “Ah se Turi avesse il mare! Puoi raccontarla in tremila modo la realtà del posto in cui vivi. Non ti sembrerà mai abbastanza fedele, nè sembrerà chiara agli altri. Puoi cambiare tono e registro ogni volta che vorrai, e come vorrai, ti mancherà sempre qualcosa stanne certo, qualcosa ti sfuggirà ancora un’altra volta. Le parole che userai saranno solo delle scelte, temporanee, superabili, superate. Intorno a te altri avranno sempre pensieri diversi, approcci diversi, sentimenti diversi, che varieranno in densità e grandezza come le nuvole, differenti,l che pure viaggiano insieme quasi seguendosi, disperdendosi, avvicinandosi, allontanandosi. Ognuno vive dentro le proprie astrazioni, convinto, sgobbando, sognando, raccontando pensieri, rifiutando decisioni, confondendo nomi di rabbie e nomi di dei, cogliendo sorrisi, colorando stagioni, uccidendo ragioni. Turi è così. La realtà che ti sfugge. La realtà che rimbalza come un gioco di palla. La realtà dove vivi, o cerchi di vivere, dove vedi morire, e non sai cosa dire, dove senti parlare parlare parlare uomini a metà, nano giganti, rospi che si gonfiano pensando agli elefanti, conti blasonati, papere e galli. Vanno le persone, vanno. Rimangono le parole: quelle scritte, quelle riscritte, quelle dette, quelle non dette, quelle bugiarde. Le chiacchiere prevalgono. Storie di paese. Storie antiche, storie nuove, storie di ieri, storie di domani, storie vere, imporvvisate, falsate, impanate. Storie di tutti, storie di nessuno. Store che vanno, storie che vengono. Presepi di situazioni identiche, sospese, irrisolte, non risolvibili. Storie di sempre. Storie di niente. Tutto questo è paese. Durante certe arature profonde nelle nostre campagne, ogni tanto capita di scorgere in qualche pietra riportata in superficie il calco fossile di una stupefacente conchiglia paleozoica. Ah se Turi, almeno, avesse il mare! E invece abbiamo perso pure quello. E ce ne stiamo stretti stretti, còr’ a còre, terorizzando retroterre, terrigni e interrati in qualche miglia quadrate di vignali, rintanati nelle case come formicai esclusivi, attenti a preservarci l’un l’altro, guerrieri di retroguardia, sparlandoci appresso per forze di cose, per consuetudine, per sopravvivere. Storie asserite. Storie negate. Storie abbandonate. Storie infingarde, bastarde, leccarde. Storie spiattellate, ordinate, sventrate. Vanno le storie, sempre, mezzevere. Vanno. Impazzite, pettegole, segrete, malandrine come sicari, sciamo invisibili di venticelli pungenti, morbosi, contagiosi, girate e rigirate come zucchero dentro tazze al bar, in casa, per strada, d’obbligo nelle “passeggiate illuminate” della festa patronale, lungo via XX settembre fino alle giostre dei pozzi, ma preferibilmente ovunque, in ogni luogo, in ogni posto che ognuno occupa sulla giostra del nostro tempo”.

Grazie Raffaele per avermi aiutato a radiografare quell’ostacolo ancora radicato: la mentalità.

Angelo Matteo Genghi 

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