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L’EDILIZIA CONVENZIONATA RACCONTATA DA LEO PALMISANO

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In numerose occasioni i “politici locali” parlano di edilizia convenzionata. Per saperne di più e comprendere a pieno di cosa si tratta, abbiamo intervistato il dott. Leo Palmisano, assegnista di ricerca sul welfare regionale, sociologo, scrittore, consulente del Sindacato Pensionati Italiani (SPI-CGIL) di Puglia e membro del direttivo regionale dell’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali (IRES).

 

L’edilizia residenziale convenzionata permette il contenimento dei costi d’acquisto?

“L’edilizia convenzionata presuppone un rapporto/accordo tra ente locale e privato investitore nel mattone per favorire soprattutto l’acquisto della prima casa per coloro che non hanno mezzi sufficienti per acquistarla a prezzo di mercato.”

Cosa prevededono tali accordi?

“Gli accordi prevedono, ovviamente, una serie di requisiti minimi per gli acquirenti e per i costruttori. Va da sé che, trattandosi di edilizia etica, chiamiamola così, devono essere esclusi dagli accordi tutti quei soggetti imprenditoriali che hanno carichi pendenti o che in passato hanno mostrato di andare in deroga, per esempio, alle normative per la sicurezza sui cantieri. Nel caso degli acquirenti, invece, si individuano dei criteri per fissare il target. Criteri quali: 1) la residenza nel comune; 2) l’età; 3) il sesso); 4) il reddito; 5) altre condizioni che possano essere considerate escludenti dal mercato reale degli alloggi, a patto che vi vadano davvero ad abitare per almeno un quinquennio.”

Dove sono ubicate?

“Questi tipi di residenze non possono essere costruite su suoli pubblici, ma soltanto privati, con l’onere, da parte del privato, di farsi carico di tutta la spesa delle opere di urbanizzazione. Su questo punto la normativa parla chiaro e i Comuni debbono stare molto attenti.”

Quale è il vantaggio per i privati?

“Beh, costruire laddove prima non era possibile, perché sovente questa forma di edilizia insiste su aree liberate alla costruzione dai Comuni con opportune varianti al PRG. Nello stesso tempo, costruire in fasi di crisi, come questa, in luoghi da cui sarebbero esposti a rischi e agli alea del mercato.”

Ci sono delle insidie per gli acquirenti di tali abitazioni?

“Trattandosi spesso di società cooperative, bisogna che l’acquirente conosca benissimo la convenzione tra comune e privato, affinché non si veda sottratto l’immobile dopo un tot di tempo. Infatti, in convenzione può esservi il riscatto dell’immobile dopo un tot di anni da parte del Comune.”

Sono utili ulteriori precisazioni?

“Sul piano politico, occorre fare delle osservazioni. Innanzitutto, i Comuni ed i privati non debbono mai tradire la Legge, che va ricordato fu elaborata dall’allora Ministro Bersani. La legge pone dei vincoli ben precisi e, se da una parte liberalizza il mercato della prima casa, dall’altra tutela gli acquirenti e le amministrazioni pubbliche. Per questo, la stipula della Convenzione tra Comuni e Società e/o Cooperative deve avvenire sempre secondo i limiti fissati dalla legge, mai in deroga, e tenendo conto che l’edilizia convenzionata non è edilizia popolare, e non è propriamente edilizia privata.”

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