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FRANTOIO A TURI, PROBLEMA PREZZI: VIDEO

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Le ruote in pietra granitica della molazza macineranno a un ritmo vertiginoso e costante, intrappolando quintali di olive fino al febbraio del 2010. Il frastuono è sincopato, pesa come un macigno: profumi e gemiti si rincorrono continuamente. Da queste parti ci si lamenta sempre, ogni anno, ogni santo giorno lavorativo il copione è lo stesso, ma alla fine tutto gira, la musica è sempre quella. “L’annata va malissimo, la resa non è granché, questo regime dei prezzi favorisce solo i commercianti”. Così, un piccolo produttore agricolo di Turi fa il punto della situazione a oltre un mese di lavorazione e di estrazione dell’olio d’oliva.

Le suggestive immagini dei due video provengono dall’interno di un frantoio oleario turese, moderno e attrezzato. Un tempo, nell’anticamera di un oleificio c’era l’inferno, in gergo si chiama così quel locale separato dov’era possibile recuperare una frazione d’olio di cattiva qualità. Oggi la “discesa agli inferi” è tecnologica, tutta programmata e racchiusa nella complessa trama di un macchinario a pistoni. L’olezzo inebriante è intatto nel tempo, si taglia a fette, una sinestesia a prova di sensi, tale da ingentilire il faticoso lavoro delle macchine e degli operai: la sensazione che si prova è quella di chi sta per avventarsi su di una fragrante bruschetta ben unta nell’oro verde e salata. Intanto, però la fronte degli operai è madida di sudore, le loro mani perennemente impastate nella sansa appiccicosa. “Il lavoro c’è ma è difficile trovare operai disposti al sacrificio. Questo è un mestiere faticoso – confessa il titolare dell’oleificio – molto pesante, più di quanto non sembri… Sette ore di lavoro costano all’incirca 60 euro, perciò i conti spesso non tornano”.

Per il 2009 la qualità dell’olio è ottima, il colore limpido e l’odore gradevole. Con buona pace dei commercianti che, stando a quanto ci raccontano gli operai, sono soliti fare bizzarre miscelazione con olio di sansa d’arachidi. Il guadagno per loro è doppio e garantito.




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