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OLIVICOLTURA IN GINOCCHIO. È DRAMMA.

olivicoltura

Più i prezzi delle olive scendono e più gli alberi ne portano – ci dice un olivicoltore avvilito e stanco – Quest’ anno è una cosa pazzesca, le olive stanno pure nei tronchi ma il prezzo, se è come dicono, sarà intorno ai 20/25 euro il quintale. E sapete che faremo? Ci facciamo l’olio per noi e il resto delle olive chi le vuole, se le raccogliesse”.

Il problema è ormai generalizzato dato che, con tutte le coltivazioni, si hanno difficoltà e non avrebbe senso decidere di cambiare coltura perché, attualmente, non c’è nulla che possa dare un reddito sicuro. È un momento critico per l’agricoltura, soprattutto per l’olivicoltura. Tanti alberi resteranno con le olive non raccolte che poi cadranno nel terreno e rimarranno lì. Non converrà nemmeno trasformare le olive in olio, dato che nei supermercati lo si può comprare a prezzi stracciati.

“In periodi di crisi – è il parere di Vincenzo Petruzzi, presidente della locale Coldiretti – la gente finisce per evitare di comprare il superfluo e c’è una riduzione dei consumi, per esempio di olio, che scende di prezzo perché c’è sovrapproduzione e poi l’Italia è invasa da tanto di quell’olio proveniente da altre nazioni”. Per non parlare della sofisticazione che fa abbassare i prezzi e la qualità. “Se l’agricoltura è in queste condizioni – continua Petruzzi – la colpa è principalmente di chi ci governa, centrodestra o centrosinistra che sia. Chi governa non fa leggi chiare né a tutela di chi produce né di chi consuma. Possiamo inventarci tutte le possibili iniziative ma la classe politica è sorda a qualsiasi iniziativa. Le sofisticazioni continuano ma sequestri di olio non se ne vedono. Viene trascurata l’agricoltura e aiutata la grande industria. Noi siamo migliaia di piccole imprese che non hanno peso e ci ignorano. Si accorgeranno di noi quando non ci sarà più produzione. L’anno prossimo, per esempio, non ci saranno più vigneti di uva da vino perché quest’anno in massa hanno presentato la domanda per spiantarli. Tutto ciò che si mangerà verrà dall’estero”.

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