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LODO ALFANO: PRIMA IL DOVERE E DOPO IL PIACERE

Anno del Signore 2003. Art.1 del cosiddetto lodo Schifani, esonera dalla celebrazione di processi penali e civili, fino alla cessazione del loro mandato, le cinque cariche più alte della Repubblica (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato e della Camera dei Deputati, Presidente del Consiglio e  Presidente della Corte Costituzionale). Si prevede poi la sospensione  “in ogni caso e per qualsiasi reato” con valore retroattivo, quindi anche per i fatti antecedenti l’assunzione della carica.

La Corte Costituzionale, (con sentenza del 20 gennaio 2003 n.°24) dichiara l’incostituzionalità di tale legge. Le motivazioni? I soliti cavilli giuridici : non viene tutelata la pari dignità sociale e l’eguaglianza dei cittadini (art. 3 Cost.), il diritto alla difesa (art. 24 Cost.) e quello all’obbligatorietà dell’esecuzione dell’azione penale (art. 112 Cost.).  Ovvero, ogni cittadino che vede ledere i propri diritti dovrebbe poter chiedere giustizia ed ottenerla, ma in base al miracolo legislativo, se a compiere il reato è un esponente delle cinque cariche suddette, questo non avviene.

Anno del Signore 2008. Nonostante i precedenti, il Parlamento approva il lodo Alfano, meglio definito come “lodo Schifani bis”. Viene, infatti, riproposta la sospensione dei processi penali a carico delle cinque più alte cariche dello Stato, anche in questo caso valida per tutta la durata dell’incarico. Unico zuccherino: non può essere reiterata nei confronti dello stesso soggetto politico, in caso di riconferma o di assegnazione ad altra carica. Le differenze con il precedente testo normativo incostituzionale  sono minime e sintetizzabili  nella possibilità di istituire processi penali. Ovvero chiunque può, ad esempio, aprire un processo contro una delle alte cariche della Repubblica ma, affinché questo processo possa essere realmente celebrato, bisognerà aspettare. Si, ma quanto?

La ratio legis, sebbene difficile da definire, si ravvisa in una tutela dell’esercizio dell’interesse pubblico e del prestigio stesso dello Stato. Sarebbe, infatti, controproducente impegnare il politico in lunghi processi.

Per pura cortesia, il lodo Alfano prevede la possibilità di redenzione finale : “L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione”. Il Presidente Silvio Berlusconi vorrà avvalersi di tale rinuncia?

La proposta fatta dal leader dell’ Idv Antonio Di Pietro è quella di un Referendum Abrogativo, ottenibile con 500 firme accompagnate dai relativi certificati elettorali. Lodevole ma difficile da realizzare dati i tempi stretti di legge in cui andrebbe effettuata (dal 1 Gennaio al 30 Settembre).

Il lodo Alfano sembra essere rivolto verso una giustizia d’elite? La legge e’ uguale per tutti?

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