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Cultura

LORENZO GASSI CON LE SUE “GAMBE” ALLO CH

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Dopo
pochissimi giorni dalla notizia di essere stato scelto per prendere parte con
un suo quadro alla Galleria del castello
francese Château des Réaux, abbiamo ascoltato il rutiglianese Lorenzo Gassi, da
anni residente a Turi, artista. Ebbene, è cominciato proprio da questo termine
la chiacchierata che abbiamo potuto svolgere nel suo garage-archivio-studio. Evitate
le domande classiche di questi momenti, del tipo “che emozioni hai provato
quando hai saputo di prendere parte con una tua opera?”, abbiamo impostato il
dialogo in maniera molto “free”,  lungi
da qualsiasi schema preparato a tavolino. Gassi ha introdotto da sé la pseudo
intervista, spiegandoci le motivazioni per cui non si prende il lusso di
definirsi artista. “Artista
è un parolone. Mi definisco un artista a metà. Non riesco totalmente ad
identificarmi in questo termine. Sono ancora molto distante da potermi
definirmi tale. Oggi si fa molto uso di queste terminologie come se fossero
“normali” per chi prende il pennello in mano e si improvvisa pittore
“chiazzaiolo”. Gli artisti in comune hanno uno spirito innovativo, libero; sono
dei pensatori che lottano con se stessi viaggiando attraverso la propria
interiorità. Sono dei sognatori, espressionisti di quello che riescono a leggere
in quello che li circonda. Sono stravaganti. Non hanno politica. Non hanno
preconcetti. Un artista è semplice, umile. Un artista è spesso a corto di
soldi: è difficile che si arricchisca almeno che non segua un profilo
imprenditoriale”. Alla definizione già complessa di artista abbiamo cercato di
farci spiegare cosa significa la parola “arte”. L’arte ha infinite
sfaccettature. Può essere intesa come ricerca, sperimentazione, analisi del
proprio io descritto in un messaggio attraverso la tela. L’arte è sicuramente
comunicazione. L’arte è nelle mani di chi ha alle spalle anni di studio.  L’arte è uno stile di vita, vissuta e
lavorativa. È qualcosa che presuppone alle spalle delle conoscenze da buon
artigiano: prima di prendere il pennello in mano, bisogna conoscere le qualità
dei materiali su cui si vuole dipingere, poi ci si raffronta con le prospettive
e i colori. Basta pensare ai maestri scultori che andavano nelle cave di marmo
per tastare la pietra per poi prenderla e scolpirla. Lì nascevano i maestri,
non tanto gli artisti. Loro aprivano le botteghe, dove si sfornavano scuole
metodologie artigianali legate all’arte”. Tuttavia, Gassi, così come egli
stesso spiega, oltre a saper apprezzare il mondo nelle sue piccole
sfaccettature, in tutto quello che ci offre, riesce anche a venderne tutti gli
aspetti negativi. Soprattutto legati al rapporto che la società ha con gli
artisti e con l’arte più in generale. “Prima col mecenatismo ci si poteva
arricchire e lavorare come professionisti affermati, definendosi artisti. Ora
non viene più riconosciuta l’importanza di questa professione”. Ha anche da
ridire sulle istituzioni, soprattutto quelle comunali: “Spesso vengono chiamati
a rassegna i pittori e gli artisti locali. Ti convocano e ti chiedono di
procurargli una tua opera. Nessuno però si preoccupa di pattuire i qualche modo
un modo per ammortizzare le spese che gravano sull’artista”. Continua spiegando
che il Palazzo Comunale di Turi è praticamente privo di opere d’arte e che
nessuno si preoccupa di arredarlo.  Continuando
nel nostro dialogo ci siamo soffermati sui suoi primi passi nel mondo
dell’arte. “Abitavo a Rutigliano nel centro storico. Vicino casa c’era la
bottega di un pittore. Mi affascinava la figura di quest’uomo che col pennello
creava le sue opere. Da allora trascorsi molto tempo nella sua bottega. Egli mi
ha messo per la prima volta una matita in mano, e mai dei colori. Ricordo un
episodio in particolare: dopo aver ultimato di disegnare un vaso con dei fiori,
il maestro mi chiese di chiudere gli occhi e di dipingere il mio vaso. Quello
che avevo dentro”. È proprio quello che continua a fare Lorenzo Gassi, che
nella sua vita ha sperimentato tantissimi stili e generi di pittura. Dal naif
all’astrattismo, fino al surrealismo. Proprio questa corrente lo coinvolge in
questo periodo della sua vita. Egli non copia. Egli non disegna quello che
vede. Egli non fa fotografie. Come ci spiega egli stesso, si guarda dentro e
cerca di tirare fuori i colori dell’anima, i colori che sono Lorenzo Gassi può
tirare fuori. Ogni soggetto dei suoi quadri acquista una personalità ben
definita distinguibile da qualsiasi altro soggetto della medesima sfera
semantica.

La
sua arte l’hanno commentata in molti. Amatore Fino, premio nobel dell’arte –
Repubblica di San marino 1998, ha detto di lui: “Una materica esposizione del
suo gusto creativo, espresso con la spontaneità di un artista attento ai
suggerimenti della natura. Lorenzo Gassi trasforma le sensazioni visive con
abilità cromatica con opere coinvolgenti sul piano emotivo.

Egli
non deforma la realtà, ma semplicemente la esprime con le forme della sua
anima, briosa ed illuminata, lasciando agli intrecci dei suoi colorismi, la
libertà di esprimersi attraverso la dimensione “creativa”. Lo spazio-forma
utilizzato da Lorenzo Gassi si popola di personaggi e figure che indagano la
formalità, valicandone i significati astratti. Il suo istinto creativo comunica
un realismo a volte crudo per i temi trattati, con energia di sintesi
descrittiva. L’artista prosegue la ricerca della forma, individuandone gli aspetti
dell’espressività; egli assorbe le sensazioni del mondo esterno, dando vita ad
opere che sono il risultato della sua stessa esistenza, sofferta e
“combattuta”. I suoi quadri parlano con lirismo; scenari e paesaggi dai colori
vivi o spenti secondo le stagioni, creano un ambiente quasi magico e incantato
che esplodendo dalla tela ci coinvolge “emotivamente”. Nei suoi quadri il
messaggio di un sensibilissimo “artista”.

Gli
abbiamo chiesto se si riconosce in questa critica. Molto schiettamente ci ha
detto che un artista ha il dovere di accettare qualsiasi critica. “Sono quello
che riesco a trasmettere. Non esiste una critica sbagliata”. E se gli chiediamo
a quale quadro si sente più legato, o in qualche modo si identifica più che in
altri, ci risponde con una apparente frase fatta: “a tutti”.  “In ognuno mi rispecchio. Ad ognuno sono
legato perché ogni volta che dipingo creo una mia personale creatura. Non
esiste uno peggiore o uno migliore. Ogni quadro è frutto di un particolare
momento della vita che ti ha ispirato. Quando comincio una nuova tela io
partorisco un altro figlio, che appena finito rientra nella mia famiglia”. “Ogni
volta che ci sia affaccia ad una nuova tecnica o stile si scopre un nuovo
mondo. Una volta raggiunto quello che volevi accantoni tutto e vai alla ricerca
di nuove esperienze. L’artista di natura è un innovatore incapace di appiattire
la propria arte”. Cercando di capire quindi come nasce un quadro, ci spiega
“che tutto nasce da un’idea e dalla necessità di irrompere tra la gente con un
messaggio di speranza attraverso lo svolgimento figurativo di mondi surreali,
venuti fuori dalla ricerca interiore. Un quadro viene fuori dopo anni di
pensiero”. Ad esempio, il quadro delle gambe che prenderà il volo tra poco
verso i l castello francese sta ad indicare il consumismo e la globalizzazione.
Il tema delle gambe visto nell’ottica dell’attualità.

Nel
suo curriculum rientrano molti altri riconoscimenti a livello nazionale e
internazionale nel campo della pittura e della letteratura. Citiamo il premio
letterario Maria SS. Dell’OLMO, IV edizione – 2003 – basilica Pontificia –
Comune di Cava dei Tirreni conferitogli da una giuria di professori
universitari, grazie alla poesia dal titolo “Al mio bimbo autistico”.

 

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