INTERVISTA A VITO TOTIRE, PRESIDENTE DELL”ASSOCIAZIONE ESPOSTI AMIANTO

Turi
– Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di discariche abusive, del tema
riciclaggio e dei rifiuti più in generale. Nel numero di ieri de “Il Levante”
abbiamo pubblicato una lettera del segretario del Partito Democratico locale,
in cui veniva lamentata la presenza di discariche abusive nei pressi di cigli
stradali nelle periferie del paese. Abbiamo approfittato della presenza a Turi
di Vito Totire, Presidente dell’”Associazione esposti amianto e rischi per la
salute” per porgli qualche domanda. Và detto che suddetta Associazione nasceva
nell’89, quando l’amianto in Italia era ancora legale.
Da quando si è
capito che l’amianto è nocivo?
Dal
1945 si sa che fosse cancerogeno. Che fosse nocivo, invece, già dagli ultimi
anni dell’ottocento.
Turi come si
presenta sotto questo aspetto?
Sono
stato qui per pochi giorni. Ho fatto qualche perlustrazione nelle periferie
della zona. Un occhio esperto come il mio ci ha messo poco a notare tantissime
discariche, più o meno grandi, abusive di cemento-amianto e amianto.
Il problema
delle discariche abusive d’amianto ed eternit è uguale che nel resto d’Italia?
Turi
sotto questo punto di vista non si differenzia molto dai paesi del circondario,
dove ho notato altrettanti casi di smaltimento non a norma. Ad esempio nei
comuni di Sammichele, Acquaviva, Mola ecc… ho potuto raccogliere tantissimo
materiale fotografico.
Ci può indicare
con precisione quali sono le discariche che ha individuato nel territorio
turese?
Nelle
campagne tra Gioia del Colle, Putignano e Castellana, ma anche vicino via
Rutigliano (presso l’ipermercato Lidl), Via Monopoli (contrada Serrone), Via
Indro Montanelli. Anche dietro la centralina Enel Presso i pozzi di Don Ciccio,
nel casello ferroviario in via Putignano della FSE, presso il “cimitero del
colera” (via Castellana). Insomma, c’è di tutto. Grondaie, canne fumarie,
eternit, tubazioni ecc. In alcuni siti la quantità è tale da pensare ad una
discarica industriale, ed è impensabile che tali quantità provengano da normali
abitazioni.
Non
vorrei creare allarmismi dicendo questo. Se una persona passa a piedi o in
macchina non succede pressoché nulla. Ma se qualcuno manipola questi materiali
rischia di inalare fibre di amianto.
Altro
materiale è sparito presso il campo sportivo. A Pasqua era lì. Mi piacerebbe
sapere se l’Asl abbia ricevuto un piano di
lavoro per questa rimozione che ho notato.
Come bisogna
intervenire sul territorio per cercare di arginare il fenomeno?
Avvertire
le istituzioni quando notiamo delle zone da bonificare e smaltire il materiale.
Ma
bisogna fare una politica di prevenzione. O con un censimento a tappeto, con
l’auto notifica è preferibile, con il quale entro una certa data amministratori
di condominio, privati o semplici cittadini devono notificare all’ufficio
tecnico comunale la presenza di materiali tossici presso la propria abitazione.
O con il censimento commissionato a lavoratori socialmente utili, come è
avvenuto a Cesena dove hanno trovato 5000 siti (esclusi quelli davvero
piccoli).
È
opportuno che chi procede adeguatamente ad auto notificare il proprio sito,
abbia diritto a delle agevolazioni sullo smaltimento. Già nel ’99, durante la prima Conferenza Nazionale si chiedeva che
i Comuni agevolassero questi smaltimenti.
È possibile che
qualcuno non sappia riconoscere il materiale dannoso?
È
opportuno che prima del censimento venga distribuita una scheda informativa da
distribuire porta a porta o attraverso manifesti che “sensibilizzi” la
popolazione insegnandole a riconoscere determinati materiali dannosi.
Quanto costa
bonificare?
Chi
ha comprato 30 anni fa il cemento-amianto l’ha pagato molto meno di quanto gli
costa bonificarlo oggi. È come se la macchina da rottamare costi più di una
nuova dello stesso modello. È assurdo. Con ciò non si può giustificare chi fa
gli smaltimenti abusivi.
Come avviene
l’iter per un corretto smaltimento?
Bisogna
spargere del collante tramite pompa sul materiale. Manipolarlo senza usare
degli strumenti ad alta velocità (sono preferibili quelli a mano). Imballare il
tutto in cellofan, apporre una apposita targhetta che ne identifichi il contenuto
e presentare un piano di lavoro al’Asl. In esso, bisogna spiegare come si ha
intenzione di svolgere questo lavoro e dove verrà portato il materiale,
specificando il giorno in cui si effettua lo smaltimento così da permettere
all’ASL di procedere con delle ispezioni controllando se il lavoro viene svolto
correttamente.
Associazione e
istituzioni. Com’è il vostro rapporto?
Noi
come Associazione siamo stanchi. Non chiediamo finanziamenti pubblici, ma ci
muoviamo a nostre spese. Pertanto, non è bello che le nostre segnalazioni
risultino un buco nell’acqua.
Cosa si
prospetta per il futuro?
Nel
2020 forse ci sarà un aumento del problema perché non è stato fatto quello che
andava fatto nel momento opportuno. Eppure le leggi sono state fatte. Patologie
tumorali, non necessariamente a carico dei polmoni, potrebbero presentarsi dopo
anni, quando sarà difficile poter far riferimento a casi di inalazione e
dimostrare un particolare momento in cui l’esposizione è avvenuta.