L’ARCHITTTO LOGRILLO CI HA FATTO DA CICERONE ALLA SCOPERTA DEL MONUMENTO
L’architetto Pietro A. Logrillo, co-progettista del
restauro della chiesetta, ha spiegato le tappe fondamentali del progetto di
recupero.
Durante la sua stesura, il progetto è stato soggetto di
dibattiti e costruttivi confrondi tra l’Amministrazione Comunale, i Tecnici, le
Associazioni Culturali,gli studiosi e i cittadini. Un’azione corale per
stabilire il nuovo assetto di un’area che avrebbe trasformato un asse viario
fondamentale per il Paese. Quasi tutti gli interventi sono stati eseguiti in
stretto rapporto con le Soprintendenze Regionali ai Beni architettonici, in
rispetto del D.D.R. n. 107 del 20.04.2006.
L’edificio, risalente secondo alcuni studi addirittura
all’XI secolo, ha una base di 6×14 metri. Realizzato con filari di pietre
disposte ogni 15-
centimetri
pietre diventate famose perché utilizzate nella costruzione dei Trulli.
Molto semplice esteticamente, presenta un unico punto di
decoro nei due filari a “dente di sega” poste all’innesto delle facciate con
gli spioventi dei tetti. Nel 1505 è avvenuta la più grande svolta strutturale
della Chiesetta, spostando sul lato più corto gli ingressi.
Le facciate murarie della chiesa, in pietra a vista, sono
state consolidate, e successivamente interessate, da un’azione di pulitura con
acqua nebulizzata e spazzole di saggina, al fine di non intaccare la patina
originaria della pietre bianche. All’interno, dopo aver eseguito opportuni
saggi, di concerto con
Soprintendenza
lascianso in vista solamente alcuni elementi decorativi, come colonne, travi di
legno e cornici, rinvenuti durante i lavori. Anche per quanto attiene la scelta
delle coloriture, per le pareti interne e delle volte, si è optato per la
riproposizione delle tonalità originali. Il basolato in chiance, che compone la
pavimentazione interna della chiesetta, è stato completamente rimosso, previa
numerazione delle basole, al fine di consentire l’inserimento di un vespaio
areato al fine di eliminare il fenomeno dell’umidità da risalita. Le manovre sono
state eseguite con cura per non danneggiare il compatto strato roccioso
sottostante, rinvenuto durante le lavorazioni (probabilmente le fondamenta di
un antichissimo edificio ivi locato). La stessa operazione ha permesso di
disporre al di sotto del pavimento gli impianti tecnologici. I giunti delle
murature, liberati dall’intonaco per mezzo di spatole e spazzole di saggina,
sono stati ripuliti, lavati, stuccati e sigillati utilizzando malte a base di
calce impastata con sabbia fine proveniente dalla cava di Sammichele. Anche
nella scelta dei corpi illuminanti si è prestata la massima attenzione,
decidendo di dare risalto alle peculiarità architettoniche e decorative
dell’edificio, quali volte, cornici, portali ecc…
All’esterno dell’edificio sono state posizionate delle
particolari lampade a filo basolato, con un’illuminazione ai vapori di sodio,
che hanno conferito all’intera area una suggestiva scenografia urbana. Anche
gli infissi sono stati completamente restaurati, con una fine e parsimoniosa
attenzione, evitando di sostituire il legno originario delle porte e delle
finestre. Le attuali suppellettili presenti sono state progettate e costruite
dalla ditta “Di Venere Giammaria e Figli”. I fedeli più fortunati, hanno potuto
acquistare, in segno di devozione, una delle panche della chiesetta,
dedicandola ad un proprio caro.
Sono state recuperate anche le due campane bronzee, la
ghiera metallica del campanile e la piccola grata della finistra posteriore,
antico lucernario di un deposito ligneo completamente rimesso a nuovo.
Per quanto riguarda la parte circostante, non si può
parlare di restauro, ma di vera e propria riorganizzazione di un luogo,
diventato tale con la chiusura al traffico e, ora, fruibile solo a piedi.
L’area, infatti, originariamente pavimentata ad asfalto, è stata ripavimentata
con un basolato in pietra calcarea a “riquadri”, richiamanti il ritmo delle
campate interne della chiesetta. davanti all’ingresso principale, il basolato
curvo richiama l’antico abside della chiesa, originariamente disposta in senso
opposto, con l’ingresso principale rivolto verso Largo Pozzi. lo stacco tra
l’asfalto di via XX settembre e il basolato, rappresenta un raggio fuoriuscente
dal centro della porta d’ingresso. Inoltre, è stato creata una apposita
passerella inclinata per i diversamete abili che sfocia dirattamente sullo
spiazzale Tito Caracciolo.
Per quanto riguarda lo slargo triangolare retrostante
trasformato da anonimo parcheggio per le auto ad accogliente giardino urbano.
L’area è stata abbellita e completata con l’aggiunta di alcuni complementi
d’arredo fissi: due panchine, alberi, piante pali illuminanti e un’aiuola
circondata da panchine in pietra. L’inserimento degli alberi di ulivo nella
aiuole a prato inglese è stata una originale trovata per ridare al monumento
quel sapore agreste che aveva quando il paese era ancora lontano dalle sue
mura. Insomma, l’aspetto del paese è cambiato notevolmente. La chiesetta, il
monumento più antico del paese, ora è possibile gustarlo in maniera adeguata
alla sua importanza.