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Politica

Le pagelle di fine mandato dell”amministrazione De Grisantis

Poco efficace la Giunta. Il resto…inefficace 

De Grisantis. Commercialista. Venditore di materassi per hobby.

Sindaco col 33% dei voti ma a tempo pieno e a 3mila euro al mese. Colto,  persuasivo, ambizioso, educato. Ma educatamente accompagnato fuori dal Comune.  Ex liberale, ex piazzista, calatosi nei panni di sindaco. Dà il meglio di sé quando dice di sì a tutti i cittadini che gli chiedono un suo intervento. Promette tutto, mantiene nulla. Finisce il mandato con il sorriso sulla bocca. Si scopre ironico e autoironico.   Zuccheroso e ossequioso lo è sempre stato. Con i  suoi tentacoli appiccicaticci. La sua “chicca”? Il monologo di 90 minuti con la maglia del Turi-calcio sulla spalla. Inciampa e cade sul Palazzetto.( 5 ½).

 Ciccarone. Eletto con 151 voti. Dirigente della Cia.  Pci,  Pds,  Ds,  Indipendente. Vice sindaco e assessore ai servizi sociali, ma i danni li combina quando gli appioppano l’assessorato  ai Lavori pubblici. E lui si dimostra non all’altezza. Anche se lavora ( a vuoto?) giorno e notte. E Turi si riempie di gru. E’ urbanistica selvaggia. Migliorata la sua dialettica politica in Consiglio. Ma se un giorno un  mio nipotino mi chiederà: nonno, perché Emilio Ciccarone arrivò ad essere vice sindaco? Non saprò dargli una spiegazione. (5 +).

Coletta. Diessino eletto con 84 voti. Parte da assessore ai lavori pubblici, ma abbandona la nave.  Si dimette. E da lì iniziano i problemi per la Giunta. Informatico 53enne. Capogruppo in  Consiglio. Brava persona.   Seria, competente, ma… finisce velocemente in una zona d’ombra. Tante belle parole, tanti pochi fatti. ( 6 – ).

Coladonato. Prende 123 voti, senza avere parenti di Turi e diventa assessore al Bilancio e “alter ego” del sindaco. 47enne dipendente del  ministero delle Finanze. Lavora tanto, parla tantissimo. Accarezzando la grammatica e dando del “tu” al congiuntivo. Sa di tutto e dice tutto. E non fa altro che spiegare quello che ha fatto e quello che ha deciso di fare.   Capita anche a lui di commettere  errori, ma non li  ammetterà mai.  Affabulatore e comunicatore. Si intestardisce su  Tina Resta sindaco al posto di De Grisantis. E perde colpi con la Bit che, più che una sfida, si rivela una… resa (dei conti!).(5 ½).

Resta. 179 voti. Terza degli eletti. Ed è assessore alla cultura. Indipendente. Soprannominata la Letizia Morat-Tina del centrosinistra. Docente. Dinamica. Disinvolta. Simpatica a pochi, indigesta a molti. Ansiògena. Che abbia più adrenalina di sangue? Ha carattere però. E per questo non piace? In Consiglio, o sta sempre zitta, o monta in cattedra. A scuola l’adorano. Nuova della politica. Cinque anni a studiare da  candidato-sindaco. Esce troppo presto allo scoperto. Ma, caparbia, va avanti fino alla fine.( 6 – ).

Catalano. Cinque anni fa ottenne 122 voti. Di simpatia. SuperNik-35enne-sempre-giovane. Come “assessore alla ciliegia” dà il meglio di sé. Per tre anni, grazie soprattutto a lui, vinciamo il premio  “la ciliegia più buona e più bella d’Italia”. Laureando da sempre. Tecnico agrario. Se non saluta tutti i turesi, non va a letto contento. Nei prossimi cinque anni studierà  per essere il futuro sindaco di Turi. Dice spesso la sua. A volte anche quella degli altri. In Giunta fa gruppo. Fuori,  invece, si dà un po’ di arie e a volte lo accompagna un leggero vento di bòria. ( 6 ).

Colapietro. Imprenditore che vale ben 215 voti. Secondo degli eletti. Portavoti. “Precettato” per questo? E lo premiano dandogli  l’assessorato alla Polizia municipale. Ma lui prima accetta, poi rinuncia e si dimette. Ma rimane consigliere ed è tra i più presenti. Il dovere è compiuto. 48enne alla prima (e penultima ?) esperienza politica. Bèrefatte! Ma spesso non basta. Gli è stata affidata una missione impossibile. E l’ ha fallita. Però non ha sbattuto  la porta, è rimasto a svernare  in Consiglio. Impalpabile.(4 ½).

Coppi. Menino. Il più suffragato: 366 voti. In questi 5 anni fa di tutto: capogruppo, assessore, assessore dimissionario, candidato alle provinciali, candidato alle provinciali “trombato”, perché si presentano ( per aiutarlo a… perdere) una marea di turesi candidati. Perfino Martalò. Prende tanti voti ma non sono sufficienti. Cade in depressione. Prende le distanze dalla giunta De Grisantis. Ma non ha il coraggio nè di farla cadere né di dimettersi da consigliere. Trascina la sua vita politica stancamente, senza entusiasmo. Sino a fine mandato. Decide di non candidarsi alle comunali, pur essendo “il sindaco di Turi”. E così  i suoi amici-nemici vincono. E Menino va a casa. Ex oppositore. Ex sindaco. Ex leader. Ex politico di razza. Ex politico. Non gli resta che… Vito Lotito. ( 5 + ).

Martalò. Urologo da 126 voti. &ldquo

;Verde”. La sua professione gli toglie tanto tempo libero. E’ così pieno di lavoro che, pur di non fare un favore a Menino Coppi, si candida alle Provinciali. E intanto si annoia a morte in Consiglio, ma mette insieme più presenze di altri. Pensa: chi me lo ha fatto fare? E passa da un letargo all’altro. Sguardo basso, sguardo nel vuoto. Pensieroso. Sempre ben vestito. Taciturno da far spavento a se stesso. Negli ultimi tempi non si vede più. Forse è andato in campagna a cavalcare… l’insuccesso. (  5 ).

Giovinazzi. Sempre in silenzio. Sembra in castigo. E’ così normale che lui è il primo a spaventarsi della sua normalità. Non bucherebbe il video neanche con un martello pneumatico. Arriva baldanzoso in Consiglio. Poi man mano si affloscia e a volte quasi  si addormenta. C’è chi non ha sentito mai la sua voce. La sua funzione? Alzare ed abbassare la mano. Insomma, persona alla… mano, con in testa mille idee. Peccato le abbia tenute tutte soltanto per sé. Dichiara che non metterà mai più piede in Consiglio. Meglio tardi che mai.  Chi sentirà la sua mancanza? (4 ½).

Lenato. Indipendente da 99 voti. Ha delle belle idee ma se ne vergogna. L’elogio della normalità. Affetto da “normalite” acuta diventata presto cronica. Nei primi anni non combina guai, poi ha la delega allo sport. E sono guai! Comincia a promettere pure lui. Solo che non ne mantiene una… In Consiglio si sente sprofondare se l’attacca l’opposizione. Per sua fortuna lo aiuta ( !? ) Menico. Persona a modo, seria, ma senza mordente. Vivacchia facendo la spola dalle grotte ai campi di calcio, dove va a  tirare…  a campare. ( 5  ).

Pasciolla. Cinque anni fa ha preso 94 voti. Ma, nelle sedute consiliari di tutta la legislatura,  è il penultimo  fra “i più assenti”. Sparito. Perso. Un fantasma in Consiglio. Silenzioso. Timido. Stranito. Appannato.  Spento. Pesce fuor d’acqua.  Impalpabile. Impacciato. Incerto. Impaurito.  Indifeso. Indifendibile. Nessuno sa che voce abbia.  Quanto gli è servita questa esperienza? Da ripetere? Ripetente. ( 4  ).

Valentini. Diessino da 90 voti. Comincia bene. E poi i Servizi sociali sono il suo habitat naturale. Puntiglioso. Preciso. Ma a volte  permaloso. Se gli si mettono contro, va nel pallone e gli girano le… palle. E man mano si incupisce, si defila e litiga con (quasi ) tutti. Si fa buttare fuori anche dai Ds. Torna a casa, Aldo! E si dimette, lasciando i Servizi sociali. Con buona pace degli elettori che lo hanno votato. ( 4 +).

Giorgio. Prende 87 voti. Veste professore universitario ma l’eloquio è sbrigativo. Si laurea in Giurisprudenza, ma le idee restano elementari. Semplice consigliere, lui vuole di più. Ma in Giunta non lo vogliono. E lui  “movimenta” il Consiglio. Dai banchi della maggioranza prende a bacchettare il ( suo ) sindaco con i suoi assessori. A volte gigioneggia, fa l’istrione e “sale” sopra le righe. Insieme a D’Autilia ( quando sta…) diventa il più duro oppositore della Giunta. ( 6 – ).

D’Autilia. Sfiora il 29% dei consensi. Sfiora la vittoria. Ma fa 5 anni di opposizione a De Grisantis. Risulta assente a 35 sedute consiliari nei cinque anni di legislatura. Avvocato. Tutto pipa e Pisicchio. Per la serie: gli esami non finiscono mai, lui continua a studiare da sindaco. Intanto si butta tra le braccia di Di Pietro. E diventa uomo di centrosinistra che fa opposizione a una Giunta di centrosinistra. Contraddittorio?  Uomo di polso. Preparato. Posato ma non posatore. Passionale, prolisso, persuasivo. Voleva fare il candidato sindaco, ma non lo ha cercato nessuno. E così  alla fine sceglie, obtorto collo, di appoggiare Leogrande a sindaco. Ma gli farebbe da vice sindaco?(6 – ).

Spada Leonardo. Prende la bellezza di 243 voti. Fa una opposizione soft in Consiglio, dove a volte si assenta volentieri e  sembra sia spesso a corto di concetti. Già sindaco di Turi. Grande amico di D’Autilia nella cui lista viene eletto, ma va a finire nei Socialisti autonomisti per poi farsi tentare da Gigantelli. Medico di base, con l’hobby della politica  e delle ciliegie “ferrovie”. Apprezzato, stimato, amato, amabile. Si fa in quattro per gli altri. Sogna la candidatura a sindaco. Sogna. ( 5 + ).

Spada Ippolita. Dina. Dottoressa che prende 201 voti. Ma  è al terzo posto nelle assenze nei consigli comunali del quinquennio. Che si trovi a disagio all’opposizione con politici di peso? E così finisce per ascoltare, guardare, guardarsi, distrarre, distrarsi. Parla poco, non interviene (quasi) mai e man mano si defila. Va con Gigantelli, tenta la fortuna in cambio magari di una delega alla sanità. Ha sofferto troppo  seduta ai banchi dell’opposizione. Non si sente a suo agio. E  sogna di essere al posto di Tina Resta.  Politicamente sottovalutata? Ai posteri… ( 5 – ).

Minoia. Con la lista “Forza Turi” prende il 23 % dei consensi. Gli bastano per fare 5 anni di opposizione in Consiglio dove si assenta 40 volte. Politico corretto. Persona a modo. Qualche volta si fa trovare impreparato in consiglio. Come politico di opposizione, si oppone poco. Affetto da inguaribile pigrizia. Un leader appannato. Spetterebbe a lui, dopo la rinuncia di Boccardi, essere il candidato sindaco del centrodestra, ma gli viene preferito Gigantelli. E Gino non fa una piega. Forse perché gli  promettono la poltrona di vice sindaco. Forse…( 5 + ).

Birardi. Medico da 251 voti. Primo degli eletti. E, rivolto alla moglie Teresita: tutti questi voti il 27 maggio saranno tuoi. Si fa notare per i suoi silenzi in consiglio e per le assenze soprattutto l’ultimo anno. 60 assenze in 5 anni. Un record. E questo perchè si annoia nelle sedute consiliari, anche se si dà un tono. Prestato alla politica e restituito con gli interessi. Quante volte avrà parlato in Consiglio? Esperienza da non ripetere. E poi stare tante ore a contatto di gomito con il litigioso Tundo, sfinirebbe chiunque. Ma  finalmente  è finita. Ora tocca alla moglie… ( 4 + ).

Tundo. Forzista. Vale  204 voti. Il Maurizio Mosca del Consiglio comunale. Durante il quale viene fuori tutta la sua “vis polemica”. E’ uno dei più presenti nei consigli. Dove, quando non gioca con i suoi cellulari, chiede spesso la parola. Vuole sempre precisare. Precisìno. Ma lui non parla, grida. Pensa male, parla peggio. E intanto flagella la grammatica. Non va d’accordo con parecchi. Sembra sempre nervoso iroso irascibile. Non può vedere gli avverbi, le congiunzioni e litiga sempre col congiuntivo. ( 5 – )

Gigantelli. Si presenta da solo con la lista di An. E spacca il Polo. Prende il 10 % dei consensi. E perde, ma porta  se stesso in Consiglio. Si crede un vincente ma è solo un … Vincenzo. Quando vuole però è efficiente. E fa sempre i compiti a casa. Parla molto e a volte  rivolta gli argomenti come frittate. Ma con lui  la grammatica è salva. E dice tutto, ma spesso non rimane nulla. L’uomo Gigantelli ha detto sì. L’uomo degli ultimatum e dei penultimatum. Decisionista. Ed  è un politico che si stanca presto. Infatti  si scoccia se governa ( abbandonò la Stefanachi al suo destino dopo poco più di un anno ). E si scoccia se è all’opposizione ( colleziona 25 assenze fra il 2002 e il 2006 ). E  se si scocciasse pure di fare il sindaco, ammesso che vinca? ( 5 ½ )

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