CILIEGIA FERROVIA. L’ORIGINE DI UN NOME!


Un impegno profuso nel corso della sua vita, speso nel valorizzare e portare in alto il nome di un prodotto che è sinonimo della nostra terra, del nostro paese, dei nostri genitori.

Fino agli anni ‘40, esistevano nel nostro paese 4 o 5 varietà di ciliegie: la Ruvo, la Testa di Serpe, la Limone, la Masciarola e la Zucchero, alle quali, dopo pochi anni, si associò la varietà Forlì, che in quell’epoca fu una grande novità.
“Tra la fine degli anni ‘40 e gli inizi ‘50, quando il mercato si teneva sulla piazzetta vicino alla chiesa di San Giovanni e le persone portavano le ciliegie nei cesti e sulle spalle, mio padre, il mediatore Vito Simone, ebbe modo di conoscere un produttore che portò con sé una ciliegia grossa e dura. Era un tale Matteo Di Venere. Nessuno conosceva il nome di questa varietà, ma subito ci si accorse che le sue caratteristiche, resistenza e bontà, la rendevano adatta al trasporto per i mercati del barese. Non essendoci camion o altri mezzi,la ciliegia fu trasportata con il treno, che all’epoca era definito in gergo semplicemente ‘ferrovia’.

Sarebbe così naturale , continua il sig. Simone, che anche la ciliegia Ferrovia prendesse il nome del paese di provenienza. “Sono conosciute una serie di varietà di ciliegie come la Nera di Vignola, la Mora di Cazzano, la Dura di Verona, la Maiatica di Napoli, la Marostica di Marostica. Perché non dobbiamo dire la Ferrovia di Turi? Ogni ciliegia associa il suo nome alla città di origine, quindi dovremmo anche noi avere una distinzione ed un riconoscimento della varietà di ciliegia che è nata a Turi”.
Da Turi, ci racconta ancora il Cavaliere, la ciliegia si è diffusa nel territorio circostante: da Conversano e Casamassima, a Sammichele, Castellana Grotte, fino a Gioia del Colle. “Negli anni ‘60 circa, – prosegue ancora – la nostra zona venne invasa dai produttori del nord barese, come i biscegliesi che, grazie ad agevolazioni regionali, hanno potuto creare ettari di terreni ai quali noi abbiamo dato delle marze di ciliegie da innestare. Oggi, però, è più conosciuta la ciliegia di Bisceglie, che quella turese”.
“Piccoli riconoscimenti, però, sono stati a noi conferiti durante le esportazioni e soprattutto in Germania che ha paragonato le nostre ciliegie alla loro Mercedes. La Ferrovia è una cosa speciale, da valorizzare e sponsorizzare come prodotto di Turi”.

Turi, commenta amareggiato Giovanni Simone, non è in grado di riconoscere la propria ciliegia, di valorizzarla e sostenerla, non solo all’estero, ma soprattutto in Italia. La Puglia e la provincia di Bari, sono i maggiori produttori ed esportatori di questo prodotto, ma la nostra ciliegia non è riconosciuta.
“Grande orgoglio per me e la famiglia Simone è stato l’affetto che il Beato papa Giovanni Paolo II ci riversava. Dal 1993 al 2005 siamo sempre stati ricevuti da lui che accoglieva noi, e la nostra ciliegia Ferrovia, sempre con gioia” – ha raccontato in un misto di orgoglio e di commozione il signor Simone che aggiunge: “riconoscimenti verso la nostra ciliegia sono giunti dal Belgio, dal Venezuela, ma non dalla nostra stessa terra”.
Quindi punta il dito sulla politica, che spesso non aiuta e non fornisce il giusto supporto ai prodotti locali. “Durante questi anni, ritengo che solo l’ex sindaco De Grisantis si sia interessato e sia stato vicino alla questione cerasicola, propagandando la ciliegia. Tutte le altre amministrazioni e le associazioni, hanno solo trascurato gli interessi di valorizzazione del nostro prodotto e tutto il lavoro e il sacrificio fatto da noi per far conoscere la nostra ciliegia, è stato vanificato”.

“Vorrei che dopo questi anni, come figlio del mediatore che ha riconosciuto questa nuova ciliegia ‘ Ferrovia’ e come produttore che si è impegnato nel far divulgare la ciliegia turese in tutto il mondo, associando il proprio nome alla “Ciliegia Ferrovia di Turi”, mi fosse riconosciuto questo impegno”.
Al termine della nostra chiacchierata, il signor Giovanni Simone ci ha lasciati con un’altra curiosità: “esistevano ben 12 varietà di Bigarreau, di cui la migliore qualità era la Moreau. Questa varietà di ciliegia è originaria della Romagna, importata nella nostra zona nei primi anni della Cooperativa di Turi. Allora, intorno agli anni ‘70 c’era un presidente che dal nord portò degli innesti di Bigarreau. Il presidente si tenne per lui la qualità Moreau, mentre distribuì a tutti gli altri la qualità Burlat, poi diffusa in tutto il paese”.