Centro culturale polivalente

Un altro edificio fatiscente o una realtà da valorizzare?
Anche il nostro paese, come molti nel circondario, è dotato di una biblioteca: la sua origine è antichissima e per gli appassionati della storia turese è un vero e proprio fiore all’occhiello. Tuttavia oggi si presenta al pubblico come uno dei tanti edifici costruiti e abbandonati al proprio destino: in un generale declino della cultura anche la nostra biblioteca sta morendo, ormai non rappresentando più un punto di riferimento culturale non solo per i giovani turesi, ma anche per la nostra Amministrazione, troppo in altre faccende affaccendata per rivalutare l’aspetto culturale del Paese.
Quella che comunemente chiamiamo “biblioteca” è in realtà un archivio storico, dedicato a Giovanni Bruno (1893 – 1976) maestro, direttore didattico e ispettore scolastico, autore del saggio “Turi. Dall’età feudale alla metà del secolo XIX” che viene ancora studiato dagli storici turesi e dagli studenti universitari per le proprie tesi di laurea. L’archivio presenta, oltre a sezioni di narrativa e saggistica italiana e straniera, i catasti onciari (elenchi delle proprietà appartenute ai cittadini turesi) dal 1749 a oggi, le delibere e i decreti a partire dal XIX secolo emanati dai consigli decurionati, poi divenuti consigli comunali, e persino gli atti amministrativi dell’età fascista, quando il sindaco era chiamato podestà. Insomma, c’è da perdersi in questo zibaldone di fonti storiche, se non ci fosse la sig.ra Angela De Tomaso a mettere ordine tra gli armadi. Donna affabile e grande conoscitrice del nostro archivio, la sig.ra Angela ha persino collaborato con geniali menti e professori universitari nella stesura di saggi riguardanti la storia figurativa, architettonica e tradizionale del nostro Paese, elaborando scritti di varia natura che riassumono, in maniera anche simpatica, la vita dei nostri antenati e dunque la nostra storia. Ma se proprio questo elogio stanca i più garbati lettori, che ricordino almeno le parole di Cicerone: “la storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità”.
Ad onta delle solite – sterili – accuse di disfattismo, quello che ci preme è sollecitare i nostri Amministratori, in particolare l’Assessore alla Cultura. Ci chiediamo, difatti, di cos’altro può occuparsi l’Assessore alla Cultura se non dell’edificio culturale per eccellenza, quale appunto la biblioteca? La nostra sala conferenze, adibita ad aula studio, è spoglia, pochi sono i tavoli e i servizi a disposizione degli studenti di ogni età che lì esercitano il proprio ingegno; gli orari di apertura possono andar bene per un ufficio pubblico, ma non certamente per gli studenti che a gran voce chiedono una sala studio aperta tutti i giorni, compresi i fine settimana, mattina e pomeriggio; inoltre un solo dipendente non basta a gestire una biblioteca così grande e ricca e a rispondere alle esigenze di tutti i suoi frequentatori (che ricordiamo essere più di 100 solo nell’ultimo mese).
Le proposte – che provengono dagli stessi ragazzi che bazzicano quelle mura – sono molteplici: c’è chi prospetta una sala studio auto-organizzata o gestita dalle associazioni culturali; chi propone una convenzione con i ragazzi del corso di laurea magistrale in Beni Archivistici e Librari dell’Università di Bari, in modo da creare un archivio digitale sul modello dell’OPAC barese; c’è chi vorrebbe rivalutare la sala conferenze con cineforum e visite guidate delle scolaresche, cui si possano illustrare i tesori ivi conservati. Queste e altre proposte sono indirizzate alla creazione di un centro polifunzionale non solo per gli studenti universitari e ricercatori, ma anche per start-up e associazioni emergenti.
Eppure le Amministrazioni che si sono succedute nel tempo sembrano fare orecchie da mercante davanti a tali proposte. Nessuno pare essere intenzionato a rivalutare quello spazio così denso di storia, culla di nuovi studi sulla cultura che tutti i giorni ci passa sotto il naso, ma della quale nessuno si cura; quella cultura contadina e borghese insieme, umile e allo stesso tempo palaziale che ha creato tutto ciò che ci circonda. La cultura turese.
Aveva proprio ragione lo scrittore Aldous Huxley: “Il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezioni più importante che la storia ci insegna”.