Mensa a scuola

La maggioranza del sindaco Coppi si sta lessando a fuoco lento sui fornelli di una mensa scolastica, dimostrando ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che su dieci cose fatte (forse non sono nemmeno dieci) non n’è riuscita mezza. Turi è un paese decadente: altro che giardino dell’Area Metropolitana! Gli uffici della casa municipale sono abitati da incompetenti, taluni di questi perdono treni e finanziamenti o peggio utilizzano male i fondi senza che nessuno paghi le conseguenze nefaste (lavori a largo Pozzi!).
La parte politica è il riflesso, in peggio, di quella tecnica e amministrativa: il sindaco Coppi continua a mostrare un atteggiamento pilatesco (decide di non decidere), mentre i suoi più fedeli servitori e cortigiani cominciano a scannarsi tra loro, anche per addossarsi delle responsabilità.
Il lunch box è solo uno dei tanti recenti disastri che traducono l’attualità politico e amministrativa. In questo caso si è raggiunto il paradosso, riuscendo a manifestare all’esterno le spaccature che erano ormai evidenti all’interno della maggioranza politica, come un segreto di Pulcinella ormai rivelato a tutti.
Queste contraddizioni dell’azione politica e amministrativa si manifestano ora alle famiglie, agli utenti, agli elettori, all’opinione pubblica. Varcano i confini delle segrete stanze. Chiedetelo ai genitori che hanno partecipato increduli alla famosa riunione del 18 novembre scorso, davanti ai quali sindaco Menino Coppi, vicesindaco Lavinia Orlando e assessore alle attività scolastiche Giusy Caldararo si sono presentati divisi. È stato un incontro surreale, a metà tra il ridicolo e l’assurdo. Dovevano dare conto rispetto al lunch box, un boccone amaro da digerire e che si è fermato in gola come una polpetta avvelenata.
Chiedetelo ai genitori cosa ne pensano di questa polemica e di come sia stato gestito tutto ciò che ruota attorno alla vicenda refezione scolastica. Gridano vendetta.
Noi lo abbiamo chiesto a Nicola Amoruso, genitore di una bambina frequentante la scuola materna ‘Don Tonino Bello’.
Ancora attonito, pensando a quel pomeriggio di novembre, che volentieri si risparmierebbe se potesse tornare indietro, Nicola Amoruso ha nel frattempo raccolto carte e documenti per meglio avvalorare la tesi secondo cui il lunch box è un’idea sbagliata.
La Caldararo, che è assessore, meglio avrebbe fatto a rileggersi le “Linee di Indirizzo Nazionale per la Ristorazione Scolastica” approvate dal Ministero della Salute nel 2010 e tuttora vigenti. Così la sua marcia indietro, dopo una prima condivisione in maggioranza, sarebbe stata quantomeno più credibile. Quando si è accorta che l’impopolarità attorno al lunch box montava in maniera incontrollata, ne ha preso le distanze, affossando sindaco e maggioranza agli occhi della gente e pugnalando tutti quanti alle spalle.
In ogni caso, papà Nicola ci mostra queste linee, analizza Capitolato d’Appalto, menù, regolamento scolastico, articoli pubblicati su vari siti e casi di sperimentazioni del lunch box subito accantonati.
Nicola Amoruso si presenta al nostro appuntamento informato, con un bel faldone di carte, e una dose di rabbia e incredulità.
Il lunch box non è igienico.
«Tanto per cominciare – osserva Amoruso – il lunch box è igienicamente discutibile. Vero è che non ha avuto alcuna diffusione a livello nazionale». Il papà ci fa leggere un articolo del novembre 2014, ripreso tra gli altri giornali, anche dal Corriere della Sera. In esso sono contenute le constatazioni negative espresse dalla Milano Ristorazioni, la quale non può che presentare “con rammarico l’esito negativo” della sperimentazione del lunch box avviata il 3 novembre 2014 presso tre classi della scuola di via Casati 6 a Milano, sospesa pochi giorni dopo, il 20 novembre.
«Le analisi compiute in diverse giornate sui contenitori (i lunch box, ndr), hanno evidenziato che solo un quarto di essi risulta idoneo all’utilizzo, determinando, di fatto, l’immediata sospensione della sperimentazione – Sul resto, invece, è stata riscontrata una elevata presenza di microrganismi. La Asl, informata circa l’esito delle analisi, concorda con tale decisione».
Il lunch box non è pedagogico.
Con Nicola Amoruso già ci immaginiamo la scena. Il bambino riceve il lunch box bello fumante e odorante, questa specie di vassoio a più comparti, dentro i quali ci sono più portate in un contenitore unico. Mancano ancora due ore dopo i pasti per concludere il turno di lavoro… macché, siamo in un asilo. Che si mangia oggi? Lo chef oggi propone: minestra di verdure, sogliola al sugo, patatine fritte per contorno. Secondo voi la maggior parte dei bambini cosa mangerebbe? Con tutta probabilità comincerà dalle patatine. Insomma, capite bene che si corre il serio rischio di violare le Linee di Indirizzo che parlano di “abitudini alimentari corrette”. Pedagogicamente dunque, il lunch box è da bocciare.
Il lunch box è controindicato dallo stesso Ministero.
Nicola Amoruso invita a osservare le “Linee di Indirizzo Nazionale per la Ristorazione Scolastica” del Ministero della Salute. Effettivamente, rileggendo il testo di 33 pagine, facilmente reperibile in rete, il legislatore parla di “piatto” e mai viene menzionato il vituperato “lunch box”.
La ristorazione scolastica non deve essere vista esclusivamente come semplice soddisfacimento dei fabbisogni nutrizionali, ma deve essere considerata un importante e continuo momento di educazione e di promozione della salute diretto ai bambini, che coinvolge anche docenti e genitori.
Le mamme sono agguerrite!
A proposito di Linee di Indirizzo, nel famoso incontro del 18 novembre, sindaco e Caldararo non facevano altro che elogiare l’offerta tecnica presentata dalla Ladisa, ditta vincitrice che si occupa della refezione scolastica di Turi. Un tentativo maldestro per sviare l’attenzione dalle problematiche e calmare le anime inquiete presenti in sala. Su questo punto, Nicola Amoruso non sa se ridere o piangere: “Cosa crede l’assessore che non siamo informati? Volevano darcela a bere ma – fa sapere il papà – sappiamo benissimo che l’offerta tecnica della ditta Ladisa altro non è che il copia e incolla delle Linee di Indirizzo Nazionale. Tentavano così di tenere a bada i genitori che vi assicuro sono agguerriti”.
La maggioranza si è ormai scotta.
L’aspetto politico di tutta questa vicenda è quello più disastroso e che sicuramente produrrà strascichi negativi sulla tenuta della giunta e dalla maggioranza, nella quale i rapporti tra assessori e consiglieri sono già minati e conta-minati.
Ma è l’intero quadro politico che ne esce e pezzi, senza alcuna possibilità di conforto: tutto l’emiciclo, da destra a sinistra, non è all’altezza di gestire l’ordinaria amministrazione. Di questo parliamo: refezione scolastica è ordinarietà! La maggioranza non è in grado nemmeno di far chiudere due buche, figuriamoci il resto. Alle minoranze invece spetta il ruolo di di ‘watchdog’, ma il problema è che il cane da guardia è legato; l’opposizione è complice. È il caso di dirlo: dobbiamo mangiarci questa minestra o buttarci dalla finestra.
“Si denota una scarsa conoscenza dell’argomento da parte della maggioranza – sospira Amoruso – ma anche l’opposizione vive un dramma; riesce ad andare perfino contro i cittadini turesi, essendo evidentemente complice”.
La patata bollente passa all’Asl.
Si raggiunge il parossismo quando, a riunione conclusa, il sindaco Coppi, rispettando il suo solito copione, decide di non decidere, lavandosi letteralmente le mani e scaricando la patata bollente alla Asl.
“Perché lo fanno solo ora?” – si domanda Nicola Amoruso. Ora che è scoppiato il bubbone, l’Asl si rivelerà una trappola, in un modo o nell’altro, e vi spieghiamo in seguito il perché.
Intanto è evidente che questa maggioranza non segue delle linee programmatiche e politiche definite. Il coinvolgimento dell’Asl solo a frittata fatta, è un tentativo goffo per rimediare una bruttissima e clamorosa figuraccia.
Comunque vada, la frittata è fatta.
Nicola Amoruso non dimentica le dichiarazioni dell’assessore. “Finché sarò io assessore, si continueranno a usare le stoviglie biodegradabili” – ne è convinta la Caldararo.
Ne consegue che se l’Asl desse parere favorevole, l’assessore sarebbe costretta alle dimissioni. Uno scacco alla regina senza via d’uscita; oltre alle posate, andrebbe in biodegradazione anche il suo Assessorato.
Apriamo una parentesi inquietante. Tutto questo casino è stato montato per educare i più piccoli al riciclo. Ma il materiale biodegradabile utilizzato in mensa, che dovrebbe essere certificato e a norma, che fine sta facendo? Dove e come lo stanno smaltendo? I bambini vogliono essere educati, ma gli adulti cosa fanno?.
Nell’ipotesi contraria, ossia se l’Asl si esprimesse in modo non favorevole al lunch box, la maggioranza ne uscirebbe comunque a pezzi. E tutto questo casino per cosa?
Sarebbe bastato andare prima dalla Asl. Ma in maggioranza non si decide mai e ci sono uomini e donne che non decidono, inseguono le reazioni. Come per la Festa di Sant’Oronzo, il sindaco in primis è quello che non c’entra mai e non decide mai nulla.
Più che un buon appetito auguriamo a tutti loro e a noi stessi, una fortunata digestione.