In arrivo la DE.CO. Turi

A breve si andrà ad approvare in consiglio comunale il regolamento della De.Co. di Turi, la denominazione di origine comunale, un marchio di garanzia introdotto nell’ambito del decentramento amministrativo a giugno del 1990 con la legge n. 142 e che permette ai comuni di disciplinare in materia di valorizzazione delle attività agroalimentari e territoriali.
Raggiungiamo telefonicamente il consigliere Palmisano per avere maggiori dettagli: “Stiamo lavorando per l’approvazione in consiglio del regolamento della De.Do. Turi. Ho lavorato in tale direzione anche perché questa della” denominazione comunale” è una pratica ormai comune a tutti i paesi limitrofi ed è anche uno dei punti cruciali su cui poggia “Cuore della Puglia”. Questa certificazione è importantissima per i produttori locali di qualsiasi tipologia di prodotto e idea, può riguardare non solo i beni agricoli, ma qualsiasi cosa sia tipica del nostro paese. Dalla faldacchea alla ciliegia, all’artigianato, tutto può essere marchiato De.Do.”
Ma come funzionerà? Il turese interessato si recherà presso l’ufficio delegato in Comune e in maniera gratuita potrà iscrivere il proprio prodotto al registro De.Co. Tra i requisiti, fondamentale è la dimostrazione che il prodotto nasca sul territorio di Turi e che l’azienda abbia sede nel nostro comune. Non ci sarebbero limiti temporali per l’iscrizione, si tratterebbe di un registro sempre aperto che potrebbe funzionare in due direzioni: l’iscrizione diretta da parte del produttore oppure la segnalazione da parte di terzi. Una volta accertati i requisiti di appartenenza al territorio turese, si dovranno dichiarare i quantitativi di produzione.
Il marchio De.Co, oltre ad fungere da bollino di qualità, avrà un ruolo importante nel contrastare un fenomeno molto diffuso anche nei nostri territori, quello della contraffazione alimentare. “Troppo spesso, non solo sui mercati esteri, ma anche alle porte del nostro comune – ci confida Palmisano – accade che ciliegie di Castellana piuttosto che ciliegie provenienti dalla Turchia vengano vendute come ciliegie di Turi. Questo è un grave problema per l’economia turese, perché ne svaluta la qualità. Inoltre si tratta di una vera e propria truffa, perché il consumatore compra un prodotto pensando che sia stato coltivato a Turi, invece magari è stato prodotto in Turchia o fuori dalla Comunità Europea, con tecniche di coltivazione completamente diverse o con dei fitofarmaci che da noi sono illegali e da loro invece no. Grazie alle denominazioni comunali, invece, sapendo ad esempio quanti chili di ciliegie produce ogni produttore di Turi, si potrà verificare, avendo dei numeri in mano”.
Allo stesso tempo si sarebbe buttata giù anche una prima bozza del logo, ma sui particolari Palmisano non si sbottona.