Don Vito Ingellis racconta Giovanni Maria Sabino – Parte II

Il M° Giuseppe Mallardi e don Giovanni Cipriani avviano le ricerche; l’insegnante Pietro Miale li aiuta rimandandoli a Napoli, ed il “voto si adempie”
Il 30 maggio dello scorso anno, domenica di Pentecoste, appariva sui social il Cavalier don Giovanni Maria Sabino, sacerdote e musicista stimatissimo, nato nel 1588 a Turi. Ad oggi, sulla sua bacheca personale e sulla pagina Facebook dedicata all’ensemble barocco che porta il suo nome, il sacerdote e musicista turese ha rivelato molto dei suoi primi anni di vita.
L’ANNUNCIO SOLENNE DI DON VITO INGELLIS
In rete, fuori dal mondo dei social, ci siamo imbattuti in un pdf caricato sul sito turionline.it; all’interno del file, la scannerizzazione di uno dei numeri di “Turi – Chiesa Madre”, il periodico diretto e scritto dal compianto don Vito Ingellis. L’amato sacerdote, attraverso il suo ciclostilato, annunciava solenne ai suoi concittadini una felice ed importante scoperta: «Siamo in possesso – scriveva – di centodieci fotocopie di fogli di musica scritti da un’autentica gloria di Turi». Nel virgolettato riportato, don Vito Ingellis si riferisce per l’appunto a don Giovanni Maria Sabino. Da qualche tempo sulle tracce del musicista nato a Turi nel 1588, in quell’estate del ’78 don Vito avrebbe voluto presentare al pubblico i primi frutti significativi della sua non semplice indagine, avviata da almeno un paio di anni.
L’occasione scelta fu quella dello spettacolo di fine anno scolastico organizzato dalle scolaresche, nel cui palinsesto compariva l’esecuzione della “Laude alla Vergine” composta da Sabino. La serenità dell’evento fu tuttavia turbata dall’investimento automobilistico verificatosi in via G. Cisternino ai danni di una fanciulla; don Vito stesso si recò in ospedale per dare conforto alla famiglia, perdendo così la possibilità di pronunciare pubblicamente il discorso con cui avrebbe presentato Giovanni Maria Sabino ai turesi.
Nel numero di “Turi – Chiesa Madre” poc’anzi menzionato e da noi ripreso due settimane fa, dopo aver ripercorso i momenti della tragedia sfiorata, don Vito Ingellis dedica spazio a quello che fu il discorso mai più pronunciato e che quel giorno avrebbe dovuto introdurre la “Laude alla Vergine” di Sabino.
“A TURI LO AVEVANO DIMENTICATO”
«Chiedo scusa se mi inserisco nella prima parte di questo memorabile spettacolo. Desidero rivolgervi alcune parole come turese e come sacerdote turese. Se presterete attenzione, forse non vi pentirete e non dimenticherete quello che vi dirò. Più volte il vostro direttore didattico prof. Nicola Iacovazzi, turese come noi, mi ha pregato di riunire alcune scolaresche e di parlare loro di questa nostra terra solatia, della nostra Turi, terra che ci è cara più di ogni altra, perché qui siamo nati, qui trascorriamo i nostri giorni, qui vissero i nostri cari morti, che l’amarono e ci amarono, la onorarono e ci trasmisero in prezioso retaggio la fede, l’amore per la nostra terra, le tradizioni, il loro genio, che è nostro onore e vanto. Ed ora mi consentirete incominciare come si usava nelle favole che una volta le nonne narravano ai nipotini, quando calavano le ombre della sera, una favola meravigliosa, che comincia come tutte le fiabe: “C’era una volta…”. Sì, c’era una volta qui a Turi, tanti, tanti anni or sono. Chi? Mi chiederete tutti… Ebbene sì, vi era un bimbo come voi. Un bambino destinato a diventare celebre. […] A Turi, purtroppo, come spesso è avvenuto anche per altro l’avevano dimenticato».
“SI GLORIAVA DI APPARTENERE ALLA NOSTRA TERRA”
«Il giovane turese professore di fagotto Giuseppe Mallardi, nipote di don Giovanni Cipriani scoprì due anni or sono, quasi per caso, prima nel Dizionario musicale “Larousse” scritto a cura di Delfino Nava delle Edizioni Paoline e poi nell’Enciclopedia Rizzoli – Edizioni Ricordi, alla voce “Sabino” che, almeno due dei tre musicisti menzionati erano sacerdoti nati a Turi. Don Giovanni Cipriani mi comunicava, con sorpresa e con gioia, la notizia. Feci ricerche interessantissime, che pubblicai nel periodico ciclostilato “Turi – Chiesa Madre” n°18 edito per la festa di S. Oronzo di due anni or sono.
D. Giovanni Maria Sabino sacerdote turese e musicista ebbe una sorella e tre fratelli, di cui uno, Antonio, fu anche sacerdote e musicista. Ambedue le enciclopedie, sia quella della Rizzoli che quella delle Edizioni Paoline, dicono che tutti e due i fratelli sono nati a Turi di Bari ma non precisano l’anno. Non mi è stato difficile scoprirlo. Sono quindi turesi autentici. […] Vi dirò soltanto che il primo si firmava “Don Giovanni Maria Sabino da Turi”. Ci teneva. Si gloriava di appartenere alla nostra terra. Fu compositore, organista, maestro di cappella a Napoli. Dalla sua scuola uscirono eccellenti compositori, tra cui Provenzale, Pagano, Strozzi, Coppola. Insegnò nel Conservatorio della Pietà dei Turchini. Compose. Pubblicò nel 1627 il I° libro dei mottetti a due voci; salmi del Vespro a 4 voci; altri pezzi in antologia dell’epoca e numerose cantate. Una gagliarda a 4 voci ed altro».
PIETRO MIALE, UN PONTE PER NAPOLI
«Don Giovanni Cipriani che con tanto amore e con tanta passione dirige l’Oratorio e si preoccupa che il suo concerto bandistico faccia sempre meglio, scrisse a varie parti, nella speranza di rintracciare qualche pagina di questo musicista “importante” e nostro compaesano. Per sua e nostra fortuna gli venne incontro l’insegnante Pietro Miale, oriundo di Acquaviva ma domiciliato a Turi. Due suoi amici, il prof. Vito Cirielli e il prof. Michele Di Lella, residenti a Napoli – Viale Colli Aminei 23, si resero diligenti ricercatori prendendo contatto con alcuni amici per rintracciare le musiche del maestro Sabino. “Poiché quel sacerdote – scrivevano – doveva essere un compositore importante alla sua epoca, certamente troveremo qualche sua composizione. Insomma faremo di tutto per accontentare te e il tuo amico però non posso garantirti quanto tempo potrà durare la ricerca” – così scrivevano su di una cartolina a Pietro Miale il 17 febbraio 1977”».
NEL BUIO…
«Domenica 27 marzo 1977, in una lettera, uno dei due gli scriveva: “Ho ritardato di proposito a risponderti perché intendevo darti notizie positive in merito al maestro compositore di Turi, Giovanni Sabino; ma purtroppo, per ora almeno, posso darti solo informazioni negative. La casa editrice che aveva pubblicato le sue opere da oltre un secolo non esiste più. Neanche la cappella con l’oratorio dei Filippini (ove egli fu organista nel 1630) esiste più e il suo archivio musicale è passato alla Biblioteca Nazionale di questa città, mentre l’archivio musicale della Chiesa dell’Annunziata l’hanno trasferito al nostro Conservatorio di Musica S. Pietro a Majella. Stando così le cose, il prete a cui ho dato l’incarico dovrebbe fare la ricerca presso il Conservatorio e presso la Biblioteca Nazionale… Dopo tutto, anche a me fa piacere scoprire quest’altra gloria passata pugliese. Tanti musicisti italiani e stranieri del passato, ormai dimenticati stanno tornando a rivedere la luce; chissà che non meriti di essere rivalutato anche il nostro Sabino!”».
…LA LUCE
«Il 19 luglio 1977 il prof. Michele Di Lella comunicava al maestro Miale di aver spedito “il pacchetto contenente le copie fotostatiche (oltre 70) del musicista Turese”. Il 6 agosto 1977 il prof. Michele Di Lella scriveva a don Giovanni Cipriani: “Ho ricevuto la sua gentile lettera e la ringrazio delle espressioni di gratitudine spese nei miei confronti e in quelle del prof. Vito Cirielli, mio cognato e collaboratore. In verità siamo noi che dobbiamo ringraziarla per averci dato l’occasione di essere utili nella ricerca di quei manoscritti tanto preziosi del nostro compaesano Giovanni M. Sabino. Siamo contenti della sua insistiva, quella cioè di voler far cantare dalla Schola Cantorum dell’Oratorio alcuni brani e far eseguire altri dalla banda dei ragazzi dello stesso Oratorio. Sarà una bella soddisfazione per lei, e, perché no, anche per i ragazzi, i quali saranno felici di sapere di suonare musica di un loro “valente” compaesano».
“QUESTA SERA IL VOTO SI ADEMPIE DINANZI A VOI”
«Sarebbe molto interessante – prosegue don Vito – che vi mostrassi qualche fotocopia con le battute spiritose che il musicista turese don Giovanni Maria Sabino metteva in calce, o farvi vedere il celebre Vespro musicato in collaborazione con il sommo Claudio Monteverdi, ma voglio concludere con quello che scrivevo a pagina 31 del 18° numero del ciclostilato “Turi-Chiesa Madre” […] Scrivevo nell’estate del 1976: “Mi permetto di esprimere un voto ed un augurio. Ci conceda il Cielo, la gioia di vivere un giorno veramente grande in cui qualcuna delle opere scritte dal Sabino, ripescate in qualche Conservatorio musicale o in qualche biblioteca, venga ripresentata a distanza di quasi 4 secoli ai turesi di oggi, sensibili a questi valori. Sarebbe una scoperta ed una rimpatriata. In quella stupenda giornata aleggerebbero nel nostro cielo le anime dei grandi turesi che ci precedettero in questa terra solatia. Da quella musica ci verrebbe un alato messaggio di bene, espressione di fede e di arte: gli ideali vissuti e cantati dai due fratelli sacerdoti musicisti, nati a Turi di Bari: don Giovanni Maria Sabino e don Antonio Sabino”. Ebbene questa sera – chiosa Ingellis, tornando al suo “discorso” – questo voto si adempie qui dinanzi a voi».
Alla prossima puntata…
LEONARDO FLORIO