Il pasticcio della didattica a distanza

Il sindacalista Carmine Catalano chiede un piano di agevolazioni per sostenere le famiglie ed evitare discriminazioni
Carmine Catalano, coordinatore provinciale e regionale del sindacato Confsal comunicazioni, è tra coloro che non hanno digerito l’ordinanza del Governatore Emiliano con cui, a favore di telecamera, si è deciso di sospendere le lezioni in presenza nelle scuole pugliesi, cancellando con un colpo di spugna tutti gli sforzi che gli Istituti avevano messo in atto per rispettare i protocolli di contenimento dei contagi. Si ritorna, dunque, alla didattica a distanza con costi sociali non indifferenti e con il concreto rischio, denunciato anche dal presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, di allargare il divario formativo dei nostri studenti.
«Un provvedimento così delicato – obietta Catalano – è stato assunto senza nessun confronto con le parti sociali e senza valutare l’impatto che avrebbe avuto sulla vita di una famiglia: se un bambino resta a casa, uno dei due genitori dovrebbe smettere di lavorare per seguirlo. Ci parla Emiliano con i datori di lavoro?».
«La Puglia è stata l’unica regione a chiudere le scuole e a continuare a tenere aperti i centri commerciali e le grandi catene degli ipermercati. Una scelta incomprensibile – denuncia il sindacalista Confsal – anche alla luce di un’altra considerazione: il problema non è la frequenza della scuola ma il trasporto pubblico. Sebbene questa “seconda ondata” della pandemia fosse largamente prevista, la Regione non ha fatto alcun investimento per potenziare i mezzi pubblici e il risultato è stato drammaticamente palese: centinaia di studenti stipati come sardine nei pochi autobus a disposizione, con buona pace per le norme del distanziamento sociale. Per evitare tutti questi enormi disagi, sarebbe stato sufficiente stipulare convenzioni con le aziende di trasporto privato, invece si è preferito navigare a vista».
Ulteriore elemento critico contestato da Catalano è il costo per l’acquisto dei dispositivi informatici necessari per la didattica a distanza: «Le scuole hanno a disposizione un numero limitato di tablet e, giustamente, si privilegiano le richieste dei nuclei familiari più fragili. Tuttavia, anche una famiglia con un reddito medio oggi difficilmente può permettersi di spendere centinaia di euro e acquistare un computer per ciascun figlio».
«Prima di chiudere le scuole – chiosa Catalano – andava strutturato a monte un piano di ammortizzatori sociali ed economici, così da sostenere le famiglie ed evitare che i bambini vengano discriminati dal sistema scolastico o, addirittura, rischino di restarne fuori. I Comuni, d’altro canto, non possono limitarsi a essere spettatori di questa ingiustizia ma devono sollecitare provvedimenti urgenti o intervenire con fondi propri».
FD