Instancabili nel segno di Padre Pio

Premiati gli 8 volontari con il maggior numero di turni di servizio prestati dall’arrivo del Covid-19

Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento, il 25 maggio 1887, da Grazio Maria Forgione (1860-1946) e Maria Giuseppa Di Nunzio (1859-1929). Sua madre aveva scelto per lui il nome di S. Francesco d’Assisi, del quale era fervente devota. Il giovane Francesco non frequentò le scuole in maniera regolare perché doveva rendersi utile in famiglia lavorando la terra: solo quando ebbe dodici anni cominciò a studiare sotto la guida del sacerdote Domenico Tizzani che, in un biennio, gli fece svolgere tutto il programma delle elementari. Poi, passò alla scuola per gli studi ginnasiali.

Nel frattempo Forgione, durante la primavera del 1902, avviava le pratiche per entrare in convento, spinto dal desiderio di diventare sacerdote grazie all’influenza su di lui esercitata da fra’ Camillo, frate del convento di Morcone a Sant’Elia a Pianisi (Campobasso): in autunno arrivò l’assenso. In aggiunta, qualche mese più tardi, il 1° gennaio del 1903, Forgione sostenne di aver avuto una visione che gli avrebbe preannunciato una continua lotta con Satana; quattro giorni dopo, la notte del 5 gennaio, l’ultima che passava con la sua famiglia, dichiarò di aver avuto un’altra visione in cui Dio e Maria lo avrebbero incoraggiato assicurandogli la loro predilezione. E così, il 22 gennaio dello stesso anno, appena 15enne, vestì i panni di probazione del novizio cappuccino e diventò “fra’ Pio”. In seguito alle prime apparizioni, l’alone mistico che sin da subito si era posato sulla figura del giovane frate tornò ad essere ben visibile alcuni anni più tardi; concluso il noviziato, il 22 gennaio 1904 fra’ Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità e obbedienza) e nell’ottobre 1905 raggiunse San Marco la Catola per lo studio della filosofia. Nell’aprile 1906 ritornò a Sant’Elia a Pianisi (CB) per gli studi ginnasiali. Si racconta che quell’anno la sangiovannese Lucia Fiorentino, mentre era assorta in preghiera, ebbe una “visione immaginaria” premonitrice dell’arrivo di padre Pio a S. Giovanni Rotondo.
I PRIMI PATIMENTI E LE STIMMATE “PROVVISORIE”

Negli anni 1907-1908, fra’ Pio visse nel convento di Serracapriola per proseguire i suoi studi dal maestro e Padre Lettore Agostino da San Marco in Lamis, il quale, tempo dopo, scrisse: “Conobbi Padre Pio da frate il 1907, quando l’ebbi studente in Teologia a Serracapriola. Era buono, obbediente, studioso, sebbene malaticcio […]. “Pel continuo pianto” che faceva meditando sulla Passione di Cristo, fra’ Pio – riferisce Padre Agostino – “ammalò negli occhi”. Dopo un periodo di sollievo da questa sofferenza che gli procurava un continuo pianto, a grosse lacrime e copioso, il Venerdì Santo del 1908 (17 aprile) , fra’ Pio, già sofferente di “male toracico”, fu ulteriormente colpito da una “emicrania” che continuò ad affliggerlo “per tutto il tempo” della permanenza a Serracapriola impedendogli, a volte, di partecipare alle lezioni scolastiche. I due anni successivi furono tutto sommato lieti per il giovane Forgione, nonostante i patimenti sofferti nello spirito e nella carne; il 10 agosto 1910, venne infatti ordinato sacerdote nel duomo di Benevento all’eccezionale età di 23 anni, nonostante le disposizioni del diritto canonico prevedessero un’età minima per l’ordinazione di 24 anni. In tale periodo gli agiografi collocano la comparsa sulle sue mani delle stimmate “provvisorie”. Fra’ Pio diede comunicazione per la prima volta l’8 settembre 1911, in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis: qui il frate racconta che il fenomeno andrebbe ripetendosi da quasi un anno, e che avrebbe taciuto perché vinto “sempre da quella maledetta vergogna”.
DALLA TRASVERBERAZIONE ALLA CANONIZZAZIONE
Il 5 agosto 1918, padre Pio riceve la trasverberazione (perforazione spirituale del cuore con sanguinamento) ed una conseguente piaga sul costato, alla quale andranno ad aggiungersi quelle del 20 settembre 1918, giorno in cui appaiono le stimmate alle mani, ai piedi e al torace. Queste ferite lo accompagneranno per 50 anni e tre giorni: il 23 settembre 1968, poco prima della sua morte, guariscono e miracolosamente scompaiono. Il 20 Marzo 1983 inizia il processo diocesano della sua canonizzazione. Nel 1990, dopo aver raccolto ben 104 volumi di testimonianze, la causa passa a Roma presso la Congregazione per le Cause dei Santi. A seguito del parere favorevole espresso il 13 giugno 1997 dalla Congregazione per le Cause dei Santi, Padre Pio è stato beatificato il 2 maggio 1999 da Giovanni Paolo II e il 16 giugno 2002 è stato canonizzato dallo stesso papa Giovanni Paolo II. Dal 3 all’11 febbraio 2016 le sue spoglie mortali sono state esposte a Roma per poter essere venerate dai fedeli.
GLI 8 INSTANCABILI

Al Santo frate di Pietrelcina fanno riferimento tutti i volontari della Protezione Civile turese, presenti in prima linea durante la celebrazione eucaristica di mercoledì 23 tenutasi nella parrocchia “Maria SS. Ausiliatrice” in onore di padre Pio. In questa occasione sono stati inoltre premiati con una pergamena gli 8 volontari che hanno prestato maggiormente servizio nell’arco di tempo che va dal 7 Marzo al 18 Luglio: Nicola Lacidogna (197 turni di servizio), Francesco Spada (169 turni), Giuseppe Spinelli (153 turni), Giovanni Ventrella (118 turni), Fausta Recchia (75 turni), Vincenzo Palmisano (60 turni), Mario Palmisano (56 turni), Mirko Di Pinto (53 turni).
LA PROPOSTA DI DI PINTO
“Lo scorso 26 agosto, in piazza, abbiamo riconosciuto a tutti i volontari della Protezione Civile il servizio svolto in questi mesi difficilissimi. Successivamente Marco Di Pinto, coordinatore della Protezione Civile locale, ha proposto all’Amministrazione di premiare in maniera specifica i volontari che si sono distinti particolarmente. L’idea non è dunque partita dall’Amministrazione o dal sindaco che infatti ha voluto ringraziare nuovamente tutti, nessuno escluso”. Questo il commento della consigliera De Florio, da noi raggiunta telefonicamente. “Un ringraziamento va rivolto ai volontari della Protezione Civile anche per la loro presenza ai seggi elettorali” – aggiungerà più tardi.
LEONARDO FLORIO
Foto Giuseppe Florio