Il ‘nuovo volto’ di Sant’Oronzo

La statua, commissionata da Stefano De Carolis, si ispira alla più antica immagine del nostro Santo Protettore
La cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria all’Arcivescovo di Zara, Mons. Želimir Pulji?, proposta all’Amministrazione comunale dall’Arciprete don Giovanni Amodio, è stata impreziosita da un inatteso dono. Stefano De Carolis ha commissionato una statua in terracotta di Sant’Oronzo che presenta un’immagine del tutto inedita del nostro Patrono.

L’opera, realizzata dall’artista leccese Marco Epicochi, maestro cartapestaio e scultore, è infatti stata modellata facendo riferimento all’iconografia che compare sulla cassettina-reliquiario rinvenuta nella Chiesa di Sant’Anselmo a Nin (Croazia) da Stefano de Carolis e don Giovanni Amodio, durante la visita a Zara del 19 giugno 2018.
Come avemmo modo di scrivere all’epoca dei fatti, la scoperta clamorosa dal punto di vista archeologico e storico fu proprio nel medaglione di Sant’Oronzo, presente sul reliquario, che fornisce la più antica immagine del Primo Vescovo di Lecce finora rintracciata.
Tesi confermata da varie fonti accademiche e studiosi del settore, tra cui il prof. Antonio Calisi che, oltre ad essere diacono cattolico di rito bizantino e fine conoscitore dell’iconografia bizantina, è egli stesso un maestro iconografo, ovvero dipinge immagini sacre secondo la tradizione bizantina, appresa dai suoi numerosi viaggi nei monasteri di Russia, Romania, Albania, Grecia e Monte Athos. Calisi, come raccontavamo in occasione dei festeggiamenti giubilari, forniva una descrizione tecnica e dettagliata dell’icona: «Il santo è rappresentato a capo scoperto e indossa abiti vescovili: lo stichárion, ovvero una tunica a maniche lunghe, il phelónion, cioè la cappa e l’omophórion, la lunga stola bianca decorata con croci che scende lungo la parte anteriore del corpo. Egli reca un vangelo nella mano sinistra e con la destra benedice secondo lo stilema orientale: le tre dita unite (pollice mignolo e anulare) stanno a indicare il mistero della trinità; mentre l’indice e il medio, le due nature divina-umana di Cristo».
La presentazione a Lecce

La statua, unico esemplare, è stata presentata, mercoledì 19 febbraio, nella piazza Duomo di Lecce, presso il laboratorio artistico di Marco Epicochi. Per l’occasione, oltre all’artista e a Stefano De Carolis, erano presenti Mons. Michele Seccia, Arcivescovo della Diocesi di Lecce; Mons. Luigi Manca, Vicario Generale della Diocesi di Lecce e Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano “Don Tonino Bello”; e il prof. Mario Cazzato, storico salentino.
Mons. Seccia ha molto apprezzato la scultura, ponendo l’accento sull’importante ritrovamento della cassettina reliquiario custodita a Nin. Inoltre, ha ricordato il Giubileo Oronziano celebrato a Turi nel 2018, elogiando l’impegno profuso e l’accesa devozione di tutti coloro che continuano a prodigarsi nel nome di Sant’Oronzo.
Il prof. Cazzato ha ribadito la svolta che la “scoperta di Nin” ha segnato per gli studi oronziani: «Le prime tracce iconografiche del Santo leccese risalgono alla fine del 1500, e sono assolutamente di pura invenzione, perché precedentemente nulla si è conservato. In realtà, l’iconografia usuale risale al 1656, l’anno della peste, con il celebre dipinto del Coppola, custodito nella cattedrale di Lecce, immagine del Santo che da allora si è stabilizzata fino a Ostuni e Turi. Perciò l’importante scoperta fatta a Nin ha ribaltato tutto il fenomeno iconografico, consegnandoci per la prima volta un’immagine medievale del Santo, con iscrizione “S. ARONCI”, effigiato alla bizantina, assolutamente frontale ieratico e come in quella tradizionale senza mitria».
Fabio D’Aprile