Diritto, Economia e Libertà: parla il Prof. Vito Spada

Una tempesta di significati nella lectio magistralis organizzata dal Lions Club di Turi al Centro Studi “Matteo Pugliese”
Doveva essere una Lectio Magistralis ma in realtà è stato qualcosa di più profondo: nel tardo pomeriggio di sabato 11, al Centro Studi “Matteo Pugliese”, il prof. Vito Spada, autorevole economista e docente universitario, ha letteralmente dato spettacolo di fronte ai tanti turesi accorsi per l’occasione.

Il tema della serata lasciava presupporre una dissertazione generalista nella migliore accezione concepibile, poiché in due ore di tempo è obiettivamente difficile riuscire ad addentrarsi in riflessioni specifiche, dovendo in parallelo rispettare una traccia tutt’altro che agevole e, ancor meno, ristretta e circoscritta. Difatti, il grande cerchio logico tracciato dal prof. Spada è riuscito ad inglobare tre macro-tematiche come quella del diritto, dell’economia e della libertà; insomma un affare non da poco, concepibile da chi per anni ha studiato ed insegnato.
Tutto ha avuto inizio con il rituale tocco di campana di Vito Catucci, presidente del Lions Club di Turi, il quale ha poi proceduto con la declamazione degli impegni filantropici che vanno a riunire milioni di individui di tutto il mondo sotto il segno dei Lions. Successivamente la parola è passata a Vito Scisci, presidente del Centro Studi “Matteo Pugliese”, che, dopo aver fatto gli onori di casa, ha accompagnato il pubblico nei grandi temi che sarebbero stati affrontati da Vito Spada, rimarcando la significatività di cui gode l’economia nel mondo e nello sviluppo dell’umanità. “L’economia è il volano del benessere ed è parte essenziale della storia dell’uomo. La globalizzazione – dirà più tardi – ha cambiato quella che è la nostra vita culturale e politica. I Paesi sono adesso legati da una forte connessione di interdipendenza. Persino le lotte di religione possono celare delle questioni di natura economica”. Verità, queste, ormai sotto gli occhi di tutti ma che è bene tenere sempre a mente in un mondo che, come rimarcato successivamente da Vito Catucci, nelle ultime tre decadi ha iniziato a girare più velocemente di quanto non fosse mai accaduto in migliaia di anni di storia della civiltà umana. Anche i concetti di sicurezza o democrazia – ed il relativo uso e consumo – sono mutati, come noi, esseri umani che “nel creare cambiamenti epocali, mentre siamo immersi nel cambiamento, cambiamo noi stessi”.
Con queste ultime parole di Catucci qui riportate, l’atmosfera in sala inizia a caricarsi appena prima che la grande tempesta di significati – sviluppati nella relazione di Vito Spada – possa scatenarsi a partire dalle due seguenti questioni: “L’Italia è uscita malconcia dalla crisi del 2008, con un debito pubblico secondo al mondo soltanto al Giappone. Si può essere liberi con un debito così alto? Quanto siamo liberi in un mondo dominato dal grande fratello che noi continuiamo ad alimentare, affidando alle piattaforme i nostri dati personali?” – chiederà al pubblico il presidente dei Lions Club di Turi.
“Il filo che unisce la trama”

Ebbene, dopo uno spiraglio di luce su quella che è stata la gioventù condivisa dagli stessi Vito Catucci, Vito Spada, dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Giuseppe De Tomaso ecc., ecco, nella metafora della tempesta, scendere dall’alto qualche goccia: “Grazie a tutti. Spero – esordisce il dott. Spada – di non deludere le aspettative, parola che apparirà spesso. Il tema “Economia, Diritto e Libertà” non sarà facile. Dobbiamo uscire, tuttavia, dal vincolo per cui la conoscenza è un fenomeno naturale spontaneo: non è così. Lo studio è lavoro, sacrificio. La conoscenza è legata al libro e all’introspezione intellettuale di un concetto. Imparare non è facile, è invece molto difficile e la complessità è una parte della vita moderna che va accettata. Vi mostrerò come diritto, economia e libertà siano intrinsecamente legati a filo doppio: uno esiste perché esiste l’altro. È importante inoltre riflettere sul filo nascosto che tiene unita la trama, altrimenti non capiremo nulla. Un’ulteriore premessa: sono sicuro che sconvolgerò la vostra mente ma questo è lo scopo della conoscenza, cioè mettere in discussione ciò che gli altri hanno detto”.
E via, senza troppe cerimonie, alla scalata del primo pendio, ripido, offerto dal primo tema: il Diritto. Spada ne individua il cuore nelle due espressioni latine “Da mihi factum dabo tibi ius” (Narrami il fatto e ti darò il diritto) e “Quod semper bonum et aequum est”: “Il diritto è ciò che è sempre buono ed equo. Non c’è scritto giusto. Ci sono due teorie: il diritto è la legislazione creata dai legislatori oppure lo scambio di soggettive pretese individuali. Nel primo caso la produzione legislativa è affidata ai rappresentanti del popolo, mentre nel secondo sono i cittadini che con loro pratiche decretano ciò che ha valenza di legge” – spiega. A questo punto la nostra metaforica pioggia inizia a scendere a catinelle, perché Spada pone l’accento sul diritto romano, ben lontano dall’essere la produzione legislativa di un Parlamento e nel quale la legge non scritta aveva più valore di quella scritta. Tutto poi è stato ribaltato da Giustiniano ed il diritto pubblico ha iniziato a prevalere su quello privato, per cui una maggioranza politica decide ciò che è o non è legittimo. A queste due idee di diritto corrispondono due concezioni della società civile: una, positivistica, prevede che il Legislatore si ponga al di sopra degli altri per ordinare una società caotica; l’altra invece intende questo caos come un ordine spontaneo fondato sulla prevedibilità dei comportamenti.
Esemplare in tal senso la tragedia di Antigone dove si mostra pienamente la contrapposizione tra diritto scritto dalla maggioranza e diritto non scritto che appartiene al popolo: “La Legislazione non è diritto, perché il diritto non è solo la norma scritta, ma ciò che la gente pensa che debba essere il diritto stesso. Accettando che il Legislatore ne sappia più di noi, concediamo totale arbitrarietà ad una maggioranza che in breve tempo può anche cambiare. La visione positivista è dunque totalitaria, illiberale e punta ad un codice perfetto che vada anche al di sopra della volontà dei cittadini”.
Successivamente Spada cita Bruno Leoni: “La mitologia del nostro tempo non è religiosa, ma politica. E i miti principali sembrano essere da una parte la “rappresentanza del popolo” e dall’altra la pretesa carismatica dei leader politici di possedere la verità e di agire di conseguenza”. Se quindi nessuno possiede la verità, il diritto è figlio di un’interazione spontanea e imprevedibile degli individui e dunque non può essere analizzato separatamente dall’economia e dalla libertà.
“Lavorando diventiamo maestri”

La seconda parte si apre con un “Fabricando faber fimus” che introduce a una riflessione sull’uomo inteso come essere sociale. “Mente e civiltà si sono evolute simultaneamente. Non siamo monadi e viviamo le continue interazioni tra le nostre e le altrui aspettative. Difatti non si può fare economia senza cooperazione sociale”. Sull’ordine spontaneo assunto dall’ottica non-positivista della società di cui sopra, Spada aggiunge: “L’ordine non si regge su un accordo stabilito sui fini, ma sull’uso dei mezzi disponibili allo scambio continuo di beni e servizi. La società ha regole astratte per prevenire l’ingiustizia e non per fare giustizia: noi non sappiamo cosa è giusto”. Il mercato? “Un procedimento di scoperta che segnala quali beni sono scarsi e che valori questi hanno. La qualità di un bene è in relazione con le necessità degli uomini, per cui il mercato è un sistema che vive in un contesto fallibilista. I fenomeni economici – dirà Spada – si svolgono sempre all’interno di una cornice normativa che per il mercato è la proprietà privata. In economia la molla che ci muove è la scarsità dei mezzi”. La seconda parte si conclude dunque su ciò che è l’interesse per Keynes e la scuola austriaca.
“Libertà: lupi e agnelli”
Il terzo tempo, a burrasca ormai in corso, si apre con una citazione di Hayek per cui “chi ha il controllo dei mezzi decide anche i fini che devono essere realizzati, quali i valori superiori e a cosa credere”. Poi Spada passa alla mano invisibile di Adam Smith, a Cicerone, Constant e al suo maestro intellettuale Tocqueville, che, invitando a difendersi dalla “tirannia della maggioranza”, affermava: “Considero empio e detestabile che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tutto”. Alla luce di tutto quanto riportato finora, Spada affermerà: “Lo Stato deve proteggere i cittadini dalla violenza, dall’ingiustizia ed evitare che i lupi mangino gli agnelli”. “Il mercato deve servire ai consumatori, non ai produttori”. “Non avendo criteri di giustizia ed essendo la felicità un fine individuale, lo Stato ha il compito di diminuire le sofferenze”. “La libertà vuole predisposizione al cambiamento, ma è la paura dell’ignoto a causare i totalitarismi”.
Riprendendo infine la storia del riccio e della volpe raccontata dal prof. Spada e volendo riflettere sull’ottica positivistica che giustifica il totalitarismo, ecco una riflessione: ci sono tribù di uomini estremamente gerarchizzate poiché l’ignoranza sulle dinamiche della realtà e l’incombenza del pericolo sono talmente forti che soltanto il potere di uno sciamano, di un re-Sole, di un “capitano-Legislatore” può assicurare l’esistenza della tribù stessa. E quindi il totalitarismo è un bene, quando si ammette di essere un popolo ignorante, incapace di comprendere il mondo, in balia delle onde, preso dal panico di una fine che si percepisce arrivare forse addirittura da se stessi e dai propri simili. Se negli uomini vediamo solo autodistruzione, è logico sperare che arrivi una mente illuminata a contrastarli e regolarli: che male può fare una schiavitù se almeno ci tiene in vita? Le sbarre di una cella possono essere davvero confortevoli.
LEONARDO FLORIO