Accademia dei Trònere per tornare a stare insieme

Raffaele Valentini: “In un semplice tegame di creta, possiamo abbandonare ansie e preoccupazioni, per dedicarci al buon cibo”

Chi tra di noi non conosce i trònere, o perlomeno non li ha assaggiati o sentito il loro profumo riecheggiare per le vie del paese? Di domenica, alle 9 del mattino, la maggior parte della gente ancora fatica a riprendersi dalla settimana appena conclusa e magari è intenta a preparare la moka del caffè più tranquillo degli infernali sei giorni appena trascorsi; ma le nonnine nel centro storico no… sono là, nella loro cucina, sveglie già a partire dalle prime luci del mattino, intente a preparare “la tiella” (rigorosamente di creta), contenente quel sughetto corposo aromatizzato con cipolla e altre spezie che avvolge i trònere. Eh sì, quale miglior mezzo, se non questo, per riunire tutte le famiglie attorno al tavolo domenicale?

C’è chi crede così profondamente nel potere aggregante di questa carezza per il palato, che ha dato vita a una accademia, l’Accademia dei Trònere. Stiamo parlando di Raffaele Valentini, uomo fortemente radicato alla sua città, alle sue tradizioni e alla sua cucina. Abbiamo chiesto proprio a lui di parlarci di questo suo progetto, che si presenta come un atto di valorizzazione del passato.
Che cos’è l’Accademia dei trònere di Raffaele Valentini?
«È stare insieme innanzitutto. In passato, lo si faceva davanti ai trònere. Ci si riuniva per raccontarsi storie, che potevano essere vere o false, ma l’importante era condividere avvenimenti riguardanti Turi».

Com’è nato questo progetto e perché?
«Perché amo il mio paese, anche se è come amare una donna che non ti dà niente, perché gran parte delle nostre tradizioni si sta perdendo. Ognuno di noi sa come preparare i trònere ed è bello poter condividere i vari modi di prepararli. Poi ho scelto di dargli il nome di “Accademia” perché trovo che dia al tutto, maggior lustro».
Ha incontrato difficoltà nella realizzazione di questo suo programma?
«No, alcun ostacolo. Questo perché trovo che sia un qualcosa alla portata di tutti. In un semplice tegame di creta, possiamo abbandonare ansie, preoccupazioni, per dedicarci al buon cibo».
Qual è la sua soddisfazione più grande?
«La soddisfazione più grande arriva nel momento in cui, spostandoci in altri paesi, la gente rimane colpita dalla prelibatezza dei trònere. Inoltre, il piacere più grande è stare a tavola e godersi i cibi al 100% e mentre si mangia è vietato parlare di calcio, politica e malattie per preservare al massimo la “uacezza”. Questo momento di convivialità diventa occasione per ricordare la Turi del passato, con il suo teatro, ed allontanare la negatività, che oggigiorno ci perseguita, infestando i rapporti. La regola è questa: se a qualcuno viene in mente di parlare di argomenti poco felici, paga per tutto il tavolo».

Chi frequenta prevalentemente l’Accademia, turesi o forestieri?
«Turesi, ma prevalentemente forestieri».
Ha dei progetti futuri?
«L’Accademia diventerà prossimamente un ristorante, in cui potrà ritrovarsi un gruppo ristretto di persone; questo per non tradire la filosofia alla base di questa ‘Accademia’: lo scambio puro di allegria e il piacere dello stare insieme per discorrere allegramente, lasciando fuori i problemi».
E se fosse questo il segreto della felicità? Un buon piatto da gustare con chi preferiamo, del buon vino e un luogo in cui ritrovarsi? Sicuramente, ognuno di noi ha dei problemi con cui confrontarsi quotidianamente e sicuramente non si risolvono sempre facilmente. Però, se è vero che mandare giù bocconi amari avvelena il fegato, mandare giù bocconi prelibati, non potrebbe depurarlo? In fin dei conti, mangiare in compagnia, ridendo di qualche avvenimento buffo, non è solo cibarsi, ma è nutrimento per l’anima, e di questi tempi, abbiamo realmente bisogno di un’Accademia che ci insegni di nuovo a farlo.
MARIANNA LUISI