La storia dell’amministrazione secondo Menino

Tra veti e ricatti politici, quattro anni di ‘fibrillazioni’ causate dal Partito Democratico
Come accennavamo, nel comizio di sabato 7 aprile, l’ex sindaco Coppi ha voluto ripercorrere i passaggi salienti che hanno connotato gli ultimi quattro anni.
Dalle dimissioni di Lenato al Congresso del Partito Democratico, da cui emerge un gruppo dirigenziale pronto ad ostacolare in ogni modo il primo cittadino. Dalla fuga di Tardi, dimessosi da assessore con una motivazione che crea “grande scompiglio”, al rimpasto condito dal veto del PD sulla nomina del quinto assessore.
Questi i passaggi che, nella personale ricostruzione di Coppi, conducono all’ultimo anno di governo. L’anno della crisi, dello scontro sul ponte di via Conversano, strumentalizzato dalla dirigenza dei democratici “per arrivare ad una conclusione distruttiva”.

Un esordio tempestoso
Nel 2014 Turi, reduce dal commissariamento del governo Resta, si prepara a votare. Formata la lista, che univa i partiti di centrosinistra e la civica Impegno per Turi, Coppi viene “chiamato da casa” per guidare la coalizione, dal momento che è venuta meno la disponibilità di Franco Mercieri, candidato sindaco in pectore.
Poche settimane dopo la vittoria iniziano i problemi. Vito Lenato “in seguito a delle accuse infondate, si dimette da assessore e consigliere, compiendo un atto politico cui va dato grande riconoscimento. Altri successivamente non hanno avuto lo stesso livello di maturità politica”.
In sostituzione, Coppi chiama a ricoprire il ruolo di assessore al bilancio proprio Giuseppe Tardi, “che all’epoca era indipendente ed aveva anche le capacità professionali per farlo”.
Democratici a Congresso
L’inizio di tutte le future complicazioni si consuma nel gennaio 2015, quando al termine del congresso del Partito Democratico si afferma un nuovo gruppo dirigente, composto da “giovani che per la prima volta si impegnavano in politica”.
“Questo gruppo – argomenta Coppi – ha bisogno di dimostrare in modo continuo la propria presenza, intervenendo sempre a gamba tesa”; si caratterizza per una “voglia di egemonia” che mette in moto “situazioni che portano ad una serie di fibrillazioni”.
La prima di queste scosse è l’iscrizione al PD di due assessori indipendenti (Caldararo e Tardi), un passo che determina uno squilibrio all’interno dell’amministrazione. “Qui – ammette l’ex sindaco – ho commesso il primo grande errore: non riuscire a convincere queste persone a fare un atto politico che evitasse il peso eccessivo del PD in giunta”.
La crisi, almeno per il momento, viene risolta con il cosiddetto accordo di metà mandato, in cui si stabilisce che uno degli assessori in quota al PD avrebbe ceduto il suo posto in favore di un rappresentante della lista Impegno per Turi.

La ‘fuga’ di Tardi
Altro passaggio fondamentale avviene a marzo 2016: Giuseppe Tardi si dimette da assessore, venti giorni prima dell’approvazione del bilancio, “con una motivazione che creò grande scompiglio”.
Dopo ben due anni, l’assessore si accorge di avere difficoltà a relazionarsi con i dipendenti di alcuni Uffici e di subire “una limitazione nello svolgimento della sua azione”.
“Non è che non ci fosse motivo di lamentarsi di alcune organizzazioni all’interno dell’ente, ma fare un atto del genere – commenta Coppi – senza dire niente al proprio partito e naturalmente senza dire niente a me, creò un elemento di difficoltà che ci ha fatto solo del male. Uno si può chiedere perché te ne vai e non fai qualcosa dall’interno, lavorando perché meglio funzioni la macchina amministrativa? È una fuga? Evidentemente sì. Riflettendo con il senno di poi, posso dire che è stata una fuga”.
Il rimpasto ed il veto del PD
Nel settembre 2016, dopo un’estate trascorsa a ragionare sui possibili equilibri, Impegno per Turi abbandona i banchi alla sinistra di Coppi. “Piero Camposeo non essendo d’accordo con questa posizione, rinuncia all’assessorato e continua ad appoggiare la maggioranza. Questo a me sembra un altro atto di grande responsabilità, che va riconosciuto pubblicamente”.
I tempi sono maturi per il rimpasto di giunta. Ma anche qui qualcosa non va per il verso giusto: “Nella formazione di quella nuova giunta, abbiamo avuto solo quattro assessori perché il nuovo gruppo dirigente del PD, di cui Tardi si definisce rappresentante in Consiglio comunale, mette il veto a nominare il quinto assessore, che avrebbe potuto essere di SEL”.
“Qui ho fatto il secondo errore – annota Coppi – la mia voglia di tenere in piedi la situazione ha portato alla conclusione attuale”.

Coppi ‘cade sul ponte’
Si arriva all’ultimo anno di consiliatura: l’irrigidimento del PD sulla vicenda del ponte di via Conversano, porta alla definitiva rottura. Una questione “enfatizzata ad arte per arrivare allo scontro”, strumentalizzata dalla dirigenza del partito che “fin dal primo momento, ha accentuato la polemica per arrivare ad una conclusione distruttiva”.
Ragion per cui, l’ex sindaco ci tiene a sgombrare il campo da ogni equivoco, iniziando dall’accusa di non aver mantenuto la promessa di allargare il ponte. “Nel Consiglio comunale del settembre 2016 dissi letteralmente: ‘Ci impegniamo a migliorarlo nella sua fruibilità attraverso fondi comunali o regionali’. Non ho mai detto che bisognava allargarlo, ma che andava migliorato”.
Coppi rivela anche che, due giorni prima della fine del mandato, è arrivato il parere del professore del Politecnico di Bari, incaricato di valutare “la sicurezza di quel ponte lungo 16 metri”. Dalla relazione emerge che “non ci sono incidenti nell’ultimo anno e mezzo, come non ci sono stati negli ultimi cinque anni. Il professore ci consiglia di illuminarlo e inserire delle barriere di protezione”. Qualora si volesse agire strutturalmente, il docente afferma che bisognerebbe “intervenire su tutti i 150 metri di via Conversano, perché prima e dopo ci sono curve ben più pericolose”.
‘Ricatti democratici’
“È così inconcepibile far venire il Commissario quando non c’è più possibilità di andare a votare, che nessuno riesce a capire la motivazione”.
E la ragione della rovinosa caduta per Coppi, come anticipavamo in apertura, sta tutta nel comportamento scorretto della nuova dirigenza del PD, che ha fatto in modo che un consigliere diventasse l’ago della bilancia, attuando una strategia basata sul ricatto politico.
“Con noi il ricatto politico non funziona, anche e soprattutto se è del mio partito. Non si può venire a discutere ogni volta dicendo o si fa così o andiamo via”.
Questa “bega interna” è una “responsabilità politica gravissima che queste persone si sono assunte”; “un elemento di irresponsabilità e infantilismo politico” che creerà un “danno grave ai cittadini”: “Il commissariamento non è mai un fatto positivo, per quanto un commissario possa essere efficace non eguaglierà mai un’amministrazione che rappresenta gli elettori”.
Tardi “sospeso nell’aria”
Spazio anche per replicare all’altro rimprovero mosso dalla dirigenza del PD: l’aver spinto due consiglieri ad abbandonare la maggioranza. “A parte Arianna Gasparro che è andata via due anni fa e tirarla in ballo ora mi sembra postumo, si può accettare come serio il fatto che il vicesegretario del partito si autosospenda? “.
Per l’ex sindaco, la scelta di Tardi di “restare nell’aria”sarebbe solo un escamotage per evitare il commissariamento del circolo turese. Prassi prevista proprio nel caso in cui la segreteria locale contribuisca a “mandare a casa” il sindaco espressione del partito.
Ed a confermare i sospetti, ci sarebbero due elementi: nessuno nei venti giorni successivi alla presentazione delle dimissioni ha elaborato “un documento a favore del sindaco e contro il consigliere che si era autosospeso”; in secondo luogo Tardi avrebbe partecipato all’ultima riunione del PD.
“Abbiamo lavorato per il paese con impegno totale – chiosa Coppi, marcando le distanze con la segreteria di Gravinese – senza pensare a che cosa facevamo per il nostro partito. Il mio più grande peccato è che io non ho portato niente al partito, né incarichi né tessere. Vi dico che per me questo è un titolo di merito, perché Menino Coppi viene da una tradizione politica che dice prima di tutto onore ed onestà. Menino Coppi quando si fa la tessera al partito, la fa solo per se stesso, non l’ha mai fatta neanche alla moglie”.