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Cronaca

Turi saluta il suo “Maestro della Pietra”

Stefano Rossi al lavoro


Si spegne a 86 anni Stefano Rossi. Continuerà a vivere nelle sue opere


Nacque a Turi il 23 maggio 1930. Nella mattinata di giovedì 21 luglio, Turi saluta un altro nome che ha raccontato il suo paese, il suo cuore, la sua passione, attraverso il lavoro delle sue mani. Turi dice addio a Stefano Rossi, che si è spento all’età di 86 anni.

Il maestro della pietra era in grado di far parlare pezzi inanimati di minerali e calcare, trasformandoli in opere d’arte. “La pietra è eterna, ma ha bisogno di noi, del nostro amore per esprimere bellezza, sfidare il tempo, divenire testimonianza…” – era solito dire il maestro.

Nella sua bottega colma di tante opere compiute e altre in divenire, lui coltiva la sua passione, trasmessa alle sue figlie che portano avanti l’amore per l’arte, la bellezza, l’armonia, l’eleganza delle forme.

 

Stefano Rossi

Ma chi era Stefano Rossi? Quinto degli undici figli di Domenico e Angela, a soli dodici anni inizia a lavorare presso l’impresa edile del padre Domenico, maestro scalpellino. Presto impara a lavorare la pietra, a costruire edifici in pietra. Dal 1948 l’impresa Rossi, fra le pochissime prime imprese di fiducia della Soprintendenza per i Beni Artistici, Architettonici e Storici della Puglia, inizia a restaurare soprattutto cattedrali e castelli: la Cattedrale di Trani, di Bari, di Bitonto, di Troia, di Castellaneta; a Bitonto le Chiese di S. Francesco d’Assisi, S. Francesco da Paola, il Convento di S. Leone; i castelli di Trani, di Mola di Bari, il Complesso Monumentale di Balsignano a Modugno e tanti altri monumenti.

Nel 1986, quando un infarto lo allontana dai cantieri, Stefano inizia a scolpire non più capitelli, cornici e fregi architettonici ma soprattutto volti, volti di donne.

Nell’agosto 1996, su invito del Comune di Turi, una prima mostra personale viene allestita presso il seicentesco chiostro dell’ex Convento delle Clarisse a Turi, con grande successo di pubblico e di critica, Stefano Rossi sarà definito “scultore dai mille volti”.

Nel giugno 2000, un’altra importante mostra documentaria intitolata “Stefano Rossi – Cinquant’anni di restauro e scultura in Puglia”, allestita presso l’istituto Maria Cristina di Savoia in Bitonto, sancisce con una contemporanea esposizione di documenti e foto storiche dei lavori di restauro effettuati nei cinquant’anni di vita delle Imprese Rossi e le più significative sculture create fino a quel momento, il passaggio dal Rossi restauratore al Rossi scultore.

Stefano Rossi scultura

II 30 dicembre 2001 riceve il “Premio Turi” per essersi distinto quale “maestro della pietra”. II 18 gennaio 2002 il Presidente della Repubblica Ciampi gli conferisce l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

Fa parte del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi e sui Quaderni n. 5 (anno 2002) e n. 6 (anno 2003) ha scritto due testi sulle tecniche costruttive tradizionali intitolati “Quando le case erano di pietra”. Ricopre la carica di Presidente della “Fondazione del Museo della Pietra” che ha lo scopo di fondare a Turi un museo della pietra e delle tecniche di lavorazione e, nel frattempo, insegna scultura presso l’Università della terza età di Turi.

Stefano Rossi continua a scolpire, ultima sua opera pubblica è il Monumento in memoria dei cittadini turesi deceduti nel mondo. La scultura monolitica in pietra di Apricena è stata realizzata con la pietra bianca della “terra di Puglia” a suggello del legame indissolubile con la terra natia che tutti gli emigranti sentono profondamente e rappresenta il loro senso di appartenenza ad un unico “blocco”, quasi fossero parte di un unico “albero”, separati ma uniti da un’unica radice.

Le sue opere sono presenti presso il Centro Polivalente del Comune di Turi, la Soprintendenza per i Beni A.A.A.S. della Puglia – Bari, il Palazzo di Città del Comune di Bitonto, il Cimitero del Comune di Turi, il Pensionato “Mamma Rosa” di Turi, il Comune di Bitetto e presso collezioni private.

La sua passione è diventata una pietra miliare della tenacia, della laboriosità, della capacità della gente di Turi. Che il suo amore per il bello contagi molti altri.

La redazione de La Voce del Paese si unisce al dolore della moglie e della famiglia tutta.

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