Al referendum del 17 Aprile vota Si per fermare le trivelle

Una trivella ha un impatto ambientale molto forte, sopratutto se non consideriamo solo l’atto di perforazione, ma anche quello di ricerca, estrazione, trasporto del greggio, raffinazione e combustione tanto nelle nostre automobili quanto nelle centrali termoelettriche, con le conseguenti emissioni. Quando si parla di impatto ambientale, spesso si accosta “semplicemente” l’alterazione degli equilibri degli ecosistemi, dello stato di salute della fauna e flora marina, la condizione delle acque, dell’aria, in generale della natura. Ma in questo accostamento spesso non ci accorgiamo dell’impatto che si ha tanto sulle nostre vite, quanto sulle nostre attività economiche e lavorative.
Se si considera soltanto il processo di ricerca di idrocarburi (gli elementi chimici che costituiscono il petrolio) attraverso tecniche come l’airgun, già si ha una prima quantificazione dell’impatto che l’intero sistema di estrazione ha sull’ambiente. L’airgun, nello specifico, è uno strumento che spara onde sonore verso il fondale marino, che penetrano negli strati della crosta terrestre e, una volta riflesse e captate da sensori superficiali delle navi da ricerca, restituiscono la presenza o meno di sacche di gas metano o petrolio. Il rumore elevato prodotto comporta lo stordimento dei pesci, “stressandoli” e incidendo negativamente sulla vita marina, e lo spiaggiamento e la morte dei cetacei, come le balene per lesioni permanenti all’udito.
Non è probabilmente corretto ricorre ad una campagna catastrofista nel parlare delle trivelle e del modello di sviluppo legato al petrolio, ricorrendo ai grandi e recenti disastri ambientali. Ma probabilmente ha maggiore senso parlare di quello che è il processo produttivo nelle sue fasi, nei suoi rischi e di quello che sarebbe la cosiddetta opportunità di crescita.
Ritornando sull’impatto ecologico, quello che ne risulta è che lo sversamento nei mari dei residui di petrolio comporta un inquinamento degli stessi, nel nostro caso del Mar Mediterraneo. Non si tratta esclusivamente dei casi di guasti, ma della continua e più economica pratica di pulizia delle cisterne delle petroliere. Il rilascio di petrolio nei mari entra nella rete alimentare marina e da qui nella nostra dieta determinando danni anche alla salute umana. Attualmente la condizione d’inquinamento e di salute della biodiversità marina nel Mediterraneo, che contiene il 7% della biodiversità marina globale, è negativa. Ci si dovrebbe chiedere, quanto tempo ci vorrà perché la diversità ecologica del mediterraneo ritorni a livelli elevati e in grado di mantenere i benefici ecosistemici che sostengono le nostre attività? Domanda che implicitamente aggiunge, quanti danni collettivi ed ecologici verranno fatti se si continua con questo modello energetico?
Sappiamo tutti che il petrolio e la benzina sono energie fossili non rinnovabili, ma meno si sa che il quantitativo di idrocarburi nei mari italiani sono risibili, tanto da non soddisfare il fabbisogno energetico del Paese ed essere indipendente. Ancor meno si sa che le royalties corrisposte dalle imprese di estrazione al bilancio pubblico dello Stato sono pari al 7% dei profitti.
Dunque il tentativo di far funzionare i giacimenti, fin tanto che potranno produrre profitto, sembra essere una scelta che vada a vantaggio esclusivo delle imprese di estrazione. Il referendum del 17 Aprile segna un punto di passaggio nello stabilire, non soltanto la difesa paesaggistica dei territori, ma di non concedere l’estrazione e l’uso degli impianti entro le 12 miglia in eterno (“fino alla durata utile degli impianti”).
La discussione intorno alla condizione dei mari ci riguarda tutti e il referendum è uno strumento collettivo costituzionale per intervenire e prospettare un futuro dal colore diverso del nero petrolio.
Al referendum del 17 Aprile vota Si per fermare le trivelle.
Chiunque voglia “mettere la faccia”, può rivolgersi al Comitato attraverso il gruppo facebook Comitato No Triv o approfittare della presenza dei nostri volontari nelle mattinate di venerdì e domenica prossima.
COMITATO NO TRIV