Turi nella Grande Guerra ….

Ogni volta che devo iniziare un articolo vado in cerca di qualche episodio che racconti la guerra senza dover necessariamente riferire di morte invece, leggendo le cronache, i diari dei soldati, i bollettini di guerra e la storia delle varie brigate, vengono alla ribalta fatti che mi fanno cambiare idea e al tempo stesso rabbrividire. Oggi, per esempio, voglio prima di tutto rivolgere un piccolissimo pensiero ai moderni mocciosetti che hanno “imbrattato” per puro dileggio un simbolo alla memoria e al sangue versato per renderli individui liberi ed a cui consiglio di leggere quello che scrive un capitano sul suo taccuino: «Il 22 mattino il mio sguardo fu colpito da un macabro spettacolo: gli uomini del mio primo plotone erano distesi, immobili, lungo il reticolato nemico. Certamente essi erano caduti nel compiere l’azione loro affidata, ed io piansi la morte di quei valorosi. Il giorno stesso, alle ore 14, il reggimento ripetette l’attacco con lo stesso procedimento del giorno innanzi. La dolorosa esperienza del 21, la conoscenza dei luoghi più battuti e la scarsa reazione del nemico ci consentirono di sfruttare meglio il terreno e le formazioni e di ridurre in tal modo le perdite. Naturalmente il risultato fu, e non poteva essere diversamente: nullo – anche perché la fanteria nostra non aveva più lo spirito e la fiducia di prima, e le artiglierie, diminuite di numero e scarsi di munizioni, non potevano sostenerci come sarebbe stato necessario».
Leggere di interi reggimenti annientati nel giro di pochi giorni e notare tra essi un nome che mi sembra familiare o il paese di nascita ed effettuare un controllo per saperne di più. Siamo nei primi giorni di novembre e il 148° reggimento della brigata Caltanissetta è impegnato in continui ed incessanti attacchi per la conquista e la repentina perdita di poche centinaia di metri della località bosco Lancia sul Monte San Michele che vedranno soccombere 65 ufficiali e 3945 uomini di truppa e, spulciando tra i nomi, appare quello di Volza Antonio, cl. 1894, da Luigi e Maria Lefemine. E notare che di questo soldato non appare traccia sul nostro Monumento e nell’archivio comunale, mentre è visibile nell’archivio dell’Albo dei Caduti del Ministero della Difesa; così come accade per il soldato Candita Giuseppe, nato a Turi nel 1894, figlio della guardia carceraria Francesco e di Addolorata Giusti che, il 22 ottobre, cadeva con il 139° reggimento, durante gli scontri sul Monte S. Michele. Cercheremo, vaglieremo altre notizie e fonti così da dare a questi e altri “soldati dimenticati” il giusto ricordo e valore al loro sacrificio.
Intanto il gen. Cadorna, fermamente deciso a sbaragliare gli austro-ungarici sulla linea dell’Isonzo e penetrare e conquistare i territori che gravitano su Gorizia e sul Carso, sferra il 10 novembre, con solo due settimane di preparazione, la 4a battaglia dell’Isonzo. Gli obiettivi assegnati alla 2a Armata sono di premere su Gorizia e alla 3a Armata di coprire tutto il fronte che dall’Isonzo arriva al mare. Le località dove si avranno i maggiori scontri sono Monte Sei Busi, Monte San Michele, Monte Sabotino e il Podgora, che vedranno i nostri soldati combattere non solo i nemici e le loro formidabili difese ma anche le asperità del terreno e le piogge torrenziali, con indosso ormai delle divise lacere, con scarsità di viveri e stremati dai tanti assalti. Mentre le truppe alpine si impegnano a cannoneggiare gli avamposti austriaci e riescono con piccole e ardite scalate a conquistare numerosi passi alpini. Durante questi assalti cadranno gli appartenenti al 10° reggimento Regina: l’11 nel Bosco Cappuccio il soldato dell’8a Compagnia Domenico Esposito, cl. 1882, di Vincenzo e Angela Girolamo, sposato con Giuseppa Rosa D’Addiego e padre di Angela (1909), di Vincenzo (1912) e Giovanni (1915), e il soldato Francesco Spada, cl. 1891, di Giuseppe Oronzo e Giulia Tozzoli il cui corpo verrà ritrovato solo a fine gennaio del 1916; il 12 il caporal maggiore dell’11a Compagnia Giovanni Genghi, cl.1888, di Angelantonio e Lucrezia Intini; il 1° dicembre il soldato della 10a Compagnia Paolo Savino, cl.1891, di Francesco e Maria Giuseppa Sabino, sposatosi da pochi mesi con Caterina Avella; mentre apparteneva alla 12a Compagnia del 68° Reggimento della Brigata Palermo il soldato Raffaele Carone, cl. 1891, di Vitantonio e Vita Domenica Valerio caduto il 21 novembre sulla cima 1 del Monte S. Michele. L’inconcludenza degli attacchi e i continui ed inutili sacrifici di vite umane, che ammontano a quasi 50000 italiani e 30000 austriaci, concludono di fatto il 5 dicembre le 4 grandi battaglie per l’Isonzo del 1915.
–5– continua
Alberto Lenato
Presidente ANB Turi