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Cultura e letture a Santa Chiara, l’ultima domenica del mese

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Il ‘Centro Studi di Storia e Cultura di Turi’ ed il periodico turese di informazione e cultura ‘Il Paese’, con il patrocinio del Comune di Turi, hanno organizzato una serie di incontri di lettura dal titolo ‘Lultimadelmese’, presso la Chiesa di Santa Chiara.
Il primo di essi, ‘Quando Turi si fa romanzo’ si è tenuto, domenica scorsa, alla presenza degli scrittori Franco Caprio e Raffaele Valentini, rispettivamente de ‘Il segreto del gelso bianco ’ e de ‘La prigione sotto la neve’.
Annalisa Rossi e Mauro Paladini hanno letto alcuni brani, tratti dai due libri, poi, egregiamente commentati dalla dott.ssa Rossi.
L’assessore alla Cultura Lavinia Orlando ha affermato che la cultura è un momento in cui elevarsi dalle bassezze quotidiane: “Il fatto di conversare con l’autore e discutere su problematiche differenti, innalza la nostra mente, elevandoci. Senza di voi il Comune potrebbe fare ben poco. L’amministrazione sosterrà sempre iniziative di questo tipo”.
Il direttore del ‘Paese’ Raffaele Valentini ha ringraziato Ilenia Dell’aera per aver dato un grandissimo contributo all’organizzazione di questo progetto: “Cerco sempre di bastonare la realtà, dare stimoli. Attraverso ‘Lultimadomenicadelmese’ vogliamo parlare di incontri di grande piacere, di un gioco di esperienze di scrittura di vari autori e vorremmo che fosse un percorso interattivo. Tutto sommato siamo tutti quanti scrittori. A tutti piace comunicare perché il libro è sostanzialmente questo. Ringraziamo anche il prof. Domenico Resta, presidente del Centro Studi e Don Giovanni”.
“Attraverso i racconti ed i loro autori, Turi si fa romanzo nelle parole, nei vissuti, nelle storie. Il loro vissuto è memoria di tutti noi”, ha introdotto Annalisa Rossi. “Tutti noi sappiamo di cosa stiamo parlando perché i due libri sono stati già molto letti. Turi si fa romanzo col desiderio di trapiantare la verità dei vissuti personali. Il tema è la realtà, ed essa entra nella struttura letteraria, in termini di sensazioni, trasposizione di emozioni, grazie a cui troviamo immagini familiari, luoghi che conosciamo, riferimenti a credenze popolari, sogni della comunità, intorno a cui si formano i racconti di intere famiglie. Ci sono, dunque, i luoghi, grazie alla trama delle immagini che ci appartengono: la piazza dei caduti che Sandrino vede e vive uscito di prigione, lo scampanare della chiesa vicino al carcere, i muretti a secco ed il gelso, quest’ultimo filo rosso, presenza rassicurante, della storia. Sotto il gelso i bambini giocano; esso fa parte della memoria di ognuno di noi… Venivano spiantati perché la casa doveva essere pulita ed il gelso sporca”.
“Sto raccontando fatti scritti da Antonella e Franco Caprio, da Raffaele Valentini ma anche, nel contempo, fatti raccontati dalle nostre nonne, da genitori, estranei. In questi due racconti ci si ritrova e si ha la possibilità di sentire la scrittura più facile, perché familiare. La scrittura letteraria diventa così familiare che sembra di ritrovarci, tanto che possiamo dire che ‘sembra l’abbia scritto io’. Si trovano i soprannomi; c’è il riferimento costante in entrambi, al sogno, al viaggio nel paese lontano. I bastimenti in mare, maligno, ignoto, ma anche carico di promesse. Navi che galleggiano, se pur pesanti di gente, col miraggio di New York”, ha proseguito la Rossi, per poi concludere con un riferimento a Pasolini. “Nel 1974, Pasolini scrive una lettera aperta in cui riflette sull’universo contadino, considerandolo  universo transazionale dell’età del pane, ovvero, dei beni strettamente necessari. I due  racconti corrono in questo solco dell’età del pane: sono riflessione su quanto siamo riusciti a conservare di quella Repubblica del pane, andata perduta per via della globalizzazione che ha azzerato il senso dell’appartenenza e ci ha tolto l’identità, piegandoci la testa alla più feroce delle dittature”.
Franco Caprio, riferendosi a questo concetto dell’età del pane, ha fatto notare che dato che il romanzo è stato letto anche in tutto il resto d’Italia, è stato interessante riscontrare, in effetti, che c’era anche gente del Piemonte che diceva di ricordarsi della propria infanzia e che, quindi, la realtà rurale era uguale per tutti, con gli stessi valori e gli stessi tempi. Cambiano i colori, i profumi e i prodotti della terra ma i valori principali sono sempre quelli: la famiglia e la parola data. Raffaele Valentini, invece, ha sottolineato, in conclusione, il senso di appartenenza che si fa forte quando si vive a venti metri dal carcere,  perché il carcere è uno dei nostri simboli di cui abbiamo, però, scarsa consapevolezza.
Il prossimo incontro ‘Una risata ci seppellirà’ è previsto il 29 novembre, sempre presso la Chiesa di Santa Chiara, alle ore 18.30.

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