Turi raccoglie le firme su Fse, scuola, lavoro e trivallazioni

Sarà un fine estate caldo per la politica turese. Oggi, 5 settembre è prevista la prima di una serie di iniziative per raccogliere firme a favore di un miglior servizio delle Ferrovie Sud-Est e per i referendum, su scuola, lavoro, trivellazioni e legge elettorale. L’iniziativa è organizzata dalla sezione locale di Sel e di Possibile.
La raccolta firma si terrà nella giornata di domenica in villa comunale dalle ore 10 alle ore 21. Per poter firmare sarà necessario presentare un documento d’identità in corso di validità.
Non basta lamentarsi di ciò che fa la politica o di cosa non funziona si può fare di più. Firmando per i referendum gli italiani potranno scegliere. Potranno riappropriarsi della democrazia. Potremo esprimerci sulle trivelle, sulla riforma del lavoro, sulla riforma della scuola e su quella della legge elettorale. Vogliamo ricordare anche ai fan più accaniti, che questo governo non l’ha votato nessuno e nessuno ha mai votato un programma in cui fossero presenti queste riforme, nemmeno in quello di Renzi all’epoca della sua candidatura a segretario del PD. È quindi necessario che gli italiani possano esprimersi su temi così importanti per il futuro del nostro paese”.
Il diritto alla mobilità, quando si parla di Ferrovie Sud Est è da anni latitante. È impossibile per il viaggiatore provvedere all’acquisto del biglietto. Porte aperte e il treno cammina con le persone che scendono, oppure con le porte che neanche si aprono. Le carenti condizioni delle stazioni, che spesso non sono in grado neanche di fornire una sala d’aspetto ai pendolari.
Viaggio in treni di seconda mano e furti dei cavi che rendono inagibile il binario per diverse ore, con un prevedibile allungamento dei tempi di coincidenza e ovviamente di viaggio, anche per l’uso spesso non tempestivo, di pullman sostitutivi dove si combatte per avere un posto a sedere.
Alle lunghe attese in seconda classe si aggiungo i bagni fuori uso, i sedili sporchi e i condizionatori rotti. Per non parlare del mancato funzionamento dei climatizzatori, con tanti auguri ai diversi cardiopatici a bordo.
Se possibile, la situazione già grave di per sè, è peggiorata dall’inspiegabile aumento dei prezzi dei biglietti.
È nostra intenzione favorire un coordinamento contro i disservizi delle Fse che non abbia un cuore politico ma popolare, composto dalle varie realtà sociali, associazioni, istituzioni e semplici cittadini. Nella giornata di domenica oltre ai referendum sarà possibile firmare per creare tale coordinamento. Successivamente sarà il coordinamento a scegliere le varie iniziative da prendere.
Cosa prevedono i referendum:
La scuola. La scuola è il primo momento di formazione dei cittadini. È attraverso l’istruzione che si forma un cittadino libero e consapevole. La scuola deve essere pluralista, aperta, basata su una piena libertà di insegnamento. Deve rappresentare una comunità di persone libere e uguali nella differenza delle loro funzioni. La legge di riforma della scuola appena approvata dal parlamento va in tutt’altra direzione: acuisce le disuguaglianze sociali, rompe il concetto di comunità, minaccia la libertà di insegnamento e il pluralismo. Si tratta di un sistema da ripensare interamente ma che risulta avere la sua cifra caratterizzante nella individuazione di un preside-manager che “capeggia” tutta la comunità, a partire dal suo potere di chiamata diretta, rompendo così quei fondamenti ai quali abbiamo fatto riferimento. Per questo l’ottavo quesito riporta il dirigente scolastico al suo ruolo, che non è certo quello di un manager, e mira a riportare un significato di uguaglianza, pluralismo e di comunità.
La riconversione ecologica dell’economia. Da tempo siamo impegnati – anche con gli amici di Green Italia – ad affermare una nuova concezione dell’ambiente e dell’economia, in grado di collegare questi elementi in uno sviluppo sostenibile e virtuoso. Proprio l’opposto di quanto avviene con lo sblocca-Italia e con alcuni provvedimenti presi in precedenza e ispirati a un’idea di sviluppo del tutto datata e nociva per il benessere dei cittadini. Ne sono una dimostrazione palese le trivellazioni. Quelle in mare, a fermare le quali è mirato il terzo quesito. Ma anche le trivellazioni in generale, che sono state definite strategiche così da poter utilizzare tutta una serie di procedure derogatorie, spesso latrici – come noto – di abusi e corruzione. Ecco, quindi, che il quarto quesito, vuole superare tutto questo. Ma la questione delle deroghe e “semplificazioni” procedurali viene da lontano, dalla particolare attenzione per le grandi opere, che abbiamo visto avere portato ai più grandi episodi di corruzione e malaffare. Per questo riteniamo sia da superare la politica delle grandi opere e delle procedure in deroga. Servono procedure semplici ma uguali per tutti e in grado di consentire gli adeguati controlli (anche questi uguali per tutti). A questo mira la abrogazione della legge obiettivo con il quinto quesito.
La legge elettorale. Soltanto una legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri eletti, con proposte chiaramente alternative, potrà riportare gli elettori alle urne e garantire che le scelte successivamente compiute in Parlamento siano frutto degli impegni assunti con il programma elettorale. L’Italicum va in tutt’altra direzione: lascia ai partiti la scelta della gran parte degli eletti; consente a chi arriva primo di ottenere comunque una maggioranza ampia, anche se il suo risultato è stato modesto; determina la formazione di un partitone di governo con tanti partitini di opposizione, frammentata (per legge) e così incapace di rappresentare un’alternativa. Per questo riteniamo che l’Italicum vada abrogato, secondo quanto prevede il secondo quesito. Ciò è possibile perché rimarrebbe comunque applicabile il consultellum (che non è il sistema migliore, ma certamente è conforme alla Costituzione, essendo risultato da una decisione della stessa Corte costituzionale), consentendo di approvare davvero una legge che assicuri la possibilità di scegliere i propri rappresentanti favorendo la possibilità di una stabile azione di governo (come avverrebbe con il Mattarellum nella versione che vigeva, fino al 2005, per il Senato). In ogni caso, riteniamo che almeno un punto vada certamente cancellato dall’Italicum: i capilista bloccati (privilegiati fidati del capo) e la loro possibilità di candidarsi anche in dieci collegi (come se avessero il dono dell’ubiquità). Ciò è possibile con il primo quesito.
La tutela del lavoro. Il lavoro non è, per la nostra Costituzione, un elemento qualunque, ma il fondamento della nostra Repubblica. È la stessa base della cittadinanza e di una reale uguaglianza. Per questo esso ha avuto una particolare tutela soprattutto dal 1970. Si tratta di tutele che devono essere adeguate e rese più coerenti con le nuove esigenze del mercato. In questo senso la proposta Civati sul contratto a tutele crescenti. Tuttavia con il jobs act sono state ulteriormente diminuite le garanzie già ridotte dalla riforma Fornero e è stato previsto un contratto – non unico, come invece avrebbe dovuto essere – a tutele crescenti male e poco. Per questo con il sesto quesito si intende eliminare la nuova disciplina sul demansionamento, che contrasta con la protezione della dignità e della professionalità del lavoratore e con il settimo restituire la tutela dai licenziamenti compiuti in violazione della legge.
Sel Turi
Possibile Turi