Nel Consiglio Comunale si discute anche di ….

Prezzi delle ciliegie. Il sindaco: i produttori devono mettersi insieme
È il consigliere Tundo a chiedere la parola all’inizio del consiglio comunale ed ad introdurre la questione dei prezzi delle ciliegie. Lo stesso invita a “fare qualcosa per sapere cosa si sta verificando nel cartello filiale delle ciliegie. C’è qualcosa che non quadra”. Ed accusa l’Amministrazione di non aver fatto nulla: “Si poteva perlomeno mandare una comunicazione scritta al Presidente del Consiglio, al Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Agricoltura e al Ministro della Finanza, per chiedere come mai il mercato non va nel verso giusto. Bisogna che qualcuno faccia chiarezza e verifichi che non ci siano abusi sul mercato e che a Turi non si stia facendo speculazione. È assolutamente necessario controllare questa situazione”.
Tundo, che come moltissimi turesi ha ereditato dei terreni, descrive la situazione drammatica che lui stesso ha vissuto: “Siamo stati feriti nell’orgoglio, ci hanno trattato come animali” – afferma – “gli agricoltori ci hanno rimesso”, “ci hanno sfruttato senza che noi potessimo reagire”. “Una speculazione in atto c’è e la situazione andava denunciata per capire cosa sta accadendo. Mi aspettavo da parte dell’Amministrazione una reazione contro questi signori”.
“Una lettera del sindaco l’ho ritenuta inutile, ci vogliono ben altre azioni” – risponde invece il sindaco Coppi, secondo cui la situazione risulta essere molto più “complessa”, perché c’è in gioco la nostra economia locale. Secondo il suo avviso, i prezzi bassi delle ciliegie sarebbero da imputare a diversi fattori: dalle leggi di mercato, ad esempio, alla presenza di un prodotto estero spacciato come turese.
Associarsi torna ad essere la parola chiave: “I produttori devono mettersi insieme e diventare un punto di riferimento per i commercianti”. Se tutti concordassero che la via d’uscita da questa situazione di crisi sia quella dell’unione, le istituzioni garantirebbero tutto il loro sostegno. “Chi più, chi meno, siamo tutti coinvolti” – prosegue Coppi – “se non ci uniamo, difficilmente usciremo fuori da questo momento di difficoltà”. “C’è disponibilità anche da parte della Regione a sostenere queste ragioni”, anche a livello normativo. In alternativa, “riusciremo solo a lamentarci”. Un’altra strada per combattere questa situazione – sempre secondo il sindaco – potrebbe essere quella della De.Co (denominazione comunale ndr) “che andrebbe a identificare meglio il nostro prodotto”.
“Abbiamo incontrato gli agricoltori, vedo quello che succede: si chiamano regole di mercato” – afferma invece il consigliere delegato all’agricoltura, Antonello Palmisano. “Se cerchiamo un colpevole, lo troviamo davanti ad uno specchio. La colpa è nostra”.
Secondo Sandro Laera, invece, la responsabilità non sarebbe dei piccoli, ma dei grandi produttori, che non riescono a fidarsi: “Come può non essere possibile tra voi grandi agricoltori associarsi?” – si chiede. Porta, infine, l’esempio del Trentino e delle mele vendute dalle cooperative: “Chi vuole acquistare, può farlo solo lì”.
Per Birardi, quella sarebbe una “discussione sterile” in quanto “se ne discuterà fino al 30 giugno poi nessuno ne parlerà più”. Bisogna “sensibilizzare la parte politica per avere la doc”. Ma veniamo a sapere dal consigliere Palmisano che la nostra richiesta per la “Denominazione di Origine Controllata” sarebbe rimasta “incastonata al Ministero delle Politiche Agricole”. Non sarebbero stati rispettati – pare – alcuni requisiti richiesti, quindi la domanda non sarebbe stata ancora accettata.
Prezzi delle ciliegie: Tundo VS Palmisano
Non ci sta Antonello Palmisano alle accuse mosse dal consigliere Paolo Tundo contro l’Amministrazione, rea – secondo il suo parere – di non aver agito per porre un argine alla preoccupante caduta dei prezzi delle ciliegie sul mercato locale.
Lo dice subito Palmisano, di parlare principalmente come produttore agricolo, poi come consigliere: anche lui, insieme alla propria famiglia, ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze delle leggi di mercato, quest’anno più degli altri, senza un minimo di pietà verso chi ha sacrificato un intero anno a lavorare nei campi ed ad investire i propri risparmi, sperando in un raccolto che avrebbe potuto far respirare un po’ le casse aziendali.
“La colpa è nostra” – precisa il consigliere – per svariate ragioni: dall’incapacità di unirsi contro chi vuole fare solo il proprio interesse, al disinteresse di alcuni che si ripercuote inevitabilmente sulle spalle degli altri, e così via. Ma quando interviene Tundo, Palmisano un sassolino dalla scarpa se lo deve togliere: la colpa starebbe anche in gente “come lei, che ha un altro stipendio e che le ciliegie le svende, anche a costo di rimetterci”, “La colpa è sua quanto la mia”. “Loro (i commercianti ndr) oggi fanno il buono e il cattivo tempo perché ci conoscono”. “Dobbiamo essere coerenti e realisti, ci dobbiamo organizzare”. “Ma al momento dei fatti, quando è il momento di battere i pugni – ammonisce Palmisano – gli agricoltori si tirano indietro”.
Terminato l’intervento di Palmisano e di qualche altro consigliere, Tundo richiede la parola per far esplodere la sua “ira funesta” contro il consigliere delegato all’agricoltura, avendo preso probabilmente sul personale quelle parole e anche travisandole un po’: “Palmisano ti credevo una persona più intelligente”, “hai detto tutte fesserie”. “Non hai fatto niente per l’agricoltura” – urla – “ti immaginavo più elastico”. “Tu non hai fatto nulla contro la speculazione”. “Come delegato all’agricoltura dovevi impegnarti col sangue!” “Faresti bene a dimetterti”, accusandolo, infine, di aver fatto la sua “arringa politica”. E conclude: “Se abbiamo avuto dai nostri genitori questi terreni con i sacrifici, le tue parole sono insulti”.
Non si fa attendere la replica di Palmisano: “Mi dispiace che non hai colto il senso del discorso. Per te che hai reddito è un gioco politico, per noi no. Nessuno ti condanna perché sei proprietario di un terreno, ma perché piuttosto ci hai rimesso e hai portato delle ciliegie sul mercato, costringendo anche me a vendere le ciliegie a quattro soldi. La differenza tra me e te è che tu hai uno stipendio che ti garantisce di poter andare avanti”. “Hai fatto un danno, questo lo devi ammettere”.
Ma Tundo è implacabile: “Faresti bene a dimetterti”. “Offendi tutti i cittadini turesi”.
A questo punto, il sindaco mette a tacere la discussione, giunta ormai ad un vicolo cieco. Palmisano, risentito dalle parole del collega di opposizione, fa per lasciare l’aula, ma poi desiste dietro l’invito di alcuni suoi compagni della maggioranza.
Avvistate processionarie in via Lidl
È la consigliera Volpicella a segnalare in consiglio comunale la presenza della processionaria a Turi. Per la precisione, sarebbe stata avvistata in un albero all’incrocio tra via Lidl e via Ginestre. “Lì giocano molti bambini” – ammonisce la consigliera, sollecitando dei controlli, dato che l’insetto è pericoloso sia per le persone e gli animali, ma anche per le stesse piante. “Potrebbe essere pericoloso entrarvi a contatto”.
L’invito della consigliera è di effettuare controlli non solo limitatamente a quel sito, ma su tutto il territorio di Turi, in modo da poter prendere le dovute precauzioni e i dovuti provvedimenti.
Ricordiamo che la processionaria è un insetto altamente distruttivo per le pinete poiché le priva di parte del fogliame, compromettendone così il ciclo vitale. Inoltre, durante lo stadio larvale, tale insetto presenta una peluria che risulta particolarmente urticante per vari animali, compreso l’uomo. Combattere la processionaria non è un’operazione facile: data la pericolosità dell’insetto è necessario l’intervento di personale competente e adeguatamente attrezzato. In Italia dal 1998 la lotta a questo insetto è obbligatoria nelle aree ritenute a rischio infestazione.
La segnalazione fatta dalla Volpicella, apre il campo ad un nuovo intervento, quello di Laera, che chiede a che punto sia il bando per l’affidamento della manutenzione del verde pubblico e domanda se gli ultimi tre alberi di via Rutigliano (prima del cimitero), rientrino nella manutenzione ordinaria, dato il loro aspetto trascurato. Palmisano conferma che quelle piante siano responsabilità del comune e riguardo il bando informa che le buste dei partecipanti sono state aperte e vi sarebbe anche una ditta aggiudicatrice, di Noicattaro. “Ci si trova ora all’ultimo percorso burocratico in ragioneria”. Nel frattempo, ad occuparsi del nostro verde, ci pensano i “lavoratori socialmente utili”.
Sindaco: stiamo seguendo il fenomeno dell’immigrazione con molta attenzione
Era inevitabile che uno degli argomenti più bollenti delle ultime settimane fosse anche oggetto di discussione in consiglio comunale: la presenza di lavoratori stranieri a Turi, che ha portato scompiglio non tanto per motivi di ordine ideologico, quanto per motivi di ordine pratico e di igiene pubblica. È Laera ad introdurre il discorso, evidenziando il timore che questo episodio possa essere “l’inizio di un fenomeno che si allargherà a macchia d’olio” e chiede all’Amministrazione di prendere in considerazione, già a partire dal prossimo anno, perlomeno un’ordinanza per cui questi braccianti agricoli stagionali, “ricevano alloggi garantiti da chi li assume”, oppure proibirne le assunzioni. Questa situazione – da qualsiasi punto la si guardi, secondo Laera – non ha nulla di positivo, “sotto il profilo igienico e sociale” soprattutto, “è una condizione disumana”.
“Io credo che sulla questione degli immigrati sia stato fatto un gran lavoro – replica il sindaco – Fino all’altro ieri (sabato 13 ndr) mi sono rivolto alla Prefettura e alla Protezione Civile”, ma “purtroppo i comuni sono lasciati da soli” ed “è vero che i produttori dovrebbero occuparsene”. Inoltre assicura che non si tratterebbe di clandestini, ma di persone con regolare permesso di soggiorno. Anche secondo Coppi, il fenomeno è vistosamente cresciuto rispetto all’anno passato e si prevede un ulteriore incremento anche per il 2016: per questo garantisce l’impegno dell’Amministrazione soprattutto per il prossimo anno, perché un “fenomeno sociale e umano inevitabilmente diventa un nostro problema”. “Il fenomeno lo stiamo seguendo con massimo impegno” al fine di “evitare per l’anno prossimo ulteriori disagi, anche per queste persone”.
Per quanto riguarda la situazione odierna, il sindaco sottolinea anche il grande lavoro svolto dalla Chiesa e dalle associazioni di volontariato, che avrebbero fornito un “un contributo importante”.
Un accenno anche sulla questione della vigilanza: le esigue risorse di personale di vigili e carabinieri renderebbe difficile un controllo a tappeto: per questo, sarebbe utile costituire “un tavolo tecnico con altre istituzioni”, con cui unire le forze e giungere ad una situazioni dignitosa per chi dorme sulle panchine e alla tranquillità dei cittadini turesi, che a torto o a ragione, non sempre si sentono al sicuro.
Imu agricola: gettare le basi per il miglioramento
Il consigliere Sandro Laera, che aveva fatto dell’Imu agricola uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale per la scalata alla Regione, torna a parlare dell’argomento durante il consiglio comunale. Questa volta, più che argomentare, chiede: “Quali le decisioni?” “Di incontri ne abbiamo fatti fin troppi, è ora che si passi alle soluzioni”.
E l’assessore al bilancio, Tardi, riassume quello che è stato un’incontro, tenutosi lo scorso 8 giugno, avuto con le associazioni di categoria, con Protesta Agricola e con alcuni agricoltori, durante il quale aveva assicurato di voler “sicuramente abbassare al minimo possibile” l’Imu agricola e “gettare le basi per il miglioramento”. “La nostra idea come Amministrazione comunale è di andare a rivedere la IUC nel suo complesso” – spiegava Tardi, parlando delle due soluzioni che lui avrebbe in mente: la prima sarebbe quella di chiedere, per il 2015, di garantire i 360 mila euro più il 20% di evasione. In questo modo la riduzione dell’Imu agricola sarebbe riproporzionata in base a quello che è il gettito. La seconda idea, sarebbe di lasciare tutto così com’è, più o meno al 7,6 per mille, vincolando, però, attraverso un capitolo di bilancio e un protocollo d’intesa, il surplus derivante da un eventuale extragettito (tutto ciò che eccede i 360 mila Euro) alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture agrarie, così come in corsi di formazione, ad esempio – come aveva suggerito il consigliere Antonello Palmisano. Le due proposte non vengono accolte a braccia aperte, ma nemmeno respinte: se ne dovrà ridiscutere, soprattutto tenendo presenti le condizioni dei lavoratori agricoli.
Ricordiamo che a Turi il prelievo operato dallo Stato centrale è stato di circa 360 mila Euro. Con un’aliquota pari al 7,6 per mille, il Comune ha incassato circa 59 mila Euro dall’Imu agricola, con un’evasione media pari al 20%. Il gettito atteso in una situazione ottimale (in cui tutti paghino), sarebbe di circa 516 mila Euro, ben oltre, dunque i 360 mila Euro.
Numeri a parte, il cruccio fondamentale di Tardi è quello di “rispettare gli equilibri di bilancio”. “Non vogliamo prendere un centesimo di più” – conclude.