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Una buona scuola o una “scuola alla buona”?

tina resta

Ormai è entrato nel pensiero comune il concetto “la buona scuola”, riferendosi al piano che il Governo offre a tutti i cittadini come proposta di riforma della scuola. “Per fare la Buona Scuola non basta solo un Governo, ma serve anche il lavoro di tutti i cittadini” – si ascolta negli slogan pubblicitari. Sono seguiti, così, una serie d’incontri, di confronti, di dibattiti in ogni città, sezione di partito o scuole, tutti rivolti a comprendere – forse – quali sono i veri obiettivi e le vere strade per avere una “Buona Scuola”. Ma quanto realmente servono questi incontri? Quali le vere necessità della scuola italiana? Quali i problemi che nel quotidiano gli studenti, i genitori, gli insegnanti, i dirigenti scolastici affrontano e devono superare? Lo abbiamo chiesto ad una esperta dei processi formativi, la dottoressa Tina Resta, alla quale abbiamo rivolto una serie di domande che, a partire dalla situazione turese, si estendono ad abbracciare la condizione della scuola italiana, una scuola oggetto di continue riforme, ma sempre con gravi problemi.

“La buona scuola”: cosa pensa di questa proposta del governo Renzi?

“Il governo Renzi parla di “buona scuola”, propone riforme su vari punti e chiede pareri alla scuole, ma ho la sensazione che la scuola, quella vera, quella pubblica, quella che si destreggia con le proprie forze, quella senza risorse economiche è lontana dalla visione del governo Renzi. Si fanno consultazioni, si accendono speranze, si creano delusioni”.

Uno dei primi obiettivi è indirizzato a “svuotare” le GAE permettendo, solo in Puglia, l’assunzione di oltre 12mila iscritti… possiamo definirla un’utopia?

“Non è un’utopia, è una presa per i fondelli. La Corte di Giustizia Europea ha bocciato il sistema scolastico italiano sottolineandola lunga ed eccessiva precarietà dei docenti. Dopo 36 mesi di lavoro precario è necessaria la stabilizzazione. La stabilizzazione Renzi la propone con il concorso…e questo mi sembra giusto. E tutti quelli che hanno vinto i concorsi precedenti? Dalla proposta di Renzi rimangono fuori centomila docenti e nelle scuole continuano a girovagare docenti incaricati di una certa età. Tutto questo crea discontinuità e frammentarietà nel lavoro in classe con i ragazzi”.

“Grazie al piano straordinario di assunzioni sarà possibile intervenire in modo efficace sulla scuola dell’infanzia e primaria per avere una crescita sana dei nostri bambini (educazione fisica) e lo sviluppo della loro sensibilità e del loro spirito critico (musica, educazione artistica). Ci sarà la possibilità di una maggiore continuità didattica e di più classi a tempo pieno”. Quanto di vero c’è in questa affermazione?

“L’educazione fisica, la musica e l’educazione artistica sono discipline importanti, anche se spesso sottovalutate. L’educazione fisica ha bisogno di spazi attrezzati interni ed esterni, la musica di materiali audio e strumenti musicali, l’educazione artistica di materiali specifici e supporti tecnici. Le famiglie continuano a comprare il materiale di base pur essendo scuola dell’obbligo. La valenza pedagogica di queste discipline è indiscutibile, ma questa non è proprio una novità”.

Ad oggi, numerosi sono i dibattiti che si susseguono nelle varie città italiane. Ma di fatto, quanto sarà possibile, secondo lei, migliorare la condizione della scuola italiana? Per studenti e per docenti?

“I confronti sono sempre utili, anche se i dibattiti si susseguono senza risultati…. probabilmente hanno un effetto terapeutico: si parla tanto e ci si sente meglio. Una scuola di qualità passa attraverso una formazione seria, continua e obbligatoria dei docenti e attraverso il coinvolgimento responsabile delle famiglie. Il governo Renzi ha previsto un contentino economico per i docenti “più bravi.”…. nello stesso tempo taglia i fondi alle scuole per i progetti programmati nel piano dell’offerta formativa”.      

Cosa sarebbe veramente necessario per una Buona Scuola?

“Lei mi chiede cosa sarebbe veramente necessario per una buona scuola…Cominciamo dall’essenziale: ci vorrebbe più carta igienica, più carta scottex, più colori, più cartoncini, più materiali manipolativi…. e poi attrezzature e spazi per le attività sportive, strumenti musicali, nuove tecnologie, qualche esperto in lingue anche nelle scuole dell’infanzia, un mediatore famigliare e uno psicologo… giusto per non continuare ad essere una “scuola alla buona””.

In questi anni, la scuola sta cambiando… cosa salverebbe, cosa ritiene che dal passato pedagogico bisognerebbe rivalutare, e cosa, invece, ritiene sia il vero handicap della scuola italiana?

“Il passato pedagogico non è mai passato… molti studi contemporanei fanno riferimento ai grandi studiosi del passato e la pedagogia insieme alla psicologia dell’età evolutiva fa ricerca tenendo conto dei nuovi scenari sociali e delle varie e nuove difficoltà di apprendimento che emergono nella scuola. L’aspetto più evidente e nocivo è la fretta: la scuola ha fretta di sviluppare percorsi programmatici e la famiglia ha fretta di far acquisire tante abilità ai propri figli per essere più “competitivi” in una vita in cui tutto si fa di fretta. A tutto questo, spesso si aggiunge la mancanza di comunicazione e di relazione emotiva…. La dimostrazione? Si stanno già studiando i risultati degli studi sulle dipendenze da Internet, videogiochi e telefonini”.

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