Una Bari d’altri tempi…

[…le campane del convento presero a suonare. E con esse, ogni campana dentro le mura della città. … Il loro suono convulso, ripetitivo, ossessivo, pareva un segnale fuori dalle regole. … “I Saraceni! I Saraceni! Padri, scappate! Stanno arrivando gli Infedeli!”].
Queste sono solo le prime battute di “Il tredicesimo papiro”, ultimo lavoro letterario di Vito Antonio Loprieno, presentato nella serata di venerdì 6 dicembre presso la libreria Eleutera di Alina Laruccia con il dott. Domenico Resta. Dopo il grande successo di “Lorodipuglia”, Loprieno si appresta a sbalordire i suoi lettori e gli appassionati di scritti storici e misteriosi con queste sue nuove pagine, dove le vicende storiche rappresentano il motore delle vicissitudini dei personaggi raccontati. “Un racconto storico è possibile se si ama la storia” – aggiunge il dott. Resta, soffermandosi sul “lirismo eccezionale” che racchiude atmosfere e vicende narrate.

Un duro lavoro durato quattordici mesi ha interessato l’autore nella ricostruzione di un pezzo di storia della nostra terra sulla quale è stato diffcile e arduo raccogliere informazioni. Le vicende del romanzo trovano inizio nel 946, in un periodo in cui Bari era la Capitale dell’Impero, Tema di Longobardia, Lucania e Campania. [… Questa città è da sempre un crocevia importante per la civiltà. Da sempre qui coesistono popoli di origini diverse, Bizantini, Latini, Longobardi, Ebrei, Armeni, Arabi, Berberi. Religioni diverse. Interessi politici forti e contrastanti. Questa città è capitale dell’Impero in Occidente, ma si sente longobarda da sempre. …]. Una città ricca di cultura e di bellezze che accoglie all’interno delle sue mura degli enigmi a cui il novizio Leone si avvicina e ne resta intrappolato. Bari è nel frattempo attraversata da sentimenti di paura e terrore a causa delle continue scorrerie saracene e che rendono anche più profonde le lotta tra personalità e caratteri dominanti o anche le manifestazioni d’affetto che tempreranno gli animi, i sentimenti più autentici. Non mancano memorie di un folklore popolare ancora oggi vivo nelle nostre case.
Tutte, comunque, storie ricostruite e raccontate negli Annales Barenses frutto della ricerca attenta del giovane benedettino, Leone, a cui l’Abate Gerolamo guarda per tramandare la speranza di un sogno di salvezza e di vita eterna.