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Cultura

Trionfa il dialetto

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Il 23 agosto, in occasione della Giornata dei Migranti, l’Associazione Culturale “I Dìscjadìsce” ha messo in scena la sua nuova commedia dal titolo “Mènucce s’acchèse… fòrse”, patrocinata dal Comune di Turi, settore cultura.

La commedia illustra uno spaccato di vita popolare, in un contesto storico, gli anni ’70 in cui il nobile o ricco può contrarre il matrimonio, con una popolana, per via dell’emancipazione dei costumi. C’è, inizialmente, il tema del dolore: il ricordo dei figli che stanno lontano di cui parla a malincuore la nonna Jangelìne.

L’intreccio prosegue con un pettegolezzo tra le due comare e Jannìne, sull’amica di Menuccia che è uscita incinta senza aver contratto un legame matrimoniale, quindi, in modo disonorevole.

Alla fine, però, si scopre che è proprio Menuccia ad essere gravida.

Tanta è la disperazione dei genitori. Quando, poi, si scopre che il padre è il figlio del dottore, c’è la sofferenza legata al fatto che bisogna fare bella figura. Non c’è la dote. Si decide che si faranno i debiti “pùre pe chembarìje”, per dimostrare alla gente di essere all’altezza. Ci si affannerà per costruire la dote, anche con l’aiuto dei vicini.

La moglie del dottore vuole comprare il silenzio, ma, il dottore dimostra il rispetto della persona e che la felicità non si può comprare né distruggere. Una stretta di mano suggella il patto/contratto del matrimonio riparatore.

Si fa anche riferimento alla storia sociale del paese. Le grotte di Turi furono chiuse perché una perizia geologica valutò la difficoltà di entrarvi; alla Sala Giuseppina, aperta nel 1952 e chiusa nel 1967, dove si festeggiavano i matrimoni.

Prossimamente, uscirà il libro che affronterà anche diversi cenni storici sul matrimonio: la dote, l’origine dell’abito bianco, risalente al Romanticismo, i confetti ( la leggenda greca sul perché dentro vi sia la mandorla, simbolo di giovinezza impetuosa e amore immortale), le bomboniere e una chiacchierata con Rita Trifone, al cui matrimonio del 1957, risale la prima torta con panna che sia stata fatta mai a Turi.

Pasquale Del Re ha utilizzato la propria poesia dialettale “Ce bbèlla menònne”, dedicata a Menuccia e, quindi, simbolicamente ai nostri figli, per avvicinare al dialetto e alla tradizione i bambini.

Domande al presidente dell’associazione, nonché autore del testo e regista  Pasquale Del Re:

Chi sente l’esigenza di ringraziare? “Tutta la gente turese (le oltre mille persone che ci hanno raggiunto) e tutto il cast, dai protagonisti a coloro che sono stati vicini all’associazione. Sono onorato di tutta la gente che è venuta.”

Qual è l’invito che vuole fare all’Amministrazione Comunale?

“Faccio un invito personale, come ho già fatto la sera della rappresentazione, all’Amministrazione Comunale, nella persona del sindaco dott. Onofrio Resta e del delegato alla cultura, l’amico Antonio Tateo, di lavorare a livello politico, affinché, anche la nostra cittadina, che si sta sempre più allargando, possa avere una struttura adeguata per far teatro.

Noi crediamo in questo progetto; un progetto che va nella direzione della salvaguardia e della valorizzazione delle nostre radici, delle nostre tradizioni, della nostra storia sociale e politica. In questo caso, lo facciamo attraverso il dialetto. Noi ci proviamo, ogni volta, perché riteniamo che la nostra forza è soprattutto nei contenuti, nei messaggi che cerchiamo di far arrivare.”

Qual è il vostro sogno futuro?

“Il nostro desiderio rimane sempre quello di poter portare le nostre commedie in vernacolo turese in giro e, in particolar modo, a Lussemburgo, dove risiedono tantissimi turesi.

Gli interpreti: Tina Cervellera, Immacolata tutta pelliccia e senza peli, Anna Cipriani, Nonna Jangelìne, Fanio Coppi, Dott. Guarnieri, Giampiero Coppi, Martino, Mariangela Di Lauro, Comare Mariètte, Francesca Gentile, Comare Andonètte, Irene Mastronardi, Jannìne, Lilli Susca, la zia Vìatrice, Roberta Zita, Menuccia, Pasquale Del Re, Peppìne.

Gli elementi scenici della commedia sono stati curati da Alessandro Fabio Basile.

La fotografia è stata curata da Margherita Calefati, mentre, le musiche sono state selezionate da Angela Manzari.

Si ringraziano: Vito Gasparro per aver regalato i pannelli scenici e Valentina Pavone e Liana De Marco per la preziosa collaborazione.

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