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“Turi non merita un presente così indecoroso e offensivo”

muro pozzi 1

“Abbattere il muro per la parte necessaria al deposito della cisterna”. È questo il responso della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici giunto al Palazzo Municipale e che dovrebbe riaprire il cantiere di Largo Pozzi. Una risposta che ha diviso le coscienze cittadine facendo tirare un sospiro di sollievo in coloro che guardano al progetto e al completamento dello stesso, e incredulità in chi sostiene, persegue ed incentiva la valorizzazione storica della propria terra.

Tra queste voci, quella del prof. Osvaldo Buonaccino d’Addiego, da noi incontrato all’indomani della lettura della missiva giunta in Comune. “Come cittadino, docente di storia e cultore di storia locale ritengo solo che Turi, per la sua storia passata, gloriosa per i suoi uomini ed il loro attaccamento al territorio, non merita un presente così indecoroso e offensivo”.

“Il nostro sembra un paese fantasma, – prosegue amareggiato – abbandonato, dove puoi trovarti in mezzo ad una grande piazza centrale (Largo Pozzi) da tempo ricoperta di polvere e pietrisco senza che nessuno provveda a ripulirla, in attesa di chissà quale sentenza epocale; oppure vedi erbacce alte, lì dove ci dovrebbe essere decoro e verde; oppure ancora ti ritrovi in un cimitero dove c’è un muro caduto, chissà per colpa di chi, con le relative sepolture e si aspetta ancora di capire a chi spetti la sua ricostruzione; oppure ti va di percorrere una strada, sempre centrale del paese, e vedi le auto costrette a scansare un contatore dell’acquedotto, posto in mezzo alla carreggiata, perchè non si sa a chi spetta di spostarlo, visto che nel frattempo la strada è diventata suolo pubblico”.

“Se queste situazioni scandalizzano me, – aggiunge con una nota di disappunto il professore – come fa a tollerarle un assessore o un consigliere comunale, preposto a risolvere le grandi questioni come i piccoli problemi?”

“Senza dimenticare, – continua – infine, che Turi è anche il paese dove alcune opere pubbliche, costate un’ingente quantità di denaro pubblico, sono state abbattute (o lo saranno) ancora prima di essere inaugurate, perchè costruite su un terreno carsico oppure per neonati inesistenti; si tratta della stessa leggerezza e dabbenaggine dimostrata da chi ha deciso di scavare là dove non si doveva, esponendo Turi e i turesi ad una magra figura e a vivere, chissà per quanto tempo ancora, un vero incubo. E nessuno, ieri come oggi, pensa di chiamare alle proprie responsabilità, anche pecuniarie, chi si è reso responsabile di questo allegro uso delle finanze pubbliche”.

Tornando nello specifico alle vicende di Largo Pozzi, “ritengo che se i tecnici della Soprintendenza hanno dichiarato che una porzione di muro si può abbattere, ciò vuol dire che si può fare senza arrecare danno alcuno alle tracce del passato”.

“Circa la valorizzazione dell’area, – come dichiarato dallo stesso funzionario e dall’architetto Marmo in coda alla lettera – io sarei molto cauto e realista: se non ci sono soldi per un’operazione di maquillage dell’intera piazza, compreso l’abbattimento del cisternone esistente, è meglio rinviare il tutto ad altra data. Nel frattempo, s’inizi a ricercare i finanziamenti necessari, anche attingendo ai fondi europei, e ad elaborare un concorso di idee tra ingegneri e architetti, per far sì che la nuova piazza sia veramente simbolo di una Turi risvegliata e rinnovata”.

“Per concludere, mi permetto di fare un’ultima riflessione: Turi convive, da decenni, con numerosi problemi (alcuni citati in apertura) frutto di insensibilità, leggerezza, menefreghismo o improvvisazione di chi, chiamato dal consenso elettorale a risolvere quei problemi, ne ha favorito invece il suo incancrenirsi e consolidamento. Il mio auspicio è che il neo sindaco Resta (come ha già fatto con la nomina di esperti esterni) chiami attorno ad un tavolo assessori e semplici cittadini, rappresentanti delle associazioni e non, perchè insieme si provi a fronteggiare l’emergenza, attraverso l’elenco delle cose da fare (anche quelle piccole) e da seguire nella loro realizzazione: non possiamo più tollerare che si proceda allo stesso modo di ieri, visti i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che non ci fanno onore (dal momento che altri paesi a noi confinanti hanno saputo rinnovarsi ed ammodernarsi più e meglio di noi).

Solo così i nostri politici potranno risultare, finalmente, efficienti ed utili, ed una volta tanto interessati al bene collettivo piuttosto che “ad un esercizio dilettantesco che pretende di trarre la sua validità dal consenso elettorale ottenuto….funzionale alla conquista ulteriore di consenso elettorale” (dal discorso del Presidente Napolitano tenuto il 18 luglio 2012 all’Università La Sapienza di Roma)”.

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