PROVERBI: NA DìJE ACCHìJBBE E CHIòBBE
Dìsce u’ chelòmme alla fìche: rète me vìjne!
( A coloro i quali vantavano la loro giovinezza in presenza di anziani, questi ultimi ricordavano che, come i fichi seguono i fioroni nella maturazione, anche i giovani sarebbero diventati anziani)
U’ bongiòrne se vède dalla matìne
( Da come inizia la mattina, gli antichi intuivano come poteva essere il resto della giornata)
L’ àcque chiène chiène fòtte u’ vellène
( Una pioggerellina che cade lentamente finisce per danneggiare il contadino il quale, incurante di essa, continua a lavorare e a… bagnarsi)
Na dìje acchìjbbe e chiòbbe
( Un giorno trovai da lavorare e si mise a piovere. Serviva per spiegare la sfortuna dell’ interessato)
Longa vìja, longa bescìje
( Un fatto, nell ‘essere raccontato da una persona a tantissime altre, finisce per essere molto diverso dalla prima versione)
Fìle luènghe, maèstra pàcce
( Alcune maestre di cucito, a volte per sbrigarsi, lasciavano il filo per cucire molto lungo ma finivano per ‘impazzire’ a causa dei nodi che si creavano, rallentando il lavoro).
L’ òmene che la pèle, la fèmene che la checchiarèdde
( La moglie doveva aiutare il marito magari con dei lavori fisicamente meno impegnativi ).
La cère strùsce e la precessiòne nan camìne
( Ci sono eventi della vita che vanno come una processione: molto a rilento e non trovando mai una fine).
‘Ndo mùnne d’i cechète, cùdde che n’uècchie fèsce u’ sìneche
( Fra tanti ignoranti e incompetenti, colui il quale possiede un po’ di cultura e di competenza finisce per fare il sindaco ed avere potere su chi lo circonda).